lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La signora grandi firme
Pubblicato il 19-02-2017


 

La politica non pratica sconti.

Si può definire scissione, separazione, divorzio: quel che è certo che dopo 10 lunghi anni si è clamorosamente disvelato il gigantesco imbroglio che nella primavera del 2006 il suo ideatore, Walter Veltroni propinò, determinando, in nome di una supposta vocazione maggioritaria del neonato Pd, la definitiva devastazione del campo riformista, in applicazione del più stravagante disegno politico del secolo scorso, prospettato da Enrico Berlinguer,ancora oggi considerato dai postcomunisti alla stregua di un grande stratega.

Qualcuno, a ragione, all’epoca, definì la nascita del Pd “Il compromesso storico bonsai”, funzionale prima di tutto a cancellare i socialisti dal campo della sinistra.

Operazione fortunatamente non riuscita.

A sostegno dell’ircocervo berlinguerveltroniano venne in soccorso, neanche a dirlo, Eugenio Scalfari con la corazzata mediatica del giornale da lui fondato che oggi, non volendosi rassegnare al fallimento dell’operazione, suggerisce un improbabile repechage dell’ex sindaco di Roma per salvare capra e cavoli. Molesta senectute.

Tra i discepoli del fondatore di Repubblica si è segnalata Conchita De Gregorio, espressione plastica di quel mondo radical-chic zeppo di presunte grandi firme del giornalismo italiano, che ha accompagnato con entusiasmo la creatura veltroniana divenendo persino direttore de L’Unità, riuscendo peraltro nell’impresa di condurre il quotidiano alla chiusura.

Naturalmente la signora è caduta con il paracadute fornito dalla Rai e da Repubblica, ambiti dai quali la mestrina ha seguitato a propinare le sue oniriche interpretazioni della società e della politica italiana.

L’ultima nefandezza l’ha compiuta nell’ultimo pezzo confezionato per l’edizione di domenica 19 febbraio in cui ha raccontato, con tanto di grafica, quella che ha definito “la nebulosa della sinistra”, una narrazione che per carità di patria ci si può limitare a definire mendace, faziosa e becera.

Forse è il caso di consigliare alla signora a documentarsi un po’meglio, invitandola pubblicamente a seguire l’imminente Congresso straordinario del Psi allo scopo di rendersi edotta da dove può riprendere il cammino la sinistra riformista italiana, depurata da malcelate nostalgie e da velleitarie fughe in avanti che qualcuno ancora oggi si ostina  a definire “sogni”.

Emanuele Pecheux

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