martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pd. Guerra fredda e “Cosa Rossa”, 48 ore per decidere
Pubblicato il 20-02-2017


pd scissione“È come quei film intellettualoidi che uno esce dal cinema senza aver capito come è andata a finire”. È questo il commento di Chicco Mentana e che meglio riesce a rappresentare i ‘giochi’ e gli scontri in casa Pd di questa domenica. Dopo quasi sette ore di dibattito, nessun fatto certo, e Michele Emiliano ha riaperto la partita, mettendo sul piatto la proposta di un accordo che, a suo dire, sarebbe vicino. Tuttavia però lo scontro si è riaperto sulla carne viva di una scissione, anche se restano ancora 48 ore per decidere. Intanto la politica infetta l’economia. Standard and Poor’s scrive nel rapporto sull’Italia “A stronger eurozone economy, despite higher volatility on bond markets”. Insomma: “L’economia italiana sembra alle prese con una debolezza strutturale di crescita e inflazione che permette al partito populista del ‘Movimento 5 Stelle’ di sostenere che lasciare l’euro possa risolvere i problemi dell’economia del Paese”. L’Italia è invischiata in uno stallo politico, in una situazione che potrebbe trasformare il 2017 in un anno perso per quanto riguarda le riforme, di cui il Paese ha bisogno.
Nel frattempo si scaldano i motori della nuova “Cosa Rossa”, la linea e l’eventuale nuovo Partito della minoranza e degli scissionisti, dove ci sono nomi di peso, fra cui due governatori in carica come Michele Emiliano ed Enrico Rossi, due ex segretari nazionali come Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani, un ex segretario della Cgil (lo stesso Epifani), un ex primo ministro (Massimo D’Alema) e un ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. In tutto 60 parlamentari con un bacino di preferenze concentrato soprattutto al Sud che secondo il presidente del coordinamento del no al referendum di dicembre, Guido Calvi, prenderebbe molti di 6 milioni di voti per il no arrivati dal Pd.
Oltre che dai fuoriusciti del Pd, il nuovo gruppo sarebbe formato anche da alcuni parlamentari dell’ex Sel, ora diventata Sinistra Italiana (Si), e conterebbe una cinquantina di deputati e 15-20 senatori.
Neppure Renzi intende “staccare la spina” al governo approfittando della scissione, ha detto una fonte dell’esecutivo, ma ha avvertito che il pericolo potrebbe venire, nei prossimi mesi, dall’Ncd del ministro degli Esteri Angelino Alfano, nel caso in cui il centrodestra si ricompattasse attorno a Silvio Berlusconi, che sta cercando di costruire una nuova alleanza anche con Lega ed ex An.
ma il fronte degli scissionisti ha avvertito che appoggerebbe comunque Gentiloni e in una nota unitaria Emiliano, Rossi e Speranza attaccano l’ormai ex segretario: “Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”. Il vice segretario Lorenzo Guerini si dice “esterrefatto e amareggiato” perché “chiunque abbia seguito il dibattito della assemblea nazionale si è potuto rendere conto che esso andava in tutt’altra direzione, intervento dopo intervento. Segno che questa presa di posizione, del tutto ingiustificata alla luce del confronto odierno nel Pd, era evidentemente una decisione già presa”. Toni che allontanano una volta di più le parti, ma che ancora non segnano la parola fine al tentativo di tenere unito il partito. Da parte della maggioranza, spiega una fonte renziana, c’è ancora “disponibilità piena a fare la conferenza programmatica, mentre sui tempi siamo distanti”. “Il congresso si concluderà prima delle amministrative”, ribadisce la vice segretaria Debora Serracchiani. “Renzi può arrivare al massimo a fare le primarie il 7 maggio, più in là non si può andare”, spiega un parlamentare renziano. Bisogna vedere se per il candidato-governatore sarà sufficiente. “Martedì daremo vita alla commissione congresso, in direzione, – conclude un renziano – e vedremo chi accetta di entrare e chi no”.
Intanto Renzi non demorde e ha detto che intende ricandidarsi e i sondaggi della scorsa settimana tra gli elettori Pd lo danno nettamente in testa. Sempre l’ex presidente del Consiglio riferendosi all’assemblea commenta: “È andata benissimo. Ora il congresso entro maggio e il voto a settembre”. C’è già anche una data per le primarie: 7 maggio. La rotta è segnata, ma restano altre due tappe per non far naufragare il Partito. Un primo appuntamento per capire se la scissione passerà dagli annunci ai fatti, è già domani, quando nel pomeriggio si riunisce la direzione del Pd, per nominare la commissione che dovrà fissare regole e data del congresso e delle primarie per l’elezione del nuovo segretario. I tre principali sfidanti di Renzi, l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, il presidente della Puglia Michele Emiliano e Rossi non hanno ancora deciso se parteciperanno alla riunione della direzione, né se entreranno nella commissione che dovrà fissare il congresso. “Se non succede qualcosa di clamoroso entro 48 ore, siamo fuori”, dice una fonte vicina all’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani.

Ultimo tentativo per cercare di ricucire i rapporti è quello del Guardasigilli, Andrea Orlando, che domani inaugura il blog “Lo stato presente”, intervenendo ad Agorà su RaiTre, lancia un appello: “Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza. La questione non è che non hanno un candidato. Ne hanno anche troppi. Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio…”.

“Noi – ha aggiunto – abbiamo troppo concentrato la nostra attenzione sulle persone. Se le forze politiche stanno insieme solo su un leader e non su un programma alla prima curva rischiano di ribaltarsi. Dobbiamo dire prima di tutto come riposizioniamo il Pd dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre”.

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