mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La retromarcia di Renzi (non di Orfini…)
Pubblicato il 04-02-2017


Nell’intervista al Corriere Renzi ha messo il freno. Forse non sarà lui il prossimo presidente del Consiglio ma Gentiloni o Delrio, forse non si voterà a primavera, forse. Dipende. Lui ha sbagliato un rigore. L’ha tirato malissimo. Lo ammette. Un Renzi prudente e dialogante, che non smette però di essere Renzi. Quel paragone ricorrente col calcio non é certo un adeguato e necessario approfondimento post sconfitta. Servirebbe un di più di cultura, una maggiore propensione alla profondità (saggio consiglio di Veltroni), un linguaggio che fuoriesca da quello tipico dei social e di twitter. Pretendiamo troppo?

Ho l’impressione, e i dati di gradimento di Gentiloni, uniti alla marcata rentrée di D’Alema, lo confermano, che sia definitivamente tramontata la fase della rottamazione e anche quella della esigenza smasmodica del nuovo a tutti i costi, che prevedeva l’inesperienza come virtù e l’esperienza come difetto. Se diamo un’occhiata al Comune di Roma ci rendiamo conto di quanto possa costare la novità coniugata col dilettantismo. Ormai credo sia tornata la voglia di una classe politica capace e professionale. Renzi se ne rende conto? Spero di sì, anche perché difficilmente, dicono i sondaggi, il giovin signore fiorentino, verrà scalzato al prossimo congresso da un altro pretendente. E dunque sarà ancora lui a dare le carte. Quanto alle possibili primarie di coalizione non saprei nemmeno di quale utilità, anche ammesso che vengano rientrodotte le coalizioni nella legge elettorale, non é chiaro se Renzi voglia parteciparvi assieme a Pisapia e non so a chi altro. Tanto, per quel che valgono…

Quel che mi sfugge è la completa indifferenza a un modello elettorale. E’ evidente che tra il premio di lista e quello alle coalizioni esiste una distanza abissale, che porta come conseguenza un sistema politico differente. Il buon Orfini, forse nemmeno avvisato, resta fermo all’ultimo ordine di servizio e mette in guardia da una coalizione che metta insieme tutti, da Pisapia ad Alfano. Eppure Matteo II dovrebbe ricordare che se il Pd ha governato per quattro anni e, volendo, può governare anche il quinto, lo deve proprio a una coalizione, dove i voti di Alfano, di Scelta civica e nostri, sono stati determinanti al Senato. Solo attraverso una coalizione ampia il Pd potrebbe tornare a governare. Fatelo capire a Orfini. E ditegli che dopo Roma, grazie ai suoi saggi consigli, il suo partito rischia di perdere anche l’Italia.

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Commenti all'articolo
  1. Mi ritrovo abbastanza nelle parole del Direttore, quando dice “Ormai credo sia tornata la voglia di una classe politica capace e professionale”, nel senso che sembra esservi un qualche ritorno al passato, del quale manca tuttavia un pezzo importante, ossia la presenza di quei partiti identitari che preparavano e “selezionavano”, gradualmente, anno dopo anno, i propri rappresentanti, che acquisivano mano a mano “scuola” ed esperienza..

    Parlando poi delle “urne” politiche, il sistema delle preferenze legava l’eletto all’elettore, e ciò induceva maggiormente quest’ultimo a prender parte alla individuazione dei candidati, avvicinandolo di riflesso alla “vita politica”, anche perché vi era la sensazione di poter contare qualcosa, mentre oggi ci si sente di fatto ininfluenti rispetto alle scelte che sono prese in “alto”, e non a caso c’è una espressione di queste righe piuttosto illuminante “Tanto, per quel che valgono…”.

    Tutto questo per arrivare a dire che, senza offesa per nessuno, le sedi o circostanze dove ci si riunisce per prendere le decisioni vengono spesso viste come luoghi distanti ed “estranei”, che scoraggiano la partecipazione causa il fatto di non poter incidere in alcun modo, o quasi, su quanto verrà ivi stabilito, e questo non deve stupire o scandalizzare essendo la naturale conseguenza del processo di verticalizzazione che ha sostanzialmente affidato a pochi il percorso decisionale (volenti o nolenti, dobbiamo prenderne atto).

    La disaffezione nasce altresì dall’osservare che nelle mani dei “decisori” le “strategie” diventano talora “tattiche”, e viceversa, e possono inoltre cambiare per cause e fattori che a noi sfuggono, vedi i frequenti e poco comprensibili cambi di “marcia” sulla legge elettorale, che talvolta appaiono vere e proprie inversioni ad U, o retromarce, alimentando il già alto livello di sfiducia, e si spiegherebbe così il crescente numero di quanti guardano dal di fuori, cioè senza coinvolgersi più di tanto, come si muove un partito sull’una o altra questione, in vista di orientarvi o meno il proprio voto (voto divenuto generalmente più “mobile” rispetto ad una volta)..

    A fronte di questo “insieme”, io penso che se da un lato l’organizzazione di un partito ha perduto abbastanza peso rispetto ad un tempo, e ciò potrebbe essere la classica “scoperta dell’acqua calda”, assume d’altro canto sempre più rilevanza la capacità di avanzare proposte concrete per dar risposta e soluzione ai problemi dell’oggi – unitamente alla possibilità di farle conoscere – e davanti a buone proposte può nascere l’interesse dell’elettorato anche verso un partito “minore”, che in questo modo riuscirebbe a guadagnare consensi (io non so quanto sia letto l’Avanti, ma anche le sue pagine possono essere uno strumento piuttosto utile in tale direzione).

    Paolo B. 04.02.2017

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