lunedì, 24 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Maurizio Ballistreri
Le prospettive del socialismo
in Italia
Pubblicato il 27-02-2017


Caro Riccardo,

approfitto dell’ospitalità delle colonne dell’Avanti!, per rappresentarti, con questa “lettera aperta”, alcune mie considerazioni sull’intervista di Walter Veltroni al fondatore de “La Repubblica” Eugenio Scalfari e sulle prospettive del socialismo in Italia.

Walter Veltroni, fondatore di quel Partito democratico frutto di un esperimento di genetica politica, “un compromesso storico bonsai” tra ex democristiani ed ex comunisti, ha inteso ricostruire in quell’intervista l’esperienza storica della sinistra italiana dal ‘900 sino ai giorni nostri, finendo per produrre una sorta di manipolazione della Verità, che George Orwell descrisse mirabilmente in “1984”.

Naturalmente c’è solo il filone del Pci, con l’esaltazione di Berlinguer e della sua “questione morale”, depurata ovviamente dal lato oscuro dei copiosi finanziamenti sovietici ai comunisti italiani e dei rapporti con le coop rosse, e nemmeno una parola sui socialisti. Come se Andrea Costa, Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Bruno Buozzi, Carlo Rosselli, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Giuseppe Romita, Sandro Pertini, Lelio Basso, Riccardo Lombardi, Giacomo Brodolini, Giacomo Mancini, Francesco De Martino e Bettino Craxi, solo per citare alcune delle personalità del socialismo italiano, non fossero mai esistiti, ed esso, nelle sue diverse articolazioni ideologiche e nei suoi diversi tronconi politici, non abbia rappresentato un asse fondamentale e decisivo per la costruzione della democrazia e dei diritti sociali e civili in Italia. Viene alla memoria un articolo di Pietro Nenni, pubblicato sull’Avanti! del 28 gennaio 1945, dal titolo “Un anno di lotte politiche”, che affrontava anche la proposta di Togliatti del “partito unico dei lavoratori italiani”, che, mutatis mutandis, si ritrova nell’appello all’unità veltroniano. Nenni a fronte delle proposte del leader comunista per “un’unione più stretta, completa, la quale potrà esprimersi soltanto con la creazione di un partito unico”, evidenziava l’esaltazione di Lenin e Engels e la liquidazione della tradizione teorica e politica pluralista del socialismo italiano, da parte di chi fu il più stretto collaboratore di Stalin durante il Comintern.

Dietro l’immagine del democratico all’”americana”, Veltroni mostra sempre la matrice settaria delle proprie origini, con tanto di quell’antisocialismo che proprio in Eugenio Scalfari ha avuto un portabandiera.

Il problema è che Veltroni rappresenta l’animus del Pd nei confronti della storia socialista, avendo aderito al Pse solo come condizione imposta dalla esigenza di essere parte di una grande famiglia politica europea, e, naturalmente, la domanda è d’obbligo: come può il Psi continuare ad avere il Pd come alleato privilegiato, considerando il malcelato astio contro la nostra Storia? Com’è possibile proporre alle Compagne e ai Compagni ancora la collaborazione di governo con il Pd, che, oggettivamente, appare senza risultati sui temi storici dei socialisti, lavoro e diritti sociali in primo luogo, con la subordinazione nei confronti dei diktat della finanza globale e dell’austerity di Frau Merkel? E, last but not least, come si può pensare, solo per un momento, come è sembrato emergere in alcune fasi della vita politica recente, che il Psi possa confluire nel Pd di Matteo Renzi?

Il Partito democratico non solo non vuole fare i conti con la storia del comunismo italiano, a partire dal “livornismo” e dalla scissione del 1921 (praticando oggi una tecnica di conquista del potere fondata sull’egemonia gramsciana senza l’orizzonte di liberazione dall’oppressione capitalistica, definito dal marxismo nelle sue vari declinazioni), ma neppure essere, effettivamente sul piano politico e programmatico, parte integrante della storia del socialismo riformista in Italia e in Europa, condannando la sinistra nel nostro Paese a una prospettiva di divisioni.

Mi chiedo perché, invece di un nuovo congresso nazionale foriero di ulteriori divisioni dei socialisti, non si promuovano gli “Stati Generali del Socialismo italiano”, per unire il Psi, la diaspora socialista e il “socialismo largo” di cui, opportunamente, parla da tempo Rino Formica, per costruire una sinistra italiana secondo la tradizione del socialismo democratico e riformista.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Maurizio
    Ti confesso che comincio a rattristarmi nel sentirmi sempre più solo a commentare negli editoriali di Nencini quanto da te propugnato, sollecitato e proposto.
    Sull’Avanti oltre a vari commenti, mi sono fatto carico di due lettere aperte al Segretario del PSI, ma nutro il timore che anche quelle che provengono da un compagno più autorevole del sottoscritto, cadano nel vuoto.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

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