lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Europa nel limbo
– Il Quotidiano Nazionale – Claudio Martelli
Pubblicato il 08-02-2017


Nella vita di ciascuno e in quella dei popoli capita di ringraziare il cielo per una disavventura che si rivela benefica. Purtroppo succede anche che una speranza esaudita si rigiri in una grande delusione. Temo che il Trattato di Maastricht appartenga al secondo caso. Tra quanti lo accolsero con entusiasmo spiccava la Lega Nord che poche settimane dopo avrebbe conquistato il centro della scena con una spettacolare avanzata elettorale. Quella della Lega non era un’infatuazione, era l’essenza della sua vocazione e del suo programma, pronta com’era a secedere dall’Italia pur di raggiungere l’Europa e magari fondersi con la Baviera. Quant’acqua è passata lungo il Po! Oggi la stessa Lega fattasi nazionalista vuol portare tutta l’Italia fuori dall’euro!  Di tutt’altro avviso Bettino Craxi, che profetizzò: «Si parla dell’Europa come di un paradiso terrestre: ci arriveremo al paradiso .. nella migliore delle ipotesi sarà un limbo, nella peggiore un inferno».

Ancor più pessimista Raul Gardini ancora a capo dell’impero Ferruzzi e Montedison immaginava: «Verranno giù, qui, nella nostra pianura, i carolingi con le loro merci, le loro banche, il loro ordine teutonico e per noi non ce ne sarà più per nessuno». Ma Craxi e Gardini erano voci fuori del coro. Gli altri politici e gli altri industriali ancorché spaventati non fiatarono riserve né richieste di rinvii. Alcuni, allineati con Guido Carli, scommisero che i nuovi vincoli europei avrebbero costretto l’Italia a riformarsi, a mettere in regola bilanci e comportamenti. «Bisogna rifare lo Stato da cima a fondo», tuonava Cesare Romiti. Gli stessi e altri scommettevano di far tornare i conti approfittando dell’ondata di liberalizzazioni e di privatizzazioni in arrivo. Cosa che puntualmente avvenne. A spese dello Stato che non fu rifatto, ma spogliato.

Intendiamoci, l’Unione era e rimane necessaria perché è la sola possibilità per le nazioni europee di reggere nella globalizzazione la competizione con giganti continentali come gli Usa, la Cina, l’India. Ma il modo sin qui seguito, con e soprattutto dopo Maastricht, ha provocato un inferno di squilibri, accentuato diseguaglianze, imposto minacciosi deficit democratici. Maastricht fu pensata in fretta dopo il crollo dei muri e a cavallo dell’unificazione tedesca per assecondarla, diluendone l’immane potenza nell’unità europea. Si sarebbe dovuto cominciare dall’unione politica – frontiere, difesa, politica estera comuni – invece si cominciò dai mercati, dalla moneta e da uno smisurato allargamento. Il risultato è il limbo previsto da Craxi: le nazioni hanno perso la vecchia sovranità, l’Europa non ne ha costituita una nuova. Il vuoto non è stato colmato dall’ipertrofia burocratica e delle regole che, anzi, hanno disaffezionato e alienato l’Europa dai suoi popoli. Alla fine se n’è avvantaggiata la nazione più forte, ma un’Europa tedesca è proprio ciò che Mitterrand paventava e che anche Kohl voleva evitare. Quando un disegno devia dalla traiettoria originaria bisogna tornare alle origini e riplasmare il disegno.

Claudio Martelli

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento