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Opinioni e commenti
 

Mani pulite. L’eredità disastrosa di Tangentopoli
Pubblicato il 20-02-2017


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Per alcuni “Mani Pulite” fu la giusta – divina forse? – punizione per l’indebita l’euforia degli anni ottanta che indebitò lo Stato. Ma è una leggenda. Nell’83 quando Craxi diventa presidente del Consiglio il debito pubblico ammontava già al 70 per cento del Pil. La dilatazione della spesa era cominciata nei Settanta col consociativismo spendaccione tra Dc e Pci e con l’inflazione a due cifre che moltiplicava gli interessi sul debito. È vero che con il governo Craxi e i successivi il debito continua a salire ma, almeno, nel quadriennio di Craxi l’inflazione venne abbattuta e l’economia crebbe sino al 4,5 per cento. Un miraggio negli anni successivi. Ora il debito pubblico – in euro – in metà del tempo è cresciuto del doppio nonostante i bassissimi interessi e i massicci acquisti della Bce.

Quanto a industrie e infrastrutture quelle non vendute ristagnano, la produttività e il tenore di vita sono calati rispettivamente del 20 e del 14 per cento e abbiamo meno diplomati e laureati di tre lustri fa.

Solo la corruzione è aumentata eppure i partiti sono morti. Vive la partitocrazia in simulacri al servizio di capi e capetti che nominano senatori e deputati i loro servitori. Nulla più della parabola di Di Pietro dà il senso del disastro. Il grande inquisitore processato perché prendeva soldi in prestito da chi inquisiva dovette lasciare la toga. Poi, svergognato da un’inchiesta tv per aver fatto man bassa dei finanziamenti pubblici al suo partito, ha dovuto lasciare anche la politica. Non diversa la storia dei segretari amministrativi della Lega e della Margherita arrestati per analoghi motivi. O vogliamo parlare di Fini? O degli scandali Parmalat, Cirio, Monte dei Paschi? Ciascuno eccede dieci, venti volte il finanziamento Enimont che ruinò la Prima repubblica. Quella che Di Pietro marchiò come «la madre di tutte le tangenti» al confronto appare quasi una parente povera.

L’epitaffio l’ha scritto Francesco Saverio Borrelli, l’inflessibile guida del pool «Mani pulite»: «Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani pulite. Non valeva la pena di buttare il mondo precedente per cadere in quello attuale». Nei codici questa condotta si chiama «delitto colposo» e la colpa ammessa è quella, avendo «buttato» la Prima repubblica di aver propiziato la Seconda. La Prima era quella dei partiti che l’avevano creata trasformando il regime fascista in un regime di partiti. Partiti veri, formazioni storiche, comunità organizzate, divise da ideologie, legami internazionali, conflitti di classe. Migliaia di sedi, giornali, funzionari, congressi, associazioni fiancheggiatrici, campagne elettorali non si finanziano con parole. Il sistema di finanziamento era vasto, ramificato e spesso illegale. Casi di corruzione individuale e scandali clamorosi furono neutralizzati o dal regime delle immunità politiche o dall’indulgenza giudiziaria. La repubblica doveva essere riformata in radice, soprattutto da quando, con il crollo del comunismo e il varo del mercato unico europeo, il contesto internazionale da protettivo si era fatto ostile.

Ma i leader democratici o non capirono o non agirono e furono travolti dalla rivolta antipartitica scatenata da un establishment impaurito e dai media, dalle nuove e vecchie forze anti sistema. Mentre il paese precipitava nella crisi economica, la lira veniva svalutata e il governo nottetempo metteva le mani sui conti correnti degli italiani si aprì la caccia al capro espiatorio.

Arma letale fu l’uso violento della giustizia, gli arresti e il carcere preventivo per estorcere confessioni, delazioni, chiamate di correità a catena. «Mani pulite» è stata la più colossale operazione di polizia giudiziaria della nostra storia: trentamila indagati, tremila arrestati, tra cui cinquecento parlamentari, decine tra ministri e primi ministri, grandi e piccoli imprenditori, dirigenti, funzionari. Decapitati in piazza e in effigie i leader e i partiti di governo la repubblica si schiantò e cominciò una crisi che non ci ha più lasciato.

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Claudio
    Ti ringrazio per questo squarcio di verità con cui hai illuminato sull’Avanti gli anni bui della Prima Repubblica. La tua collaborazione all’Avanti, oltre che preziosa, contribuirà ad arricchirlo di sostanza e riflessioni politiche.
    Il tuo libro “Ricordati di vivere”, dopo averlo letto con nostalgia mescolata alla tristezza, lo consulto ogni tanto come un libro di Storia come analogamente ricorro a quello di Intini “Avanti: un giornale, un epoca”.
    La nostra Storia è ignorata e oscurata dai Media. Penso che l’azione prioritaria che dovrebbe fare l’attuale PSI sarebbe di promuovere assieme ad altre forze politiche una Commissione parlamentare d’inchiesta su Mani Pulite e sul finanziamento ai partiti politici a partire dal 1943 e non da dopo il 1989.
    Inoltre dovremmo affidare alla FGS, l’0rganizzazione a Piazza Navona di una manifestazione in ricordo dei grandi Personaggi della Storia socialista. La data potrebbe essere fissata in relazione alla prossima rievocazione della morte del nostro Statista Bettino Craxi. Potresti renderti promotore oltre che coordinatore di questi eventi?? Il ricordo che ti lega alla Storia socialista è ancora molto vivo in noi. Le tue testimonianze unite al carisma che conservi ancora nella famiglia socialista, sarebbero un grande stimolo per motivare e sostenere i nostri Giovani nell’iniziativa citata.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

  2. Egregio Dottor Martelli, i dati dell’ultimo paragrafo danno i brividi, forse pochi italiani conoscono, nei dettagli, la dimensione dell’ attacco ai partiti in quel periodo dei primi anni novanta. Probabilmente la conseguenza più nefasta di “Tangentopoli” è la distruzione non già dei politici e dei partiti tradizionali ma dell’idea di Politica in Italia. È un caso che il biennio 1992-94 coincida con l’inizio di una lunga fase di progressivo depauperamento delle istituzioni, in primis il Parlamento come organo legislativo, e di aumento del culto della “leadership” ( Berlusconi, Di Pietro, Renzi, Grillo ) ? La Politica non più come arte di legiferare e di governare ma come avventura personale, questa forse la peggiore eredità di “Mani Pulite”. Non ho i dati, ma sarei interessato a conoscere il numero dei decreti e delle fiducie dei governi degli ultimi ventitre anni, in rapporto all’attività delle legislature corrispondenti, e messi a confronti con i numeri dei ventitre anni precedenti.
    Cordiali saluti, Mario.

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