lunedì, 27 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

NODI DA SCIOGLIERE
Pubblicato il 08-02-2017


Consultazioni-Camera“Secondo me bisogna sciogliere il nodo della data del referendum e allo stesso tempo capire l’evoluzione della legge elettorale, in questo ordine”. Lo ha affermato il segretario del Psi e Riccardo Nencini, a margine della conferenza di organizzazione della Feneal-Uil. Il referendum in questione è quello promosso dalla Cgil sul lavoro (voucher e appalti). Nencini ha anche escluso che il codice degli appalti possa essere “l’attaccapanni giuridico” attraverso il quale veicolare modifiche sugli appalti, nella direzione richiesta dal sindacato. “Si tratta di fattispecie diverse” ha aggiunto. E sulla legge elettorale Nencini ha aggiunto che “i Socialisti non cambiano spalla al fucile. La strada maestra è un crono-programma così fatto: la maggioranza che sostiene il governo, che è la stessa che sosteneva il governo Renzi, si mette attorno a un tavolo. Anche perché è la stessa coalizione che presumibilmente si presenta alle prossime elezioni con una voce sola agli italiani. Stabilisce come primo passaggio che legge elettorale fare. Secondo, la proposta viene presentata all’intero arco delle forze parlamentari perché le leggi elettorali sono leggi regola, e quindi non devono avere una maggioranza e una minoranza precostituita. Terzo a quel tavolo che sostiene la coalizione si fissa anche un progetto per l’Italia”.

Legge elettorale e durata del governo sono ormai al centro del dibattito politico e stanno diventando una spada di Damocle per l’esecutivo costantemente sotto la minaccia degli umori di chi vorrebbe accelerare la strada verso le urne. A farne le spese il Pd, diviso su posizioni difficilmente conciliabili su diversi fronti. Dalla data del voto, alla legge elettorale al Congresso, solo per citare i temi di maggiore attrito. Insomma nel Pd si cerca la quadratura in vista della direzione del 13 febbraio. A rompere gli indugi e a sposare la testi del “lunga vita al governo Gentiloni” è l’ex segretario del Pd Bersani che nel dibattito interno al suo partito su Congresso e elezioni chiede chiarezza da parte di tutti. “E’ ora che tutti, dico tutti, dicano parole chiare: io sono per il voto nel 2018, perché il governo governi e da qui a giugno si faccia la legge elettorale e a giugno il congresso. Altrimenti – ha aggiunto – se non rimettiamo i piedi a terra, i cittadini non capiscono e andiamo nei guai non solo politici ma anche economici e sociali”. Quanto alla legge elettorale, per Bersani vanno tolti i capilista bloccati. “Io voglio sapere che ne pensa Renzi e che ne pensa Franceschini. Dalla data del voto tutto discende”, insiste Bersani che alla domande su un asse Franceschini-Orlando si indigna. E mentre i centristi, come afferma in una nota il segretario Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, “passata l’euforia immotivata per il voto anticipato è essenziale ora mettersi al lavoro per individuare correzioni equilibrate alla legge Elettorale” cercando una “convergenza in Parlamento su un sistema proporzionale”, Forza Italia ancora non si pronuncia e attente la sentenza della Corte per scoprire le proprie carte.

Ginevra Matiz

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Commenti all'articolo
  1. Così, di primo acchito, l’idea che debba essere la coalizione oggigiorno di maggioranza, sostenitrice del Governo in carica, a formulare una proposta di legge elettorale, mi lascia abbastanza perplesso, in primo luogo perché ho sempre sentito dire che le “leggi regola”, com’è appunto questa, sono materia di competenza parlamentare – e quindi non devono avere una maggioranza e una minoranza precostituita, come leggiamo in questo articolo – .dal che dovrebbe discendere che ciascuna forza ivi rappresentata si trovi a poter avanzare le proprie proposte in merito, che diverranno poi oggetto di confronto e discussione comune (nell’intero arco delle forze parlamentari).

    La seconda ragione di perplessità deriva dal fatto che l’apparente abdicare ad una propria proposta depone sovente per mancanza di iniziativa, o venir inteso come tale, il che poco si addice ad un partito che voglia conservare margini di autonomia, al di là delle attuali dimensioni, e non a caso qui leggiamo del Segretario di un partito cosiddetto “minore” che si esprime apertamente per il sistema proporzionale, e lascia altresì intendere, in maniera a mio avviso abbastanza chiara, la contrarietà al voto anticipato, con ciò assumendo in entrambi i casi una propria ed esplicita posizione.

    A meno che dietro al voler muoversi come coalizione – la stessa “che presumibilmente si presenta alle prossime elezioni con una voce sola agli italiani”, mutuando sempre un passaggio dell’articolo – non possa intravedersi una sostanziale propensione a confluire alla fine in una unica formazione o soggetto politico, o semmai la “rassegnazione” a dover comunque arrivare a farlo. Da ultimo, pensavo francamente che la coalizione che ci sta guidando il Paese avesse già “ un progetto per l’Italia”, senza aver bisogno di un “tavolo” per arrivare a fissarlo.

    Paolo B. 09.02.2017

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