lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Libia. L’Italia passa in secondo piano per la Russia
Pubblicato il 21-02-2017


russia_putin_libia.jpg--La crisi libica a distanza di sei anni è ancora punto e a capo, ma stavolta a dirigere i piani potrebbe essere il Cremlino. Ieri un “convoglio” di auto del premier libico Fayez Al Sarraj è rimasto coinvolto in una sparatoria a Tripoli che ha causato il ferimento di due guardie del corpo. Poche ore prima di finire sotto il fuoco dei miliziani probabilmente fedeli a Ghwell, però Al Serraj aveva preso pubblicamente atto dell’impossibilità di arrivare a un accordo con il generale Haftar in un’intervista alla Reuters, nella quale ha ammesso il sostanziale fallimento dei colloqui del Cairo. Nella capitale egiziana, ha affermato, “non si è raggiunto un accordo perché sfortunatamente l’altra parte in causa (il generale Haftar, ndr) rifiuta ostinatamente il dialogo”. Per questo motivo, secondo Al Serraj sarebbe auspicabile un intervento della Russia nelle vicende libiche e, in particolare, sarebbe utile che Mosca fungesse da intermediaria tra lui e Haftar prendendo direttamente in mano le redini del processo di pace.
La Russia plaude e si rimette in prima linea. Mosca non ha mai nascosto né le sue intenzioni in Medioriente, né le sue mire per quanto riguarda i giacimenti petroliferi. Il gigante russo del petrolio Rosneft e l’ente petrolifero libico National Oil Corporation (Noc) hanno siglato un accordo di cooperazione che “getta le basi per gli investimenti della Rosneft nel settore petrolifero libico”: lo scrive oggi la Tass citando la società libica. L’intesa è stata firmata ieri dal presidente di Noc Mustafa Sanalla e da quello di Rosneft Igor Sechin a margine della Settimana internazionale del petrolio a Londra.
La notizia ha lasciato l’Italia con l’amaro in bocca, ma Roma ha voluto comunque ribadire la sua vicinanza e supporto a Tripoli. “La Libia è la nostra priorità”. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in una conferenza stampa alla Farnesina con il collega saudita Adel Al Jubeir. Sulla questione libica, ha aggiunto Alfano, “abbiamo condiviso visioni, rapporti e abbiamo anche valutato quanto sia importante questa nostra collaborazione” con l’Arabia Saudita. Proprio l’Arabia Saudita è sempre più irritata dall’espansione russa sul greggio: Mosca torna sul podio dei produttori mondiali di petrolio, un titolo che viene strappato all’Arabia Saudita.
Tornando alla Libia, poche ore fa il capo di Stato maggiore, generale Claudio Graziano, ha elogiato le missioni all’estero dell’Italia e per quanto riguarda la Libia “a terra siamo impegnati con circa 300 uomini, è un messaggio di sostegno alla Libia, e quindi contribuisce alla stabilità del Paese. E, indirettamente, aiuta anche nella lotta contro il terrorismo”. E per quanto riguarda invece lo schieramento di un contingente sul territorio ha affermato: “Noi siamo pronti ma la precondizione è la richiesta libica. La Libia è una priorità dell’Italia”.
Ma il Governo di Accordo Nazionale libico sembra voler chiedere di più e intanto ha iniziato a volgere lo sguardo verso la protezione di Mosca. Anche perché crescono i timori per le mire dei Paesi confinanti.
Ieri a Tunisi i ministri degli esteri di Tunisia, Algeria ed Egitto si sono incontrati per fare il punto sui risultati raggiunti e i contatti stabiliti dai tre Paesi con le parti libiche. Il meeting di Tunisi conferma che l’Egitto, che non ha mai nascosto il suo appoggio ad Haftar, ambisce ad assumere un ruolo guida nella soluzione dei problemi del Paese confinante prima che uno stato di guerra civile permanente minacci di diffondere le sue tossine politiche e religiose in tutto lo scacchiere nordafricano.

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