mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Ritratto di famiglia in un interno (del Pd)…
Pubblicato il 12-02-2017


Ecco la nuova sede del Pd di via dei Cappellari. Compare una foto sul Corriere di oggi. Ai lati del salone ci sono i ritratti dei grandi leader che si intendono ricordare e che rappresentano la memoria storica dei militanti. La loro identità, il loro cuore pulsante. In prima fila Antonio Gramsci, direttore del periodico Ordine Nuovo e poi fondatore del quotidiano comunista L’Unità, in polemica con l’Avanti. Vicino a lui Enrico Berlinguer, segretario del Pci, l’uomo del compromesso storico, ma anche dello strappo da Mosca, coniugato con la fumosa terza via tra comunismo e socialdemocrazia, poi l’uomo dell’occupazione della Fiat e del referendum sulla scala mobile.

Poi Aldo Moro, ricordato non si capisce se come martire o come leader democristiano. Più probabilmente come scatto unitario verso coloro che provengono dalla Margherita e dal mondo cattolico. Moro, primo presidente del Consiglio del centro-sinistra, ma anche l’uomo dell’apertura al Pci, del terzo tempo che però nessuno è mai riuscito a decifrare. E infine, per chiudere, Nilde Iotti, la compagna di Togliatti, che non compare se non in questo modo nel piccolo Pantheon di via dei Cappellari, ma anche la preziosa presidente della Camera per due legislature. Una donna di carattere, comunista dall’immediato dopoguerra.

La storia comunista c’é tutta, altro che superamento e cancellazione. E lo zuccherino di Moro serve solo a proporre un caffè meno amaro agli amici ex democristiani. Quel che manca, e che viene coscientemente dimenticato, è il filone socialista. Non c’é Turati, non c’é Nenni, non c’é Saragat, non c’é neppure Pertini, e naturalmente non c’é Craxi, al quale costoro non vogliono dedicare neppure un viottolo di periferia, che invece hanno dedicato a Lenin, Marx, Ho Chi Min, con Stalingrado in prima fila e ovviamente a tutti quelli del Pantheon. Non so se la sezione del Pd di via dei Cappellari sia un’eccezione. Credo di no. Credo che eccezioni siano quelle che si collegano alla nostra storia.

Un motivo serio per esistere ancora, scalcinati come siamo. Vi rendete conto che contrariamente al Pci e alla Dc i socialisti non hanno eredi nel nuovo sistema politico e che il rischio di essere cancellati è quanto mai presente? Non solo dalla politica, ma dalla memoria. Questo é il paradosso del secolo. Il Pd si allaccia alla storia comunista finita sotto i calcinacci del muro di Berlino, ne esalta le principali personalità, ne riassume su di sé gli insegnamenti. Questo mentre cancella la storia socialista alla quale almeno in Europa ha deciso di aderire. Così é un partito a tre teste. Socialista in Europa, democratico in Italia, comunista, con piccole infiltrazioni democristiane, nella storia. Per affermare la storia socialista siamo vivi solo noi. Non dimentichiamolo nella nostre baruffe. Ci vuole poco per distruggere noi stessi e il nostro passato. Siamo appesi solo al Psi.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,ovviamente in quell’interno tetro del Pd manca persino il crocifisso.Eppure un emiliano,Camillo Prampolini,aveva raccontato che il primo socialista dell’umanità era Gesù Cristo.Nonostante la domenica,da tua affermazione “ci riposiamo”,leggo e condivido il tuo odierno “il Fondo”.Aggiungerei che l’ipocrisia degli eredi del comunismo è tutta impastata nel loro atavico ateismo e non sarà mai fonte di democrazia.Manfredi Villani.

  2. Le previsioni in questo campo sono di norma abbastanza azzardate, ma a me sembra che non sarà semplice cancellare i socialisti dalla memoria, e anche oggi ne ho avuto riprova allorché, parlando di crisi ed economia, mi è capitato di sentirli ricordare da chi non lo è mai stato ma richiamava nondimeno, e di propria iniziativa, le buone cose della stagione craxiana.

    Per converso, non demorderà di certo chi da sempre è loro ostile, perseverando nel tentativo di estrometterli definitivamente dalla scena politica, e questo rischio può in effetti esservi, e forsanche aumentare, anche perché il passato dei socialisti può diventare “ingombrante” se qualcuno si mette a fare dei confronti, come oggi sta succedendo, e ne è conferma quanto sopra dicevo. .

    Il continuare ad esistere anche sul piano politico potrebbe riservare una qualche non piccola difficoltà, ma a me sembra che i socialisti dovrebbero innanzitutto sapere quale legge elettorale permetterebbe la loro “esistenza”, e non lasciare che in proposito altri decidano per loro, e non riesco poi francamente a vedere che futuro possa esservi per i socialisti se considerano imprescindibile l’alleanza o convergenza con chi non perde occasione per cancellare la loro storia.

    Paolo B. 12.02.2017

  3. Dunque, caro Direttore: Gramsci, e va beh, fin qui ci siamo, Moro ( uomo di Destra, checché se ne dica ) Togliatti si ma solo con la Iotti ( quasi un ripudio del “Migliore” ) e l’ormai ossessivo culto di Berlinguer. Senza contare il silenzio sul Socialismo. Se il PD si ritiene ancora di sinistra ed erede del PCI, allora direi che la confusione sul passato riflette quella presente e quella sul futuro del partito.
    Cordiali saluti, Mario.

  4. Caro Mauro, c’è quasi della tenerezza in quel tuo “scalcinati come siamo”. E’ per questo motivo che , in questi anni, ho sostenuto e continuo a sostenere quei pochissimi che ancora tengono acceso il lumicino. Ogni tanto, mi girano un po’ le scatole quando vedo che i pochissimi socialisti rimasti non possono fare a meno ( penso per rafforzare la propria “consciouness” socialista) di bastonarsi tra di loro, procedere alla scissione dell’atomo, darsele di santa ragione. Ma è mai possibile, tra 4 gatti? certo, in ballo ci sono le strategie di sopravvivenza (poche e assicurabili comunque senza lotte fratricide), posti di governo e sottogoverno ( per carità, meglio esserci che non – ma l’interesse del singolo molte volte è predominante), e, mi si dirà, questioni di principio. Io non credo. Sono convinta che tra i pochissimi compagni socialisti rimasti, troppi siano ancora legati a un mondo oramai scomparso, a modalità, rituali, tempi della politica che oggi non funzionano più. Io stessa, lo ammetto, nel mio animo, ho un profondo attaccamento al “come eravamo”. Un attaccamento che è molto importante per conservare valori, cose buone, principi validissimi. Ma è anche un attaccamento che ci rende poco propositivi per l’oggi e per il futuro. Io dico che i socialisti dovrebbero fare di più per aggredire l’oggi e il prossimo futuro. Per esempio essere meno supini ai sedicenti “democratici”. Sentire di avere le mani libere , non avendo posti di potere, nella critica costruttiva su ogni argomento: finanza, magistratura, governo, disservizi, gestione delle Cose Pubbliche, stampa Rai, ecc. Per fortuna abbiamo qualche caposaldo. Come l’Avanti. Una boccata di ossigeno, nel deludente panorama della stampa nostrana. Un punto di riferimento. Ce ne vorrebbero altri di pari valore. Per esempio, degli Incubatori di idee, proposte, diciamo dei luoghi di raccolta di discussioni, idee, notizie , progetti. Con Internet si può renderli accessibili, sotto varie forme. Io percepisco, leggendo i commenti e gli interventi a questo giornale, che c’è una voglia di portare idee innovative, contributi e non solo critiche.Mi fermo qui, ma mi piacerebbe vedere nascere su Internet qualche nuovo strumento coesivo del socialismo italiano. Un laboratorio di idee socialiste, un luogo dove si riuniscano, anche in competizione, le tante menti brillanti che una volta erano parte del socialismo e che, anche se un po’ passatelle, avrebbero ancora tanto da dire. Non solo. C’è il problema di attirare giovani menti. L’idea socialista, così romantica , spesso fuori dagli schemi, innovativa nonostante poggi le sue radici nei secoli passati, è in grado di attrarre l’animo dei giovani, perché è pura, idealista, un po’ da “pistoloni” (traduzione: troppo idealisti) alle volte. Non è per sete di potere che scrivo ciò. Solo per amore , appunto, di un ideale, una luce che deve, per il bene della democrazia e della libertà, continuare a brillare.

  5. “Ci vuole poco per distruggere noi stessi e il nostro passato”. Ma la responsabilità di questo pericolo imminente ed immanente a chi va imputata? A chi, socialista confesso, è fuori dal Partito?

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