martedì, 28 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Luci della Ribalta per la prima volta al teatro. Riso e commozione
Pubblicato il 01-02-2017


DSC_6854Luci della Ribalta è un memorabile film del 1952 che fu scritto, diretto ed interpretato da Charlie Chaplin. Fu l’ultimo film che il grande comico girò negli Stati Uniti, visto che da lì a poco sarebbe emigrato in Inghilterra perché sospettato di essere una spia comunista. Oggi è possibile rivedere questo spettacolo in una originale versione teatrale. Infatti, dopo alcuni anni di trattative, Antonio Salines ha ottenuto dalla famiglia Chaplin i diritti teatrali di quello che forse è stato il film più famoso di Charlie Chaplin e, certamente, il suo testamento spirituale.

Come tutti sanno la trama narra di un clown un tempo famoso ed ora in declino, Calvero, e del suo incontro con una bella e sfortunata ballerina, Teresa. Rimasta orfana, con la sorella prostituta, Teresa ha perso la fiducia nella vita e tenta il suicidio. Calvero le salva la vita e, accogliendola in casa con pazienza e dedizione, riesce ad infonderle fiducia e restituirle l’uso delle gambe. Calvero diventa il mentore di Teresa e nel far ciò ritrova egli stesso una ragione di vita. Teresa sboccerà come un fiore in primavera e tornerà al successo e anche Calvero, dopo tante vicissitudini, tornerà in qualche modo a calcare le luci della ribalta. Lei si innamorerà di lui e quel sentimento non nascerà dalla riconoscenza, sarà amore vero. Ma Calvero, consapevole di essere troppo vecchio per Teresa, proverà a dirottare il suo amore…

Nell’allestimento in due atti al Teatro Quirino di Roma ritroviamo le musiche originali del film, quelle per le quali nel 1972, quando il film fu in pratica realmente proiettato negli USA, ben venti anni dopo la sua uscita, Charlie Chaplin vinse il premio Oscar. Il film è stato portato a teatro in maniera fedele e creativa, grazie anche all’adattamento di Eleonora Zacchi e vi troviamo anche la celeberrima scena finale del “concertino comico” tra Charlie Chaplin e Buster Keaton.

Al Quirino la regia è magistrale ed il cast è eccellente: Antonio Salines nei panni di Calvero ci restituisce con fedeltà l’amara tristezza della vecchiaia ma anche la bontà d’animo del personaggio, portando il pubblico alla commozione; la brava Marianella Bargilli interpreta dolcemente Teresa, conferendole una rara umanità; Luigi Biava si cala con eleganza nei panni di Neville, il giovane compositore e pianista pieno di attenzioni per Teresa. Nel complesso tutti e sette gli attori presenti sulla scena offrono allo spettatore una buona performance.

Come spiega il regista Giuseppe Emiliani: “Mi affascina l’idea di mettere in scena, per la prima volta in teatro, quest’opera di Chaplin. Mi emoziona l’idea di offrire l’opportunità al pubblico di rivedere a teatro una vicenda che appartiene all’immaginario collettivo. Ho la sensazione che oggi gli spettatori abbiano il desiderio di lasciarsi accompagnare da storie capaci di emozionare e, perché no, commuovere”.DSC_6886

La storia in sé è davvero ricca di motivi che non hanno età: l’amore, le delusioni, la paura di non farcela, la voglia di riscatto, il desiderio di realizzare i sogni, lo sforzo di trovare un senso positivo all’esistenza e soprattutto il grande amore per il teatro che riesce a dare colore al grigiore della realtà.

Come nelle intenzioni del regista, il pubblico si trova ad assistere ad uno spettacolo che, sia drammaturgicamente che visivamente, ha un vivace montaggio cinematografico. È come vedere una vecchia pellicola in bianco e nero in cui inaspettatamente irrompono, all’improvviso, il colore del teatro e le luci della ribalta. E tutto, quasi per magia, si trasforma: la realtà riscopre la poesia, il divertimento, la leggerezza. La scene, curate da Federico Cautero, sono molto articolate e, grazie ad una fine tecnica di molteplice schermatura della scena, consentono allo spettatore di passare dal grigio cinema muto al colore del teatro. Bellissimi i costumi di Chiara Aversano: memorabili soprattutto il variopinto costume da clown di Calvero e l’abito rosso da ballerina di Teresa indossati nelle scene finali, adatti più che mai ad immergere lo spettatore in uno contesto davvero poetico e commovente. Come indica ancora il regista Emiliani: “Quando sulla ribalta si spegneranno le luci sull’ultimo ballo di Teresa restituita alla vita e all’arte da un atto d’amore puro e generoso di Calvero, resterà la sensazione forte che la fantasia il più grande giocattolo della felicità. Solo l’immaginazione e la fantasia creatrice accendono il desiderio e restituiscono il senso della vita, alimentano il fuoco sotto la cenere. Perché, in fondo, pur nelle angosce e le difficoltà del quotidiano, quando ogni speranza sembra solo una remota possibilità, un irraggiungibile approdo, la fantasia, ci offre la consapevolezza che “nulla finisce, cambia soltanto” . Non resta che esserne consapevoli e non smettere di credere che la vita possa sorprenderci ancora. Per una nuova, lucente, ennesima ribalta”.

Uno spettacolo comico dal sapore amaro, introspettivo, poetico, commovente, molto curato su tutti i fronti, autentico evento culturale-teatrale e meta-cinematografico, originale ed al tempo stesso ricco di messaggi tuttora molto contemporanei. Per aiutarci a sognare, a ritrovare fiducia in se stessi e, soprattutto, ricordarci che la vita è desiderio. Ottimo riscontro alla prima. Repliche al Teatro Quirino fino al 12 febbraio.

Al. Sia.

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