martedì, 28 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Prospettive europee
Pubblicato il 06-02-2017


In questi giorni si è detto che gli schiaffi che Trump ha dato all’Europa e alla Merkel potrebbero avere, in fin dei conti, un effetto positivo: quello di risvegliare l’Unione e riattivare il processo di integrazione, ormai fermo al palo, anzi in regressione. Io francamente ho molti dubbi che questo possa accadere e spiego il perché.

L’Europa ha una doppia anima. Una americana ed una, per l’appunto, europea. La prima è quella del piano Marshall, dell’OECE e di Obama che preme sulla Merkel perché moderi la sua posizione sulla Grecia, evitando di spaccare l’UE. L’obiettivo di questo “europeismo americano” è stato sì quello di creare un bastione anti-sovietico, ma anche quello di disinnescare quel meccanismo fatto di nazionalismo politico ed il protezionismo economico, che ha portato gli europei ad appiccare per ben due volte un incendio globale (di qui la necessità di spezzare lo stato monade westfaliano, concepito per la guerra).

Per inciso, sia chiaro che c’è anche un’altra America, che ha cercato di depotenziare il progetto di integrazione europea, sia attraverso i grandi Round commerciali, sia attraverso l’Inghilterra che dall’interno frenava e premeva per un allargamento (annacquamento). Non a caso il rilancio del processo di integrazione avviene dopo il vertice di Milano, voluto da Craxi, che – sostanzialmente – insieme ad Andreotti sbatte la porta in faccia alla Thatcher e dà avvio all’Atto Unico.

La seconda anima è quella europea, e nasce da una leadership politica (De Gasperi, Adenauer e Schumann) che ad un certo punto ha detto basta alle guerre fratricide europee ed ha costruito un’unione di stati, eliminando quei confini per i quali milioni di europei si erano vicendevolmente sgozzati. Questa è l’Europa (è il titolo di uno splendido articolo di qualche anno fa di Giuseppe Sacco) costruita sul “sangue versato”.

Ora, se da una parte sta venendo meno l’”europeismo americano” e con la Brexit viene meno anche il ruolo di sabotatore di Londra, dall’altra a me non pare che i leader europei abbiano la consapevolezza degli odi nazionali che continuano a covare sotto la cenere. Sembra che non si rendano conto che gli antichi spettri del nazionalismo e della politica di potenza sono pronti a risorgere, nonostante la (vuota) retorica delle generazioni Erasmus. Sembra anzi che abbiano dimenticato che quel progetto è costruito “sul sangue versato”.

Anzi, i leader nazionali usano Bruxelles come un pungiball per mostrare in patria i propri muscoli, con una retorica da bulli di periferia (“battere i pugni sul tavolo”, “alzare la voce”, “farsi sentire” etc), che non fa altro che delegittimare continuamente il progetto di integrazione. Del resto nessuna posizione ufficiale è stata presa per, non dico condannare, ma nemmeno commentare le parole di Trump.

Attenzione, perché venuto meno il vincolo americano, senza la consapevolezza vera di cosa noi europei siamo realmente stati e con una leadership politica che ignora l’immenso valore di quello che è stato fatto sinora, il rischio che possiamo ritornare a scannarci, come sempre abbiamo fatto nei secoli, esiste.

Nunziante Mastrolia

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