martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Perché gli scissionisti hanno bocciato il termine socialista
Pubblicato il 28-02-2017


Tutti più o meno (io no) si aspettavano che Bersani e D’Alema avrebbero accolto l’invito di Rossi a battezzare il nuovo partito o movimento come quello dei Democratici e Socialisti. Oltretutto la sigla avrebbe fatto Diesse. E invece hanno preferito abbinare alla qualificazione di democratici quella assai più generica di progressisti. Preferendo la sigla Dp, che oltre ad essere il contrario di Pd ricorda quella di un minuscolo partito dell’estrema sinistra, più specificatamente proletario che non progressista. Vogliamo solo intuire il motivo dell’ennesima bocciatura del termine socialista? Si dirà che hanno preferito quello di progressista per agganciare Pisapia e i suoi proseliti ex Sel. Si dirà che l’hanno fatto per ampliare i confini e per comprendere anche coloro che non si rifanno direttamente alla storia del socialismo nelle sue diverse e contrapposte componenti. Balle, credetemi. Me l’ha confidato un amico reggiano. “Non possiamo chiamarci socialisti fin che ci sono i socialisti”. Mica per rispetto, eh. Ma perché vogliono essere altro rispetto a quel che noi siamo stati negli ultimi trenta, quarant’anni. Perché non vogliono assomigliare al Psi di Craxi, diciamolo fuori dai denti. Tutto qui. Tutto semplice. Tutto chiaro, chiarissimo. Anche per noi, però.

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Commenti all'articolo
  1. I socialisti dovrebbero essere contenti del fatto che gli ex PD non abbiano usurpato il loro nome e la loro tradizione. Ciò, però, per loro comporta anche un’azione determinata a non cincischiare più nel mare magnum della non-politica italiana.
    Chi può assicurare una controffensiva socialista di fronte alle nuove “intuizioni” renziane ed alla confusione che regna nei dispersi gruppi che si agitano alla sua sinistra?

  2. Carissimo Mauro
    La confidenza dell’amico reggiano è pertinente ma mi amareggia, specialmente se penso che Bersani aveva detto che i valori del suo PD erano Libertà. Eguaglianza e Solidarietà e che Socialista è la parola più nobile e antica della Storia.
    Epifani nella sua reggenza come Segretario del PD, aveva annunciato la celebrazione del Congresso del PSE a Roma perché diceva che nel Socialismo sono le nostro radici. Pittella aveva dichiarato apertamente in più riprese di essere un socialdemocratico.
    Oltre a quella da te citate, occorre considerare che la Base del nuovo Movimento dei scissionisti è formata da ex DS ed ex PCI che è stata allevata nell’antisocialismo.
    Ma per rimanere sulla scelta della sigla occorre considerare inoltre che il Gruppo del PD al Parlamento Europeo si definisce con Democrat & Socialist per cui questo marchio non poteva essere utilizzato. Per finire ricordiamoci che il Giuda Escariote partenopeo traslocando dal PSI al PD ha battezzato la sua corrente con Democratici e Socialisti per cui avrebbe potuto reclamarne l’esclusiva o i benefit.
    Carissimo Mauro. Sia come apertura di un dibattito allargato nella Sinistra che per portare in Primo Piano l’Avanti e i Socialisti, perché non programmi una serie di Interviste sul Socialismo a Veltroni, Bersani, Rossi, D’Alema, Speranza, Civati, Fratoianni, Fassino, Epifani, etc, etc ???? Potresti anticiparmi una risposta??
    Penso che saremmo in tanti a desiderarlo.
    Sono sicuro che il nostro SHARE mediatico si alzerebbe moltissimo. Rimaniamo in attesa.
    Un abbraccio da Nicola Olanda

  3. Anch’io non sono per niente dispiaciuto del fatto che altri si tengano alla larga dal “termine socialista” perché non possono chiamarsi “socialisti fin che ci sono i socialisti” essendo che “non vogliono assomigliare al Psi di Craxi”, ed è una ragione in più per “tener duro e non cedere loro il posto”.

    Proprio stamattina un amico di mezza età, che non ha mai avuto simpatie per il nostro partito, mi diceva che i socialisti ritorneranno a “contare” perché gli capita di ascoltare sempre più spesso persone che rivalutano la stagione craxiana, e non è il primo che mi parla in questi termini “lusinghieri”.

    Nessuno ha ovviamente la sfera di cristallo, ma converrebbe a mio avviso tener conto di questi “umori” del comune pensiero, che nascono da un crescente sentimento di delusione rispetto a quanto sta accadendo ai giorni nostri, e mi auguro che la “chiarezza” con cui il Direttore chiude queste sue righe sia destinata a non venir messa nel dimenticatoio nei mesi a venire, proprio per confondere i socialisti con chi non ha, o non può vantare, la loro storia.

    Paolo B. 04.03.2017

  4. Credo che bisognerebbe cercare i punti di convergenza, invece di continuare a rimarcare le differenze e gli errori storici commessi. Il socialismo democratico è un’ideale di estrema attualità, qualcosa di cui c’è sempre una gran necessità. Ma per far sì che anche in Italia si possa avere una forte rappresentanza socialista, è necessario avere molti più seguaci degli attuali. Quindi, lo ripeto, occorre lavorare sulle convergenze senza per questo rinunciare alle proprie tradizioni ed ideali.

  5. Quando Piero parla di “lavorare sulle convergenze”, immagino si riferisca alla formazione di un nuovo soggetto politico, se non ho frainteso le sue parole, che unisca socialisti e altre forze “minori”, a meno che non veda con favore la confluenza in una forza “maggiore” (ma in questo caso non sarebbe una convergenza, bensì giustappunto una confluenza).

    Ingrossare le fila è sempre buona cosa, ammesso di riuscirvi mettendo insieme soggetti politici con storia diversa, e convincere nel contempo gli elettori, ma io penso, senza naturalmente alcuna pretesa di aver ragione, che se i socialisti potranno veder crescere il consenso nei loro confronti, ciò avverrà in buona misura causa l’azione di governo che all’epoca hanno saputo sviluppare, e che mi sembra essere oggetto di una qualche rivalutazione (come dicevo nel precedente commento).

    Paolo B. 06.03.2017

  6. Non credo sia efficace ragionare sul perchè di una cosa, come il nome di un gruppo politico, se non si è parlato con i soggetti in questione. L’intervista potrebbe essere un’idea, sempre se condotta senza posizioni pre-concette. Un grande caos della politica è proprio la cultura dll’interpretazione, come accade anche ad alcuni giornalisti; ci sono deduzioni del tutto campate in aria, magari proiettive, come domande capziose che cercano solo di ottenere la risposta voluta, e che producono conseguenze spesso distruttive o confuse, come minimo. Cambiare è difficile, ma ci si potrebbe provare, a modificare qualcosa.

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