sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Romania scende in piazza come nel 1989
Pubblicato il 03-02-2017


Romania_Politics_Protest-638x300-580x272In questi ultimi giorni in Romania sta avvenendo quello che i cronisti definiscono la più imponente manifestazione di protesta contro un governo dai tempi della rivoluzione del 1989. Quasi 300 mila persone stanno manifestando in queste ore a Bucarest e in altre città della Romania per protestare contro il governo di Sorin Grindeanu accusato di varare misure che vanificano la lotta alla corruzione dilagante nel Paese. Nella sola capitale Bucarest a scendere in piazza per il terzo giorno consecutivo sono stati in 80 mila, secondo stime della polizia. Nella capitale si sono registrati sporadici scontri e tafferugli tra dimostranti e polizia con un bilancio di almeno cinque feriti e una sessantina di arresti.
“I ladri lavorano la notte” si urla nei cortei, infatti la sera del 31 gennaio, il governo aveva infatti adottato una legge, emanata due giorni fa con decreto d’urgenza che depenalizza i reati di corruzione, uno dei problemi endemici della Romania, ponendo il limite di 44.000 euro al di sotto del quale il reato d’abuso di potere non si applica. Grazie a questo decreto il capo del partito socialdemocratico eviterebbe un processo per le accuse di aver creato posti di lavoro fittizi. Sorin Grindeanu ha cercato di giustificarsi, dicendo che pensava solo a ridurre il numero di detenuti nelle carceri, un’affermazione che sembra una scusa tanto che in un comunicato congiunto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il vicepresidente Frans Timmermans hanno espresso “viva preoccupazione” per quanto sta accadendo. Sei Paesi, tra cui Germania e Stati Uniti, hanno avvertito Bucarest che la misura minerebbe “la reputazione internazionale della Romania” e “la sua posizione nella Ue e nella Nato”. “Non capisco da cosa siano irritati i manifestanti”, è stato invece il commento di Grindeanu. Il ministro dello Sviluppo Economico, Florin Jianu, ha invece annunciato le sue dimissioni. “Non posso raccontare a mio figlio che sono stato un codardo e ho votato una cosa nella quale non credevo”.
Ad appena un mese dall’insediamento il nuovo esecutivo emette un decreto che depenalizza i casi di corruzione e tra i primi beneficiari del provvedimento c’è il leader dei socialdemocratici, Liviu Dragnea, sotto processo per un abuso di potere che ha arrecato allo Stato una perdita da 24 mila euro. “Non c’è nulla di segreto, illegale o immorale”, ha scritto su Facebook il ministro della Giustizia, Florin Iordache, poi autosospesosi.
Furono sempre scandali politici che innescarono le violente proteste iniziate nel 2012 e conclusesi con una vera e propria ‘Tangentopoli’ rumena che vide finire dietro le sbarre ministri, parlamentari, uomini d’affari e magistrati. E molte di queste persone potrebbero tornare presto in libertà proprio grazie al decreto del governo.

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