mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma quale libertà di stampa. La censura è ormai diffusa
Pubblicato il 10-02-2017


C’è un piccolo quotidiano (la testata è “La Verità”) che sta facendo ogni giorno scuola di giornalismo, con le sue inchieste, i corsivi, i colpi di spillo, le piccole campagne che conduce, senza timori reverenziali, senza conformismi, senza appiattimenti sui potenti di tutte le parrocchie. Non importa qui discutere sulla linea politica (che si può o meno condividere). A me interessa in questa sede sottolineare il coraggio di un giornale che affronta senza veli  qualsiasi argomento,senza imporre ai propri redattori, collaboratori, opinionisti, tagli o articoli e inchieste addomesticate, con la “raccomandazione “di non toccare questo o quell’argomento, questo o quel nome ,come avviene ormai da tempo con grandi e piccoli giornali ,compresi quelli online. Censure su censure,imposte,suggerite,nascoste,ispirate . Proprio quei giornali che vendono la loro merce (che poi risulta avariata) si riempiono la bocca di libertà di stampa,di essere liberi,eccetera,eccetera. Come osservava Leonardo Sciascia ,nel “Giorno della civetta”,gli uomini si distinguono in cinque categorie (uomini,mezzi uomini,ominicchi, piglianculo e quaquaraqua ) .Ma i veri uomini sono pochissimi,sempre più una rarità .Basterebbe però (lo dice sempre il grande scrittore siciliano) che la maggioranza fosse costituita da “mezziuomini”. Purtroppo a dominare sono le altre tre categorie . E’ una metafora suggestiva questa che fa riflettere e fa capire molte cose , a cominciare da molte parole ed espressioni, coltivate anche nella redazione di “Formiche”(giornale online e rivista ),che conta su numerosi intellettuali ,un direttore giornalista e un intellettuale,che da qualche tempo fa anche il consigliere della Rai . Non potrò raccontarvi in questa sede il cumulo di censure praticate,suggerite,perché rischierei una querela,senza elencare prove e documenti . Ne parlo solo per dare un’idea di quello che può fare una “formica” inserita nel complesso scenario dei media. Provate a immaginare che cosa può fare ( e che fa) la grande stampa e mi riferisco ,in particolare,ai giornali nazionali,con i rispettivi megafoni on line ?  Non basta stupirsi di quell’immondezzaio del web,dove ognuno può scrivere ciò che vuole,spargendo falsità e calunnie su tutto e tutti, Qualche giorno fa nella sede della Fieg (la Federazione editori giornali) si è svolto un interessante confronto fra il presidente degli editori,il direttore del “Corriere della Sera”,il Garante Petruzzella e alcuni esperti di pubblicità e comunicazione. Il risultato ci è sembrato scontato: è necessario dire basta con la rete anarchica,senza alcun controllo. I tempi sono cioè maturi per un intervento pubblico,senza che questo debba configurarsi come strumento di censura. Sono sostanzialmente d’accordo con questa tesi,anche se avverto una grande difficoltà  nel realizzarla e soprattutto nel riuscire a mettere in piedi uno  strumento pubblico e gestirlo con equilibrio,senza cioè incorrere nelle scontate accuse di censura,rischiando di essere paragonati ai modelli della  Turchia, Russia, Iran ,Cina e di altre nazioni ( e sono ancora tante) dominate da regimi dittatoriali e illiberali.

Mi chiedo: se oggi i giornali vengono messi sulla graticola soltanto se osano criticare la sindaca Raggi o se attaccano Beppe Grillo per i suoi paranoici discorsi ?  Che cosa si potrà mai fare se i giornalisti ( soprattutto quelli che ancora si “ostinano” a fare inchieste) osano criticare i potenti del sistema ? Forse non vi siete ancora accorti che siamo già alle liste di proscrizione per quei “rompiscatole” di giornalisti che si ostinano a criticare o a rivelare che un assessore giudica incompetente una sindaca  ?

In questo schizofrenico panorama c’è  però chi pratica la vera censura e nessuno se ne accorge,nessuno protesta . Come mai ? Torniamo all’apertura di questa riflessione. Un piccolo quotidiano da parecchi giorni (anche con titoli d’apertura) ha denunciato una serie di grandi scandali che coinvolgono la Rai,la più grande azienda della comunicazione del nostro paese,finanziata dal canone (obbligatorio) dei cittadini .L’elenco dei reati è lungo: corruzione, tangenti che coinvolgono centinaia di dirigenti e funzionari ,gigantesca evasione fiscali e così via. Vi sono già arresti e centinaia di indagati. Fra gli accusati, per decine e decine di milioni di mazzette distribuite,anche lo scenografo prediletto da Carlo Conti. Che cosa succede a questo punto ? Cosa fanno i giornaloni  ? Si impongono il silenzio: un silenzio assordante . E la Rai comincerà a parlarne in Consiglio solo la fine di questo mese ,dopo la conclusione del Festival di San Remo. Nel frattempo le inchieste delle Procure di Torino e Roma proseguono con maggiore intensità . Come volete definirla questa se non una (vergognosa ) censura di massa ?

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. A me pare che l’Autore prenda meritoriamente in esame un tema molto importante e delicato, e che può riguardare ciascuno di noi allorché si trova ad esprimere un’opinione o un giudizio, semmai anche critico, riguardo ad un determinato argomento o fatto, e pure a me è capitato, in passato, di far cenno al problema, anche su queste pagine, pur da inesperto della materia.

    In buona sostanza, mi sono più di una volta chiesto, da profano qual sono della disciplina in discorso, cioè di “diritto”, come possa conciliarsi il principio della libera manifestazione del proprio pensiero, attraverso la parola, lo scritto e altro mezzo di diffusione, garantito dall’art. 21 della nostra Costituzione, con l’eventualità che qualcuno avvii un’azione di censura al riguardo, che arrivi financo alle vie legali.

    Capita infatti di leggere di casi per i quali è stato portato a giudizio chi, ad esempio, ha pronunciato parole che, salvo miei fraintendimenti, sono state viste come forma di incitamento all’una o altra discriminazione, e questa “imputazione” sarebbe avvenuta sulla base di leggi ordinarie, ossia in forza di una normativa o fonte giuridica che, nel mio modo di ragionare, ritenevo gerarchicamente inferiore a quella della Carta costituzionale, e dunque, in conclusione, mi domando come possiamo determinare fin dove arriva il nostro diritto di libera opinione, costituzionalmente protetto, senza incorrere in addebiti di vario genere.

    Paolo B. 11.02.2017

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