lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pisapia, Pisapia, tutti cercan Pisapia
Pubblicato il 18-02-2017


Sarà il nuovo Prodi per chi parla di Nuovo Ulivo. Ma Pisapia, ex sindaco di Milano, ex Rifondazione, ex Sel e attualmente alle prese con un declamato Campo progressista, non si fa abbindolare dalle dichiarazioni del dissidenti del Pd in procinto di lasciare il partito. Vediamo intanto di capire la situazione dei supposti scissionisti. Si dividono in due: quelli che hanno già deciso, uso le parole del ministro Delrio, e quelli che ancora son sospesi. Tra i primi D’Alema (ieri ha dichiarato che si vergogna di avere la tessera del Pd dopo il voto della Camera che nega la pubblicità dei nomi dei grandi debitori insolventi delle banche, e non ha torto), poi Bersani, Speranza, i vari Gotor, Zoggia, Stumpo. Tra i secondi, a quanto pare, i due governatori Rossi ed Emiliano.

Le telefonate di Renzi sono un mistero. A giudizio di Delrio non ce n’era stata nemmeno una. Invece Emiliano si vanta di una telefonata, Speranza di un un’altra, perfino Bersani ne racconta una. Una telefonata allunga la vita al Pd? E’ di oggi l’appello al “Fermiamoci” dell’influente Franceschini e la rassicurazione che Renzi avrebbe fatto a Emiliano del voto al 2018. Tutta fuffa. Non si divide un partito su una data. Né ha una logica mettere in discussione un congresso perché troppo ravvicinato. La verità é che il progetto degli scissionisti é incompatibile, non da oggi, con quello di Renzi. Per questo ritengo che scindere un partito diviso su tutto non sia un male.

Ma, questo mi pare il punto, l’evocato Pisapia, che oggi ha preso posizione contro la scissione, ha un progetto che non si concilia con quello di D’Alema e compagnia. L’abbiamo scritto sull’Avanti anche ieri. E oggi Pisapia lo ha confermato. L’ex sindaco di Milano vuol portare nel centro-sinistra, dunque in alleanza col Pd renziano, una parte della sinistra, diciamo, di opposizione, invece gli scissionisti vogliono portare una parte del Pd in alleanza con la sinistra di opposizione e in competizione netta col Pd renziano. Questo naturalmente se la legge elettorale prevederà le coalizioni. A meno che gli scissionisti, dopo essersi fatti il loro partito, non lo collochino in alleanza col vecchio che hanno abbandonato. Vedremo. Una cosa é fin d’ora chiara. Nella sinistra, ed é così storicamente, si continuerà a litigare. Molto.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Comunque vadano a finire le cose, l’idea che può farsene chi guarda dal di fuori, pur col rischio di sbagliarsi, non è delle più confortanti, perché si ha per l’appunto la sensazione che nessuno sappia come “gestire” il dopo, vuoi quello politico, collocazioni e alleanze, vuoi quello istituzionale, ossia il futuro del Paese.

    Se questa impressione non fosse isolata, e non fosse altresì infondata, sarebbe una ulteriore conferma che il “maggioritario” poco si addice al nostro Paese, e non vi sarebbe da stupirsene più di tanto perché ogni nazione e popolo ha la propria storia, anche in ordine ai sistemi elettorali, della quale va tenuto inevitabilmente conto.

    In un Paese non bipartitico, il maggioritario, concepito quale forma per far governare fin da subito chi esce premiato dalle urne, richiederebbe infatti che si abbia molta chiarezza prima del voto, sia riguardo alle coalizioni ma, soprattutto, riguardo ai programmi, ma ciò potrebbe non avvenire sia per non creare tensioni in una coalizione semmai non molto omogenea e coesa, sia per il timore di perdere consensi (mentre un programma abbastanza generico può evitare tale rischio).

    A questo punto potrebbe risultare allora più confacente il “proporzionale”, che avrà pure tempi più lunghi per dar vita all’Esecutivo, ma questo nascerà senza la “spada di Damocle” del voto, quando cioè i partiti sono già stati “giudicati” dagli elettori, e potranno accordarsi su un programma piuttosto preciso e definito, e impegnativo per i contraenti.

    C’è chi teme, comprensibilmente, che questo possa dar luogo a compromessi viranti “all’inciucio, ma dovrebbe nondimeno tener presente che abbastanza difficilmente le mediazioni snatureranno i partiti “contraenti”, per non deludere i rispettivi elettori, nel senso che ciascuno manterrà la propria essenza sulle questioni di principio e di maggiore rilevanza, fungendo così da contrappeso rispetto agli altri (e i contrappesi non sono cosa di poco conto).

    Paolo B. 19.02.2017

Lascia un commento