lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricordando Sandro Pertini ventisette anni dopo
Pubblicato il 24-02-2017


Sandro-Pertini-Quando Sandro Pertini, dopo la conclusione del suo settennato al Quirinale nel 1985, mise piede al Senato si iscrisse subito al gruppo socialista. Il suo presidente Fabio Fabbri lo accolse per ringraziarlo e Sandro, burbero com’era, gli rispose: “E dove volevi mai che m’iscrivessi?”. Rammento questo emblematico episodio perché di Pertini si ricordano sempre due storie: quella del valoroso ed eroico antifascista e quella del popolare, amatissimo presidente degli italiani. Raramente si accenna al fatto che Pertini sia stato socialista quasi tutta la vita. Nato nel comune di Stella (Savona), studiò al Liceo e poi si laureò in giurisprudenza. Dopo aver combattuto valorosamente durante la prima guerra mondiale, a tal punto da meritare una proposta di medaglia d’argento, forse anche a seguito delle frequentazioni fiorentine di Salvemini e Rosselli, Pertini si iscrisse al Psu di Turati. E della fuga di Turati, nel 1926, verso l’esilio parigino, assieme a Parri e Rosselli fu promotore. Era già stato condannato in patria per attività antifascista e per tentativi di promuovere reti socialiste clandestine, anche per questo si trattiene, contrariamente a Rosselli e Parri, in Francia, prima a Parigi e poi a Nizza dove lavora anche come muratore. Nel 1929 ritorna in Italia e la gira e in lungo e in largo per organizzare i socialisti rimasti in patria, ma viene scoperto e condannato. Nelle diverse isole che frequenta c’è Turi dove conosce Gramsci e si lega a lui d’amicizia. Qui le sue condizioni di salute peggiorano e nel 1931 la madre chiede la grazia. Non l’avesse mai fatto. Sandro le scrive tra l’altro: “Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l’amore che io sento per la mia idea?”.

La vita di Sandro Pertini trascorre tra un carcere e l’altro, tra un confino e l’altro fino alla caduta del fascismo. Nell’agosto del 1943 é libero. Poco dopo partecipa alla fondazione del Psiup, nato dalla fusione del vecchio Psi col Mup di Lelio Basso. Ne diviene vice segretario con Andreoni, mentre Pietro Nenni é segretario. Poi, dopo l’8 settembre, partecipa alla resistenza armata di Roma contro l’invasione tedesca. Il 15 ottobre, nuovamente in clandestinità, viene catturato dalle SS assieme a Giuseppe Saragat, e condannato a morte per la sua attività partigiana, ma la sentenza non viene eseguita grazie all’azione dei partigiani delle Brigate Matteotti che, il 24 gennaio 1944, permette la loro fuga dal carcere di Regina Coeli.

Pertini stesso narrò in seguito questi fatti anche in un’intervista concessa ad Oriana Fallaci nel 1973, aggiungendo che dovette impuntarsi per far uscire insieme a lui, Saragat e Andreoni, anche i badogliani, e che quando Nenni lo seppe sbottò: «Ma fate uscire Peppino! Sandro il carcere lo conosce, c’è abituato». Pertini fu a Roma fino al maggio del 1944 poi vi ritornò dopo la liberazione della capitale in giugno. Eroico fu il suo comportamento durante l’insurrezione di Firenze alla quale partecipò e quella di Milano dove fu parte del Clnai, che promosse l’insurrezione dell’aprile del 1945. Nel Psiup dell’immediato dopoguerra Pertini fu segretario con Nenni presidente. Al Congresso di Firenze dell’aprile del 1946 Pertini con Ignazio Silone presentò una mozione che coi voti di Critica sociale di Saragat fu maggioritaria e su posizioni autonomiste. Pertini, poi, dopo la ripresa del partito da parte del gruppo Nenni, Basso, Morandi, tentò invano di evitare la scissione di Palazzo Barberini del gennaio del 1947. Dopo la sconfitta del Fronte popolare Pertini fu alla guida, con Riccardo Lombardi, della mozione di Riscossa socialista, antifrontista, che al congresso di Genova dell’estate del 1948 conquistò la maggioranza eleggendo Alberto Jacometti segretario e Riccardo Lombardi direttore dell’Avanti. Nel 1946 era stato eletto deputato del Psi alla Costituente, nel 1948 fu senatore e anche presidente del gruppo senatoriale socialista. Dal 1949 al 1957 fu nella direzione del Psi e dal 1952 al 1954 fu direttore dell’Avanti.

Poi, nel 1968 fu il primo non democristiano ad essere eletto presidente della Camera dei deputati, carica che mantenne fino al 1976. Nel 1978 fu eletto dalla maggioranza di unità nazionale presidente della Repubblica, a pochi mesi di distanza dall’omicidio di Aldo Moro, che Pertini volle ricordare nel discorso di insediamento. Durante il settennato di Pertini, si ricordano numerosi episodi di contatto, di fraternità, di vicinanza tra Quirinale e popolo: l’attacco sanguinoso del terrorismo, la strage di Bologna, l’episodio di Vermicino, la vittoria dell’Italia ai mondiali, l’attentato di Sambenedetto Val di Sambro del 1984. Pertini é ricordato per la sua schiettezza, per un modo di comunicare diretto e fuori dagli schemi del tempo. Ma niente può oggi cancellare, a 27 anni di distanza, la sua fede e militanza socialista. E’ bene che nessuno se lo dimentichi.

Mauro Del Bue
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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Mauro
    Hai fatto una splendida rievocazione della figura di Pertini.
    Dal contenuto della lettera alla madre, penso che se gli avessero chiesto per quale delle testimonianze e riconoscimenti, che tu hai ricordato, volesse essere ricordato, sono sicuro che avrebbe scelto quella di essere stato un socialista per tutta la vita.
    Grazie alla Fondazione Nenni, al nostro Pietro è stata dedicata una settimana di attenzione in Parlamento.
    Perché non ti impegni affinchè Riccardo Nencini con i nostri parlamentari, organizzino un’ analoga iniziativa su Pertini, su cui l’accento e l’attenzione prevalente venga posta sulla testimonianza più trascurata, come quella della sua dedizione ininterrotta alla causa del Socialismo??
    Hanno dedicato una settimana a Togliatti, che nel pieno del periodo stalinista sedeva nel massimo organo dell’URSS condividendo i gulag e le esecuzioni, mentre in quel frattempo Pertini subiva la persecuzione, l’esilio ed il carcere. Ma vogliamo battere un colpo ogni tanto per il Riscatto socialista e per rompere i recinti dell’oblio in cui ci hanno confinato??
    Carissimo Mauro, non è il primo appello che faccio sull’Avanti. Ti chiedo in nome di tutti i compagni che ci seguono sull’Avanti di farci sapere quale sarà l’impegno che il Segretario del PSI intende assumere di fronte a questa Richiesta, e già che ci sono, ti ricordo che un’analoga richiesta l’avevamo avanzata anche per Giuseppe Saragat che in fatto di lucidità politica e di autonomia nei confronti del Comunisno è stato l’interprete più coerente ed efficace.
    Perdonami l’impeto ma, su ciò che nessuno ci può contestare per questi Padri della Patria, è ora che iniziamo a farci sentire.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

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