martedì, 28 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Sanremo. Il Festival di tutti in stile Occidentali’s Karma di Gabbani
Pubblicato il 13-02-2017


gabbani“Un Festival inclusivo e accogliente, capace di unire le persone”, il cui slogan potrebbe essere “Tutti cantano Sanremo e Sanremo canta tutti”. Così lo ha definito il Direttore Generale Rai Antonio Campo Dall’Orto. Sempre più social e sociale, peculiare nel suo oscillare tra il racconto del talento e degli eroi del quotidiano. Il dirigente ha, poi, voluto dare qualche numero di questo Festival dei record, che ha fatto registrare picchi di ascolti tra i più alti degli ultimi 10-12 anni (intorno al 50% di share): 2milioni di persone hanno seguito il Festival in streaming, 6 milioni sono stati i video scaricati attraverso Rai Play e 30 milioni di interazioni attraverso i social, in particolare da parte dei giovani tra i 15 e i 34 anni. E un accento particolare Campo Dall’Orto con Carlo Conti hanno voluto mettere proprio su questa nuova piattaforma social (Rai Play) creata, che ha permesso una fruizione più ampia dell’evento, soprattutto dagli adolescenti. E questo ha contribuito a giungere alla vittoria di coloro che sono stati i personaggi rivelazione di questo Festival: Ermal Meta, che ha vinto la serata delle cover con “Amara terra mia” e il Premio della Critica Mia Martini. Poi Lele, che ha vinto tra le Nuove Proposte con la sua “Ora mai”. E, infine, colui che ha sbaragliato tutti con la “profonda leggerezza” della sua canzone “Occidentali’s karma”: Francesco Gabbani. Un brano che si prepara ad essere la hit dell’estate, che parla della ricerca di benessere nelle filosofie orientali, che si tenta di capire, ma che non si comprendono perché troppo presi e distratti dal consumismo, dalla foga e dalla frenesia della vita quotidiana alienante che ci si costruisce con le nuove tecnologie, a tratti disumanizzanti, e che sicuramente portano ad occidentalizzare tutto, incentrando l’attenzione sull’apparenza e sull’attenzione all’esteriorità piuttosto che carpire la reale portata e il senso di queste filosofie che inseguono la ricerca di benessere e dell’equilibrio tra mente e corpo. “Una vittoria strepitosa e inaspettata, un sogno ad occhi aperti, una soddisfazione enorme che dà ancora più senso e significato a quello che ho fatto finora”, ha commentato il vincitore, confessando di essersi trovato in un “vuoto emotivo ed emozionale” al momento in cui è stato decretato il suo trionfo. “Ho sempre cercato di pormi con positività, ma avevo paura che questa leggerezza venisse mal interpretata”, portando l’attenzione più sul ritmo che sulle parole. L’unico uomo ad aver ricevuto, durante l’esibizione, un mazzo di fiori, insieme a Maria De Filippi che è stata l’unica conduttrice a non aver sceso le fatidiche scale. Se Sanremo ha avuto il suo portafortuna, ovvero il portachiavi con l’immagine di Conti, anche lui ha trovato il suo. “Credo –ha affermato Francesco- nello scambio karmico”, nell’empatia cioè che si riesce a costruire con il pubblico, con una comunicativa basata su un’empatia naturale, istintiva e immediata per un’attrazione carismatica del brano che ha fatto di Gabbani un cantante, cantautore, ballerino e coreografo. I passi di danza creati ed improntati sulla melodia incisiva, hanno contribuito a far scatenare l’Ariston. E, a proposito di Karma, se Tiziano Ferro è stato il super ospite protagonista della prima serata, sembra avergli portato bene, richiamando (con la sua presenza) alla mente la sua canzone omonima appunto, intitolata “Karma”, in cui l’artista di Latina duetta con John Legend. Ed a Sanremo, dopo l’esclusione tra i Big dei due duetti presenti in gara di Alice Paba e Nesli e di Giulia Luzi e Raige, sembra invece aver trionfato proprio un’altra sorta di duetto. Infatti il vincitore sul palco non era solo: era in coppia con ciò che ha sorpreso maggiormente positivamente gli spettatori, la famosa scimmia. Lo scimpanzé nascondeva il volto e il corpo dell’amico Filippi Ranaldi. E il duo con il gorilla ha avuto un effetto duplice: di divertimento ed anche interpretativo del brano. Se Gabbani nell’ultima serata si è presentato vestito in tailleur, per omaggiare l’eleganza sobria in black del Festival targato Conti (perfettamente in linea con la sua carnagione scura ben colorita di un nero abbronzato che tutti gli invidiano), non è stato così nelle altre puntate. Di solito indossava un maglione colorato (turchese, arancione e rosso) e pantaloni neri per non distogliere dalla portata del testo e per trasmettere e rappresentare la semplicità della gente comune, dell’uomo medio occidentale che vive il quotidiano; poi dopo l’abbigliamento si è trasformato in un espediente comunicativo e un po’ provocatorio, -ha spiegato Gabbani- perché la scimmia ha indossato i suoi vestiti e lui ha preso gli abiti della simpatica scimmia, vestendo i suoi panni con ironia divertente e pungente, a significare quasi che, dall’uomo del neolitico nulla o poco è cambiato e l’essere umano sembra proprio provenire dalla scimmia, di cui è un’evoluzione distorta e un po’ perversa, perché distolta dallo sviluppo forse troppo veloce delle tecnologie. E non è un caso se ha ottenuto il Premio Tim Music per la musica in digitale ascoltata in streaming sulla piattaforma. Ma, dopo essere stato prima escluso, poi ripescato per andare a vincere lo scorso anno tra le Nuove Proposte con la sua “Amen”, Francesco Gabbani è un giovane che non viene dai talent, ma si è fatto con la gavetta, con lo spirito di sacrificio, con la voglia di arrivare e la forza della determinazione e dell’intelligenza di chi si guarda intorno e osserva la realtà con spirito critico, oggettivo e brillante. Cosa non da poco con i tanti talenti di “Amici” presenti e la conduzione di Maria De Filippi. Ma perfettamente conforme allo spirito del Festival e agli eroi del quotidiano citati dal direttore generale. In primis, tra questi ultimi, la band rock dei “Ladri di carrozzelle” e poi il giovane Emanuele, che ora ha un contratto con la ‘Sugar’ di Caterina Caselli, ma è stato scoperto per caso. Un giorno alla stazione, mentre attendeva un treno in ritardo, ha visto un pianoforte; si è messo a suonare d’istinto e di getto in maniera spontanea, un passante gli ha fatto un video; ha postato in Internet e diffuso sul web la sua registrazione (che ha avuto 3 milioni di visualizzazioni in tre giorni: da record), la quale è arrivata sino alla nota cantante e ora produttrice discografica. Per questo la vittoria di Gabbani assume ancor più importanza. Ma, nell’ultima serata, sono stati assegnati anche altri premi oltre a quello finale: ben sette per l’edizione 67^ del 2017. Di quello ad Ermal Meta avevamo detto; poi quello per il miglior testo a Fiorella Mannoia per la sua “Che sia benedetta”; miglior arrangiamento a “Di rose e di spine” di Al Bano; Il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Fiorella Mannoia; il premio per i 55 anni di carriera a Rita Pavone e quello Asso Musica a Zucchero. Oltre a quello Tim Music a Gabbani appunto.

E non a caso il podio è stato composto proprio da “Vietato morire” di Ermal Meta (terzo), contro la violenza tra le mura domestiche e la cui frase più bella è, per stessa ammissione del giovane: “L’uomo che tu diventerai/Non sarà mai più grande dell’amore che dai”. Seconda Fiorella Mannoia e il suo inno alla vita, perfetta così com’è. “Siamo noi che la roviniamo con la nostra sete di potere, con le nostre invidie e i nostri egoismi; se ci estinguessimo il mondo andrebbe avanti ugualmente senza problemi in una perfezione divina”, ha affermato la cantante. “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta/Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”, dice la cantante nel testo, per finire con l’appello forse più importante: “A chi lotta da sempre e sopporta il dolore/
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore./A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”. Un invito a riscoprirsi tutti simili e vicini (che ricorda quello di “nessun grado di separazione” di Francesca Michielin, sempre arrivata secondo lo scorso anno), sfociato nel promuovere il numero solidale 45500 per la ricostruzione delle scuole nelle aree terremotate, che si concluderà martedì 14 febbraio. 3 milioni di euro sono stati devoluti per il progetto “Ricominciamo dalle scuole” a favore delle terre colpite dal sisma; hanno contribuito anche Francesco Totti (che ha donato a tale favore tutto il suo cachet) e Carlo Conti, che ha dato 100mila euro per questa causa umanitaria benefica, mostrando il bonifico effettuato tra le polemiche sollevate.

Tra le altre canzoni, interessante quella di Marco Masini “Spostato di un secondo”, che ben descriva come la vita possa cambiare da una frazione di secondo all’altro per sempre, irreparabilmente o in maniera sostanziale (vedi tutte queste calamità naturali). Quella di Gigi D’Alessio “La prima stella”, che lui ha dedicato alla madre che ha perso 32 anni fa, per tutti i cari che abbiamo in cielo e dunque un ricordo anche per tutte le vittime delle morti bianche nelle stragi terroristiche o in queste tragedie inaspettate come il terremoto. Ma anche quella di Paola Turci “Fatti bella per te”: invito ad accettarsi per quello che si è, a volersi bene, ad amarsi e amare il proprio corpo, a farlo per se stessi e non per gli altri, per stare bene, sereni in pace con se stessi e non per piacere alle altre persone. La cantante l’ha dedicata a se stessa dopo il terribile incidente avuto e la fatica che ha fatto per risollevarsi e reagire. Tra i giovani molto valida la voce di Lodovica Comello e la sua vocalità in “Il cielo non mi basta”. Più maturo è sembrato anche Michele Bravi. La sua “Il diario degli errori” lascia molto intravedere le influenze di Noemi, artista che conosce e stima: forti le somiglianze nelle movenze e nella sonorità graffiante di una voce rauca e arrotata nelle vocali e sillabe che accentua e allunga per enfatizzare l’accento che vuole porre su alcune di esse in particolare.

Carlo Conti voleva il top e per questo ha chiamato a fianco a sé Maria e c’è riuscito. Per lui ciò che conta (e quello che deve essere il compito di un direttore artistico) è la musica, il quadro delle canzoni che devono essere valide intorno a cui mettere una cornice appetibile di ospiti. E così ha fatto: i brani in gara sono stati molto belli. Perché Sanremo è Sanremo ed è tutta un’altra cosa: “qui tutto è diverso” ha confessato la De Filippi. Infine una nota a sancire quasi una sorta di continuità con lo scorso anno: “Portami via” di Fabrizio Moro, che ha dedicato alla figlia, ricorda molto “Un giorno mi dirai” degli Stadio che vinsero il Festival del 2016. Gaetano Curreri, tra l’altro, è una grande amico di Moro e i due hanno collaborato più volte insieme. Ed infatti è stato lo stesso Zucchero ad ammettere che qui nulla era cambiato, dopo esservi tornato a distanza di 14 anni: tutto è rimasto uguale, eterno come la musica.

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