martedì, 28 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni anticipate.
Le novità del 2017.
L’Ape volontaria
Pubblicato il 06-02-2017


Pensioni anticipate

LE NOVITA’ DEL 2017

Per chi punta alla pensione anticipata, una delle novità più importanti del 2017 è l’Ape, acronimo di Anticipo pensionistico. La nuova disciplina sarà operativa in via sperimentale dal prossimo primo maggio al 31 dicembre 2018 e potranno beneficiarne i lavoratori pubblici o privati nati fra il 1951 e il 1953. In sostanza, sarà possibile ritirarsi dal lavoro all’età di 63 anni, ma solo se si matureranno i requisiti per la pensione di vecchiaia entro i successivi 3 anni e 7 mesi. Introdotta con l’ultima legge di Bilancio, l’Ape si articola in due tipologie: volontaria e social. Vediamo come funzionano.

Pensione anticipata: l’Ape volontaria

L’Ape volontaria consente di ricevere un assegno mensile a copertura del periodo che intercorre fra il ritiro dal lavoro e la maturazione dei requisiti pensionistici. La durata minima è sei mesi. I soldi, su cui non si paga l’Irpef, vengono erogati in 12 mensilità dall’Inps, ma arrivano da un prestito bancario assicurato che dovrà essere restituito con tanto d’interessi nei primi vent’anni di pensionamento effettivo. Il rimborso avverrà in 13 rate annue attraverso un taglio dell’assegno previdenziale: la decurtazione massima sarà del 5% per ogni anno d’anticipo (ma in media oscillerà tra il 4,6 e il 4,7%), compresi gli interessi bancari e il premio dell’assicurazione. La polizza è obbligatoria e serve a tutelare l’istituto di credito e gli eredi dal rischio che il sottoscrittore muoia prima di aver saldato il debito. In realtà, quindi, l’Ape volontaria non è una vera pensione anticipata, perché non si riducono i requisiti pensionistici. Si tratta piuttosto di un anticipo finanziario il cui costo – tutt’altro che basso – viene solo in parte compensato da un credito d’imposta pari al 2,5% dell’importo pagato per interessi bancari e premio assicurativo. I requisiti per accedere all’Ape volontaria sono quattro:

1) età non inferiore a 63 anni;

2) almeno 20 anni di contributi versati;

3) maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e 7 mesi;

4) futura pensione, al netto della rata per restituire l’Ape, non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (cioè 702,65 euro al mese, visto che la pensione più bassa percepibile è pari a 6.524,57 euro l’anno). Al contrario di quanto previsto per l’Ape social, per poter accedere all’Ape volontaria non è obbligatorio smettere di lavorare. Tuttavia, la domanda di Ape va presentata obbligatoriamente insieme a quella per la pensione di vecchiaia.

Pensione anticipata: l’Ape social

La seconda tipologia è l’Ape social, interamente a carico dello Stato. Fatto salvo il requisito anagrafico (63 anni), questo nuovo strumento di welfare è accessibile solo a quattro categorie di persone in difficoltà:

1) disoccupati senza ammortizzatori sociali e con almeno 30 anni di contributi;

2) disabili con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74% e con almeno 30 anni di contributi;

3) persone che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità e con almeno 30 anni di contributi;

4) lavoratori che svolgono “attività gravose” da almeno 6 anni consecutivi e con almeno 36 anni di contributi (professioni infermieristiche e ostetriche; insegnanti d’asilo; badanti; facchini; addetti allo spostamento delle merci; operatori ecologici, raccoglitori e separatori di rifiuti, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici; conduttori di gru e di macchinari mobili per la perforazione delle costruzioni; autisti di camion e mezzi pesanti; conduttori di treni e personale viaggiante; conciatori di pelli e pellicce). Per beneficiare dell’anticipo pensionistico a costo zero, inoltre, non si può superare un tetto di reddito da lavoro pari a 8mila euro l’anno, né percepire indennità di disoccupazione.

Quanto all’assegno che si riceve, non è soggetto a rivalutazione ed è erogato su 12 mensilità. Il suo importo è pari a quello della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all’Ape social, ma non può in alcun caso superare il limite massimo di 1.500 euro al mese. Infine, il beneficio dell’indennità è riconosciuto, a domanda, entro i limiti annuali di spesa previsti dalla manovra: 300 milioni di euro per l’anno 2017; 609 milioni di euro per l’anno 2018; 647 milioni di euro per l’anno 2019; 462 milioni di euro per l’anno 2020; 280 milioni di euro per l’anno 2021; 83 milioni di euro per l’anno 2022; 8 milioni di euro per l’anno 2023.

Da consulenti lavoro

GUIDA AGGIORNATA SU COLLOCAMENTO DISABILI

Dopo il restyling attuato dal Jobs act e dal correttivo al Jobs act alla legge numero 68 del ’99 sul collocamento dei disabili, arriva in forma sintetica e di veloce consultazione, la guida della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro che raggruppa le regole esistenti e comprende schematizzazioni e tabelle per tutte le casistiche. Il decreto semplificazioni numero 151/15 ha recepito quanto previsto dalla legge numero 183/14 in materia di disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità. Nella guida sono state evidenziate tutte le numerose novità introdotte, anche per quanto riguarda la compilazione del prospetto informativo. Le principali riguardano l’estensione dei soggetti beneficiari, l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile contestualmente al raggiungimento del limite di 15 dipendenti computabili (dal 1° gennaio 2017). La Fondazione Studi ricorda anche l’esclusione dalla base di computo dei lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, la possibilità per i datori con un tasso di premio Inail pari o superiore al 60 per mille, di autocertificare l’esonero dall’obbligo, l’esonero parziale dal 60% all’80% concesso ai datori di lavoro che, per le speciali condizioni della loro attività, non possono occupare l’intera percentuale dei disabili, la richiesta nominativa di avviamento con facoltà di preselezione delle persone con disabilità, i nuovi incentivi ai datori di lavoro. “Il vademecum -sottolinea la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro- aggiornato al 14 ottobre 2016, rappresenta uno strumento utilissimo per agevolare la ricerca delle regole in vigore in materia di collocamento obbligatorio, contiene esempi di esclusione dall’obbligo e una tabella per un rapido calcolo della quota di riserva”.

Le novità previdenziali 2017

QUATTORDICESIMA, PLATEA ALLARGATA

Viene aumentato del 30% l’importo della quattordicesima mensilità pensionistica per chi già la riceve, inoltre gli importi standard, che variano da 336 a 504 euro in base all’anzianità contributiva vengono pagati anche a chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il trattamento minimo pensionistico e non superiore a due volte, si tratta di circa 1,2 milioni di persone. Nello specifico coloro che possono vantare un reddito inferiore a 9.786,86 euro lordi (1,5 volte il trattamento minimo Inps) cioè una pensione non superiore a circa 750 euro al mese otterranno un incremento del bonus di circa il 30% rispetto alle somme corrisposte sino allo scorso anno: si passerà rispettivamente a 437 euro dai 336 attuali per chi può vantare fino a 15 anni di contributi (18 anni gli autonomi); a 546 euro dai 420 euro attuali per i lavoratori che vantano da 15 a 25 anni di contribuzione (da 18 anni a 28 anni gli autonomi) e a 655 euro dagli attuali 504 euro per i lavoratori con più di 25 anni di contribuzione (più di 28 anni gli autonomi). Con l’ultima legge di Stabilità è stata innalzata la soglia di reddito che consente di non pagare l’Irpef. Per i pensionati di età inferiore a 75 anni la soglia è salita a 7.750 euro annui (fino allo scorso anno era di 7.500). La detrazione è passata da 1.725 a 1.783 euro e, in ogni caso, non può essere inferiore a 690 euro. Nel caso di pensionati di età pari o superiore a 75 anni la soglia è salita da 7.750 a 8.000 euro mentre la detrazione è passata da 1.783 a 1.880 con un minimo di 713 euro. L’innalzamento della soglia per la quattordicesima potrebbe far venire meno anche le addizionali regionali e comunali considerato che queste non sono dovute se non è dovuta l’imposta principale.

Carlo Pareto

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