martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Verso (centro) sinistra e oltre. Il riposizionamento
Pubblicato il 23-02-2017


Andrea OrlandoIn principio erano tre leader scissionisti, poi divenuti due, come due erano – fino a ieri – i candidati in corsa per la Segreteria, che da oggi diventano tre.
Dietro questi incidenti algebrici si cela, con ogni probabilità, il futuro del Partito Democratico e di una buona parte della sinistra italiana. Lo zoccolo duro della agguerrita minoranza “tricefala”, compattatasi nelle ultime settimane attorno alle figure di Enrico Rossi, Roberto Speranza e Michele Emiliano, è stato ridimensionato dal colpo di coda a sorpresa del governatore della regione Puglia. I tre, riuniti sotto l’egida di un perentorio “no” ad un Renzi-bis, sembravano aver trovato un’intesa nell’esigenza di riformare il partito a partire da un Congresso da tenersi nei mesi estivi, così da dare modo a tutti, nelle loro parole, di presentare idee, discutere approfonditamente e sfidarsi su un terreno equo. Ma, quando in seguito all’Assemblea del 19 febbraio, Emiliano ha annunciato in Direzione di non essere più intenzionato a lasciare il PD e, anzi, di voler sfidare il dimissionario Matteo Renzi per il ruolo di Segretario, lo scenario è mutato e il quadro è stato ridisegnato.
Al versante interno della competizione si è aggiunto, nelle ultime ore, il ministro della Giustizia (già nel governo Renzi ed ora nel governo Gentiloni), Andrea Orlando. Il guardasigilli, che già negli ultimi tempi aveva cominciato a esprimere, in maniera neppur troppo sommessa, le proprie perplessità verso l’operato degli ultimi esecutivi, specialmente dopo il flop della campagna referendaria, ha ufficializzato la sua candidatura davanti ai giornalisti e agli iscritti del Circolo PD Marconi, nella zona sud di Roma. “Non mi rassegno all’idea di non dare una risposta a quel segnale venuto dal voto del 4 dicembre” ha affermato Orlando, aggiungendo: “Non ci sarà la conferenza programmatica a precedere il Congresso? Allora la farò da me”, alludendo a un grande evento di partecipazione popolare, che avrà luogo nell’arco temporale che precederà le primarie Dem (la cui data è ancora da stabilire fra aprile e maggio) e che si svolgerà a Napoli “in quel Mezzogiorno dove più che altrove ha lasciato il segno questa crisi sociale”. Soggetto chiave, nelle parole di Orlando – che sembra aver già riunito attorno a sé il sostegno di importanti esponenti del PD fra cui Cuperlo, Damiano e Zingaretti – è il popolo; il “ritorno all’ascolto del popolo” come unico “antidoto contro i populisti”.
E di popolo aveva già parlato anche l’ex-premier Matteo Renzi, fisicamente estraniatosi dall’agone politico di queste ore e in viaggio “di studio” nel sud degli Stati Uniti, dichiarando come “su questi temi (popoli e populismi, nda) dovrebbe confrontarsi una forza che vuole ambire a cambiare l’Italia e l’Europa, non certo sulla data di un congresso o sulla simpatia del leader di turno”, quasi anticipando la risposta al suo nuovo competitor interno e, al tempo stesso, lanciando una stoccata ai detrattori scissionisti.
La reazione alla candidatura di Orlando passa anche per le parole di Emiliano, che ha commentato a caldo “Orlando è una brava persona, un uomo competente. Ha un solo difetto: ha fatto parte del governo Renzi fino ad oggi, e dunque, come sfidante di Renzi, devo capire ancora esattamente a quale obiettivo stia mirando”, aggiungendo tuttavia che “se fosse rimasto con Renzi sarebbe stato molto peggio […] Essere in due piuttosto che da soli, secondo me, è meglio”.
A sinistra del centro-sinistra, intanto, i fronti si ricompattano e le strategie cominciano a delinearsi con sempre maggior nitidezza. Nel fine settimana – o al più tardi entro fine mese – i fuoriusciti al seguito di Rossi e Speranza, fra cui i filobersaniani, presenteranno i nuovi gruppi parlamentari (si parla di 37 uomini a Montecitorio e una quindicina di senatori – “adesioni oltre le aspettative”, ha dichiarato con soddisfazione il deputato Nico Stumpo), di cui, con molta probabilità, faranno parte anche gli ex di Sinistra Italiana, in attesa di capire quale potrà essere e sarà la reale portata di questo nuovo soggetto politico.

Andrea De Luca

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