martedì, 28 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

PA. Arriva la Riforma Madia per regolarizzare i precari
Pubblicato il 15-02-2017


Il ministro della Pa Marianna Madia con i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e Paolo Capone, oltre ai rappresentanti delle diverse categorie del pubblico impiego durante l'incontro a Palazzo Chigi tra il governo ed i sindacati sui temi riguardanti la Pubblica amministrazione alla luce della riforma della Pa e della legge di stabilit‡, Roma, 17 novembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI


ANSA/ANGELO CARCONI

Il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, cerca di trovare una soluzione al precariato, almeno per quanto riguarda la Pubblica amministrazione. Madia infatti ha incontrato le organizzazioni sindacali per per discutere del riordino della disciplina sul lavoro pubblico, sul tavolo il piano straordinario di assunzioni per il superamento del precariato storico della Pubblica amministrazione che interesserà quanti hanno maturato almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, purché abbiano superato un concorso pubblico.
Il progetto era già stato annunciato ma ora prende forma, con la definizione dell’anzianità minima richiesta per accedere. Inoltre chi ha già fatto un concorso può essere assunto senza doverne fare di nuovi, mentre gli altri avranno l’opportunità di poter partecipare a un concorso contando su una riserva, su una quota consistente di posti a loro dedicati. Lo stesso tetto vale per il privato e rientra nella riforma del pubblico impiego, rispondendo così anche ai richiami dell’Europa, che da tempo ha acceso i fari sull’abuso di contratti a termine rinnovati all’infinito. Come il caso dei precari dell’Istat, per i quali la soluzione è arrivata ieri sera ed è stata salutata con soddisfazione anche dalla ministra della P.A, Marianna Madia, che si è detta “contenta che tutto sia andato nel modo giusto”.
In sostanza una nuova piattaforma contrattuale: non sarà più infatti la legge a dettare ogni aspetto, ma conservando il ruolo di cornice invalicabile, rimetterebbe al contratto la possibilità di intervenire. Si supererebbe così la riforma Brunetta che, a differenza di quanto avviene nel privato, aveva individuato la legge come strumento quasi esclusivo di regolazione dei rapporti di lavoro. Il passaggio cruciale, seguendo l’impostazione tracciata in passato da D’Antona, sta nel riconoscere ai contratti la possibilità di derogare la legge quando questa dovesse ‘invadere’ profili che riguardano il rapporto di lavoro nel pubblico impiego.
Le possibili discussioni sul tavolo con i sindacati riguarderebbero però l’arco di tempo entro cui far rientrare l’anzianità minima: un nodo ancora da sciogliere. Fonti sindacali parlano di cinque anni, quindi se si inizia nel 2018, il conto partirebbe dal 2013, che poi è l’anno in cui, secondo la ragioneria generale dello stato, le stabilizzazioni hanno esaurito la loro spinta. L’altro punto da discutere riguarda invece la copertura.
Da parte del sindacato però ci sono spiragli per la riuscita della Riforma. Su tutti i nodi aperti della PA, si è già espresso ieri il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava che ha provato a fare il punto sull’esigenza massima della Pubblica Amministrazione nel settore assunzioni. “È importante sanare una lunga storia di precariato e permettere di utilizzare nella p.a forme di contratto come l’apprendistato qualificato, così da dare spazio a giovani laureati”. Non solo, la Cisl insiste con il Governo per inserire nel decreto Madia anche la defiscalizzazione dei premi: “su questo siamo a buon punto, e l’inizio è positivo”, commenta il segretario generale della Confsal Unsa. L’incontro di oggi vedrà l’attenzione dell’intera PA per capire se le proposte del ministro verranno accolte dalla maggioranza dei sindacati e si vedrà confermato quel primo accordo del 30 novembre scorso.
Il piano del ministro Madia si ispira a quello lanciato dal governo l’estate scorsa, che ha consentito alla amministrazioni comunali di risolvere il problema del personale scolastico, precario, di materne e asili nido.

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