sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mutilazioni, educazione per contrastare questa barbarie
Pubblicato il 06-02-2017


Bimba

“Le mutilazioni genitali femminili non solo sono una terribile violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine, ma anche questione centrale per la promozione dell’uguaglianza di genere e dello sviluppo sostenibile nella sua dimensione ampia di sviluppo sociale ed economico, oltre che ambientale”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del comitato Diritti umani in occasione della Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali. “L’Italia è stata tra i primi Paesi  a sostenere l’adozione della risoluzione ONU per la messa al bando delle mutilazioni dei genitali femminili e si è particolarmente impegnata nel lavoro di prevenzione con la legge del 2006. Continuiamo a farlo senza abbassare la guardia, ma al contrario intensificando il nostro impegno”.

“Il fenomeno – ha concluso – riguarda tutti: anche l’Europa e l’Italia, a causa del recente incremento dei flussi migratori, e per contrastarlo serve una formazione adeguata.  Uno strumento è la piattaforma web europea UEFGM, presentata oggi da Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) per professionisti e professioniste di diversi settori che lavorano con donne che convivono o sono a rischio di questa orrenda pratica”.

Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, ha aggiunto che “delle mutilazioni genitali femminili si parla ancora troppo poco. Eppure sono circa 140 milioni le donne nel mondo che hanno subito questo tipo di violenza e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che ogni anno sono a rischio circa 3 milioni di bambine”.  “Il modo migliore per dare un senso a questa giornata e’ quello di favorire un grande cambiamento sociale e culturale per contrastare, attraverso un grande sforzo educativo, questo abuso irreversibile dell’integrità di donne e bambine. Nonostante in molti paesi siano state approvate leggi che proibiscono le mutilazioni genitali, ci sono luoghi in cui questa pratica che viola i diritti fondamentali degli esseri umani, viene ancora praticata. Dobbiamo dunque tenere i riflettori accesi su un problema che deve essere superato”- ha proseguito Pisani. “Partendo dalla sensibilizzazione e l’educazione al contrasto di questa barbarie”.

Complessivamente sono almeno 200 milioni le ragazze e le donne che in 30 paesi hanno sofferto di una qualche forma di mutilazione genitale. Sono i dati diffusi dall’Unicef e l’Unfpa in occasione della Giornata Internazionale per la Tolleranza Zero sulle Mutilazioni Genitali Femminili 2017 che ricorre oggi. Dei 200 milioni, 44 hanno meno di 14 anni. La più alta incidenza di questi casi si registra in Gambia (56%) e in Mauritania (54%). Metà delle donne e delle ragazze mutilate vive in tre paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia. In gran parte dei paesi la maggioranza delle bambine sono state mutilate prima di compiere cinque anni. Con la globalizzazione, anche le ragazze che vivono in comunità di emigrati sparse per il mondo sono a rischio.

Unicef ed Unfpa hanno avviato nel 2008 un programma contro la mutilazione genitale femminile supportando 17 Paesi, ed hanno ottenuto numerosi successi. Ma le due organizzazioni dell’Onu sollecitano i governi ad un’accelerazione delle politiche contro questa pratica disumana. L’obiettivo dell’Onu è quello di bandire totalmente le mutilazioni entro il 2030. Esse infatti sono considerate in qualunque forma, una palese violazione dei diritti della donna. Sono discriminatorie e violano il diritto delle bambine alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani, come prevedono tutti i principali strumenti del diritto internazionale.

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