martedì, 30 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale in commissione. Ma la quadra non c’è
Pubblicato il 09-02-2017


Sebbene ufficialmente il calendario dei lavori della Camera preveda che la riforma della legge  elettorale approdi in Aula lunedì 27 febbraio, mai come in questo momento appare alquanto improbabile il rispetto della  tabella di marcia. È vero che oggi la commissione Affari  costituzionali ha avviato formalmente l’iter, con la relazione del presidente e l’incardinamento delle 18 diverse proposte di legge finora presentate, ma è altrettanto vero che tutto resterà ufficialmente congelato fino alle motivazioni della  sentenza della Consulta sull’Italicum.

Il vero nodo adesso è rappresentato dalle  mosse di Matteo Renzi, che dovrebbe sciogliere la riserva sul da farsi alla Direzione di lunedì. Finché, ragionano i componenti dei vari schieramenti politici in commissione Affari  costituzionali, compresi gli stessi deputati del Pd, non  saranno chiare le sorti del partito e del suo segretario, con le possibili dimissioni e l’apertura della fase congressuale,  nulla si muoverà e nessuna trattativa concreta sulla futura legge elettorale potrà arrivare alla quadra. E’ questo il senso dei vari conciliaboli in Transatlantico e nei corridoi del palazzo. “Il documento dei 40 senatori del Pd – osserva un  parlamentare dem – ha messo la pietra tombale sul voto a giugno e ha aperto di fatto il congresso. Renzi sa che al Senato non ha più la maggioranza del gruppo e con quei numeri non si può permettere di portare avanti alcuna proposta sulla legge elettorale, andrebbe in minoranza”, tira le somme la stessa fonte. Insomma, finché non si conosceranno i nuovi equilibri di forza nel Pd, è la convinzione di un esponente di spicco di Forza Italia, la legge elettorale resterà nel congelatore. Questo perché, spiega un deputato di Area popolare, “le  posizioni sul modello di voto all’interno dello stesso Pd sono  molto diverse e prevarrà la linea dell’area che vincerà il congresso”. E un verdiniano chiosa: “Nel pieno della campagna congressuale per conquistarsi lo scettro del Pd si potranno mai  mettere d’accordo le varie anime dem su quale legge elettorale  fare?”.

Al momento solo M5S, Lega e Fratelli d’Italia continuano ad invocare il voto subito. Lo ribadisce anche oggi Beppe Grillo che, in un post in cui attacca governo, Pd e parlamento, chiosa: “bisogna approvare la legge elettorale e andare a votare”. Di tutt’altro avviso la presidente della Camera, Laura Boldrini: “La legge elettorale è importante, ma il Paese lo è di più. Credo sia deludente andare a votare senza aver approvato quello che io chiamo il ‘pacchetto diritti'”. Anche per Massimo D’Alema non c’è alcuna fretta, anzi sarebbe disastroso un ritorno anticipato alle urne. Quanto alla legge elettorale, “il Pd ne ha proposto cinque diverse. E non è la minoranza che rompe le scatole. Lo scontro più aspro è quello che divide l’idea di Franceschini di un premio alle coalizioni e quella di Orfini che lo vuole alla lista”. Per l’ex premier “occorre una legge che offra una chance di governabilità, con un premio ragionevole, alla lista che arriva prima. Ma i capolista bloccati vanno aboliti”.

Il candidato alla segreteria, Roberto Speranza, incontrando altri parlamentari della minoranza dem, ha detto: “Siamo aperti a discutere di coalizione per ricostruire il centrosinistra”. Ma vanno “eliminati i capolista bloccati”. Per Maurizio Lupi “con questa legge elettorale, in questo  momento, la cosa certa è che Area Popolare si presenta da sola”. Tuttavia, per Ap “il premio alla coalizione è meglio del premio alla lista semplicemente perché in questi mesi abbiamo visto finzioni assurde, meglio essere diretti. Ad esempio il listone unico che vogliono fare Salvini e la Meloni, non è meglio fare una coalizione a quel punto? Sbarramento al 3% in entrambe le Camere”. Forza Italia presenterà un suo  testo dopo le motivazioni della Consulta, ma la linea del non voto è già chiara. E oggi, Renato Brunetta ha anticipato i capisaldi della proposta azzurra: sistema a base proporzionale, no al ballottaggio, premio di maggioranza che scatta dal 40% in su e su base nazionale sia alla Camera che al Senato, soglie di sbarramento omologhe per entrambi i rami del Parlamento, capilista bloccati anche a palazzo Madama, no preferenze ma collegi uninominali sul modello del Provincellum: “Abbiamo 12 mesi di tempo perché la legislatura finisce a febbraio del 2018”, ha concluso.

Sinistra Italiana “pensa che sia necessaria una legge di impianto proporzionale che metta al centro il tema della rappresentanza, in equilibrio con il principio di governabilità, e che si eliminino definitivamente i capilista bloccati. Perché non si può arrivare all’ennesimo Parlamento con il 75% di deputati nominati”, ha spiegato il capogruppo Arturo Scotto.

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