martedì, 28 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Pd, Ancora rancori… a un passo dalla scissione
Pubblicato il 14-02-2017


pdNon si allenta la tensione in Casa Dem. Dopo l’incontro (e lo scontro) in Direzione Nazionale, ora la minoranza riparte alla carica e torna a paventarsi il rischio di una scissione. “L’odore di scissione si sente, ma non da oggi”. Lo ha detto David Ermini (Pd), renziano doc, ad Agorà su Raitre, in merito alla spaccatura all’interno del suo Partito. “Il problema è che spesso Renzi è stato visto da molti come un intruso, in un sistema che non aveva capito cos’era il Pd di Veltroni”.
Ma dalla minoranza arriva il vero affondo. “Qui non è questione di calendario. Il calendario è una tecnica. Qui il problema è se siamo il Pd o il Pdr”, spiega Pier Luigi Bersani in Transatlantico, all’indomani della direzione. “La scissione è già avvenuta. E io mi chiedo come possiamo recuperare quella gente lì”, aggiunge.
L’ex segretario del Pd si rivolge agli altri dirigenti del partito: “Da Renzi dopo averlo sentito ieri non me lo aspetto. Ma da chi è intorno a lui sì. Chi ha buonsenso è il momento che ce lo metta perché siamo a un bivio totale e andiamo incontro a problemi molto seri”.
Bersani chiede di chiarire se il partito “sostiene il governo di un Paese di sessanta milioni di abitanti” e vorrebbe che i democratici “si attrezzassero per una discussione a fondo ed eventualmente correggere la linea politica. Ma ieri ho visto solo dita negli occhi”. Sarebbe meglio che il congresso, spiega Bersani, “iniziasse a giugno”. A chi gli chiede se domenica parteciperà all’assemblea del Pd, risponde: “Penso di sì, ma stiamo aspettando una riflessione”.
Ieri lasciando la direzione Pd ai cronisti che gli chiedevano se la minoranza fosse pronta a una scissione Bersani aveva risposto: “Adesso vedremo”.
“No a un congresso cotto e mangiato con una spada di Damocle sul nostro governo mentre dobbiamo fare la legge elettorale e mentre dobbiamo fare le elezioni amministrative. Non è il messaggio giusto da dare al Paese. Siamo il partito che governa, dobbiamo garantire che la legislatura abbia il suo compimento normale e che il governo governi correggendo qualcosa che abbiamo fatto e che il congresso si faccia nel suo tempo ordinario cioè da statuto parte a giugno e si conclude a ottobre, sarebbe questa la cosa più normale. Non ho sentito dire se vogliamo accompagnare il governo fino alla fine della legislatura”, aveva detto Bersani.
“Non posso credere che una classe dirigente responsabile pensi a una scissione sui tempi del congresso”. Afferma il senatore dem Andrea Marcucci, che aggiunge: “Il congresso è già iniziato da un pezzo. I toni sono quelli. Non avrebbe avuto senso trascinare questo dibattito per mesi e mesi”. “Nel momento in cui il segretario offre le dimissioni e si va a una verifica non esiste più una maggioranza. Ci sarà un confronto e al termine si formerà una maggioranza”. Tuttavia, dice, “sarebbe incomprensibile per gli italiani una discussione che duri sei-otto mesi. Ad aprile, massimo i primi di maggio terremo il congresso. Siamo a febbraio…”.
Da parte dell’ex candidato alle primarie Pd, Gianni Cuperlo, arriva invece un tentativo di mediazione e nello stesso tempo viene espressa preoccupazione per quanto sta avvenendo. “Sono molto allarmato”, confessa. “Continuo a credere – spiega Gianni Cuperlo – che una divisione sarebbe una sconfitta per chi dovesse andare e per chi dovesse rimanere” e dunque, richiama il leader della Sinistra Dem, “la prima responsabilità nel tenere unito un campo è di chi regge il timone”.
“Non si può dire che la durata del governo attiene agli addetti ai lavori e non compete al primo partito della maggioranza”, avverte ancora. “È sempre spiacevole quando ad ammutinarsi è l’equipaggio. Ma va del tutto contro la logica – ammonisce Cuperlo – se ad ammutinarsi è il comandante”.
Anche il guardasigilli Orlando tenta di richiamare alla calma ed esprime preoccupazione sia per il futuro del partito, sia per il bene del Paese. Rischio scissione? “Mi auguro vivamente di no. Credo che la parola scissione abbia già prodotto grandi danni nella storia della sinistra”. A dirlo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rispondendo ai cronisti al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2017 del Consiglio Nazionale Forense a Roma.

“Scindersi oggi di fronte a una destra che è sempre più aggressiva, che propone chiusura e agita l’odio credo che sarebbe una responsabilità – ha sottolineato Orlando – che non ci potremmo in alcun modo perdonare. Io ho detto ieri alla direzione mettiamo al bando la parola scissione. Torniamo a parlarci e a farci carico ognuno delle ragioni dell’altro, rispettando il fatto che c’è stato un congresso e la scelta di una leadership che non può essere delegittimata continuamente”.

“Se Renzi va a sbattere? Non è Renzi ma è il Pd che credo debba seguire un’altra strada che è quella di provare prima a stringere su un accordo programmatico e poi confrontarsi anche sul tema della leadership – ha detto Orlando – Io credo che non ci sia niente di male nel fare un congresso. Fare un congresso senza prima aver parlato al Paese rischia di essere un elemento di lacerazione”.

“In più io credo che sia importante una conferenza programmatica anche per fare il punto su che giudizio diamo su questi anni di governo. Non credo che ci possiamo permettere di andare a un congresso nel quale i candidati – ha concluso Orlando – da un lato rivendicano il buon governo e le cose positive fatte in questi tre anni e dall’altro paragonano il governo Renzi a quelli della destra. Rischiamo di preparare noi una campagna elettorale per i nostri avversari”.

Un invito all’unità arriva anche dagli scranni europei.  “Parlare di scissione nel giorno dell’amore mi sembra un non senso, noi dobbiamo amare il Pd”. Dice il capogruppo S&D al Parlamento Ue Gianni Pittella ha voluto commentare il risultato della direzione del Partito democratico di ieri sera. “Abbiamo fondato” il PD, ha insistito Pittella, “lo dobbiamo rilanciare e lo dobbiamo far diventare sempre di più interprete dei progetti, delle ansie delle attese dei cittadini”.
In riferimento al Congresso del partito, il capogruppo S&D ha sottolineato che il suo obiettivo è “ripensare il rapporto tra partito e Paese: il Congresso – ha ribadito – parla al Paese, non c’entra il governo, il nostro governo è fuori discussione”.

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