giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le buone ragioni di una Amnistia finanziaria
Pubblicato il 24-02-2017


Le ragioni di questa riflessione riguardano una decisione che è nelle facoltà della Banca d’Italia, la quale può innescare la marcia della “fiducia” tra gli istituti di credito e i correntisti con un tratto di penna vietando, nel rispetto della privacy, lo scambio dei nominativi segnalati alla Centrale rischi. Una penna che BankItalia peraltro non usa da tempo vista la gran parte di lavoro demandata alla Banca Centrale e all’Europa.
Viviamo in una società liquida dove diminuisce il lavoro dipendente e cresce quello autonomo, con rischio maggiore per lo Stato di incassare le imposte. L’escalation della “Centrale rischi” che vede il suo massimo splendore a cavallo dell’anno 2010 quando in piena crisi, aziende, famiglie e cittadini, si sono trovati nell’impossibilità di restituire i prestiti. Le banche in quel momento ne hanno approfittato applicando interessi fuori legge, e gli amici degli amici si sono riempiti le tasche con i proventi della disperazione dei poveracci, – grazie alla complicità di funzionari che gli prestavano soldi a manetta -, il sistema è andato in frantumi. Oggi una Amnistia finanziaria che comprenda la cancellazione dei segnalati alla Centrale rischi, durante gli anni della crisi, è indispensabile per evitare il lavoro – nero; lavori ai limiti della legalità; essere costretti a prostituirsi (vedi Grecia) cancellando l’ultimo briciolo di dignità rimasta; farsi corrompere da un sistema che sembra impazzito; essere costretti per necessità perfino a diventare “disonesti” con il prossimo.
Dimentico qualcosa nel descrivere l’ultima frontiera della disperazione del lavoro?
O vogliamo tornare a prostrarci come schiavi e imitare gli esempi che ci vengono dalla sponda opposta del mare Mediterraneo? Ci stiamo forse piegando a questo schiavismo di ultima generazione dove sembra ci vogliano ghettizzare? Se così non è, che le istituzioni diano un segno di apertura a partire dal lavoro, quel lavoro che i segnalati alla Centrale rischi, una volta cancellata, si possono reinventarsi dentro la società liquida di cui accennavo all’inizio. Della Amnistia finanziaria poi se ne avvantaggerebbero per prime le stesse banche, ne guadagnerebbe il fisco e i cittadini che avrebbero la possibilità di lavorare in maniera regolare, tornerebbe a risplendere l’etica e la morale. Ma non vedete come si sta inasprendo la società civile che mostra la “violenza” crescente dell’uomo?
Il lavoro è il primo punto della nostra Costituzione, e non dobbiamo avere il timore di pronunciare parole come Patria, lavoro e famiglia solo perché le ha dette – qualcun altro. Le famiglie vanno riunite per tornare ad educare i figli, la Patria è la casa comune che dobbiamo difendere da possibili invasioni, il lavoro è dignità oltre ad essere il pilastro portante di ogni bene. Oggi viviamo una situazione che sembra essere sfuggita di mano perché non c’è più famiglia, lo Stato viene dileggiato per precise responsabilità della politica, e la mancanza di lavoro spinge l’uomo verso l’illegalità. La società che ha spostato il suo baricentro dall’economia alla finanza ha favorito i finanzieri, i quali da questo caos ne traggono solo vantaggi: Decreto Salva Banche docet! Ora mi chiedo, perché non cambiare rotta prima che la nave affondi? É certo che così come siamo messi adesso affoghiamo! L’acqua, per non dire altro, è già arrivata pari alla nostra bocca e già annaspiamo, sia in Italia che in Europa. Eppure questo è un momento dove chi governa con poco può prendere molto, approfittare di questa – se pur infausta – occasione mi sembra una opportunità per le persone lungimiranti. Non rendersi conto dell’incombere della deriva sociale sarebbe drammatico per il Paese. Dunque, il lavoro. Quel lavoro che solo una ritrovata fiducia tra cittadini e banche può dare il calcio di inizio ad un nuovo domani. Una Amnistia finanziaria segnerebbe l’inizio di un moderno campionato dove ogni istituto di credito sarà libero di scegliere i propri giocatori (clienti), così come i giocatori potranno scegliere la squadra (la banca) con cui giocare. Che la Banca d’Italia sia promotrice e arbitro di questa Amnistia finanziaria utile a giocare una partita che vedrà vincente soprattutto il lavoro, e il Paese.

Angelo Santoro

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