mercoledì, 28 giugno 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La scissione
Pubblicato il 17-02-2017


Ormai il dado é tratto. Il Rubicone pare varcato. Se tornano indietro ai dissidenti non resta che giocare a dadi. Nel mezzo della rottura non poteva mancare uno squarcio da commedia degli equivoci. Il fuorionda di Graziano Delrio che dichiara che i renziani (uso un eufemismo) non sono molto intelligenti. Non credo si riferisse a lui stesso, un renziano ritenuto da tutti doc. L’acqua passa inesorabile sotto i ponti e come diceva una vecchia massima cinese nessuno può fare il bagno nello stesso mare. Tuttavia raramente un partito politico é stato così dilaniato, lacerato, contestato. A tal punto che in diversi momenti maggioranza e opposizione parlamentare parevano convivere sotto lo stesso tetto.

Con l’intervista al Corriere di oggi Renzi dichiara che tra il congresso e la mediazione preferisce il congresso. E così i suoi oppositori hanno finalmente la strada aperta per la separazione, guidati da quel D’Alema che l’ha così attentamente preparata. In pochi come il Lider Massimo sanno sviluppare un’azione politica conseguente. Il suo obiettivo era colpire Renzi e fondare un altro partito. Ha capeggiato l’opposizione alla riforma costituzionale, si é gettato coraggiosamente nella mischia referendaria coi comitati del no, adesso ha indicato la via che i vari Bersani, Speranza, Emiliano e Rossi sono obbligati e seguire.

Resta una domanda sul dopo. Facile intuire che l’assemblea di sabato sarà all’insegna del dolore per la “necessaria dipartita” e poi non é chiaro se parteciperanno all’Assemblea nazionale per poi lasciarla con quel rituale abbandono che accompagna tutte le scissioni. E poi? Fonderanno un nuovo partito più a sinistra del Pd, si unificheranno con Sinistra italiana, tenteranno di agganciarsi a Pisapia? E se la legge elettorale prevederà il premio non più alla lista, ma alle coalizioni, dove si collocheranno? Tento di dare qualche risposta.

Se gli scissionisti fonderanno un nuovo partito in solitario penso che correrebbero il rischio di frammentare ulteriormente lo scenario politico italiano, col rischio di andare incontro a delusioni elettorali. Abbiamo a che fare con professionisti e dunque credo che il loro proposito non sia questo. Si porranno dunque alla ricerca di un nuovo rapporto con gli ex Sel e oggi Sinistra italiana ove sono confluiti i loro predecessori (Fassina, D’Attorre, non si capisce dove sia andato a finire Civati). Nel contempo, però, insistono a pronunciare il nome di Pisapia che con costoro ha rotto e che si prefigge (o prefiggeva?) di spostare una parte di ex Sel in un campo cosiddetto progressista alleato al Pd.

Come si può conciliare un’operazione che tende a far transitare oppositori di sinistra nel centro-sinistra con un’operazione per portare un pezzo del centro-sinistra a sinistra? Questo duplice e contrastante percorso si potrebbe incrociare nell’ambito di una coalizione (se la legge lo consentirà) dove all’attuale alleanza (Pd più Ncd più altri) si contrapponga la proposta di una nuova alleanza tra Pd e il nuovo partito Pisapia-D’Alema-Vendola. Vedo due obiettive difficoltà. La prima ë quella di convincere, dopo cinque anni di dura opposizione a Renzi, gli ex Sel e oggi Sinistra italiana a convergere, come avvenne nel 2013, in una coalizione ancora guidata o quanto meno egemonizzata dal Pd renziano. La seconda é ancora più pungente. E riguarda la possibilità che dopo una scissione, che produce sempre forti intossicazioni politiche e personali, gli scissionisti possano d’incanto ritrovare armonia con i vecchi compagni abbandonati. Non è mai accaduto. Chissà, forse in questo nuovo mondo, che non accada. E chissà che quel diavolo d’un D’Alema non abbia considerato il fatto che l’intero equilibrio si possa trovare solo con l’eliminazione (politica) di Renzi….

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Agli ex comunisti non è mai piaciuto mettere la propria faccia se non all’opposizione. Eccezzion fatta per D’Alema, sponsorizzato da un presidente Cossiga che tutto era meno che di sinistra. Un ruolo che ha cercato e voluto un progressista come Bettino, ma che ha pagato il prezzo del suo voler essere al posto di un Democristiano paravento naturale dei PCI PDS DS PD leggi Prodi/Letta/Renzi. Oggi questa mistificazione si scassa e proprio chi sa cosa significa governare evita di metterci la faccia in periodi come quelli odierni fatto di populisti di destra centro e di loro sinistra in cerca di autore, ma espertissimi di poltrone senatorie e camerali, che visto l’andazzo, è meglio frequentare dai banchi dell’opposizione.

  2. Difficile orientarsi in mezzo a tutte queste “turbolenze”, dove il vento sembra cambiare ogni giorno direzione, e c’è da chiedersi se avesse effettivamente ragione chi pensava che la Riforma costituzionale fosse soltanto un mezzo o una sorta di paravento per regolare questioni intestine, e viene pure da domandarsi se la conflittualità non dipenda tanto da differenti visioni politiche o programmatiche, come sarebbe naturale, ma sia piuttosto imputabile alla “scalata” verso posizioni alte e di potere.

    Le diatribe e conflittualità interne ad un partito potrebbero anche non interessare chi non ne fa parte, ma in questo caso si tratta del maggior “azionista” della maggioranza e le tensioni esistenti nel suo seno si riflettono inevitabilmente sulla vita del Paese, come è stato per la campagna referendaria, io ordine alla quale, per inciso, il prevalere dei NO avrebbe dovuto avere pesanti ricadute economiche mentre per il momento sembra non essere così (a smentita di quei pronostici)..

    Gli interrogativi di cui dicevo in premessa restano ovviamente senza risposta, e ognuno può darsela come crede, ma sta di fatto che, guardandoci intorno, pare ormai dilagare un sentimento di sfiducia verso i partiti e le istituzioni, salvo i cosiddetti “zoccoli duri”, sfiducia resa ancora più acuta dalla sensazione, convinzione, o rassegnazione, che col sistema maggioritario, unito al premio di maggioranza, una minoranza possa assumere le redini del Paese e deciderne le sorti.

    In una situazione di questo genere, dove i problemi del Paese sembrano quasi “accantonati”, non ci si può poi meravigliare se prendano campo e forza i populismi, e io mi chiedo se non sarebbe il caso che un partito “minore” – il quale non dovrebbe avere “ansie di potere”, o averle in misura più contenuta – anziché assistere da spettatore, in attesa di cosa decidono “i grandi”, prendesse invece l’iniziativa di avanzare proposte proprie sull’una o altra questione, ivi inclusa la legge elettorale (anche perché mi par di notare che più d’uno si stia ricredendo sul “maggioritario”).

    Paolo B. 18.02.2017.

Lascia un commento