sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sanremo, stessa minestra noiosa e mal riscaldata
Pubblicato il 13-02-2017


de filippi contiSerata conclusiva del 67esimo Festival di Sanremo, durante la quale è stata proclamata la canzone vincitrice. In linea generale, la strana coppia Conti-De Filippi si rivela la peggiore di sempre: manca di alchimia, di vivacità, persino di professionalità: Conti si gela di fronte al minimo imprevisto e la De Filippi sembra ci stia facendo un piacere a sostare là, una presenza impalpabile, inespressiva e del tutto superflua. In più non si capisce perché i pezzi grossi della musica italiana, come Giorgia, Carmen Consoli, Zucchero e Tiziano Ferro, siano invitati in qualità di super ospiti invece di sporcarsi le mani partecipando, magari al posto dei vari Bernabei, Atzei, Comello, Elodie. La gara ne avrebbe guadagnato. Sono difatti piuttosto scadenti nel complesso i brani in gara quest’anno, fatte le poche dovute eccezioni – tutte al maschile -, il che contribuisce a rendere quest’edizione del Festival la più brutta e insignificante da diversi anni a questa parte.
La quarta serata sanremese scorre via senza lasciare traccia, noiosa come le tre che l’hanno preceduta. Andiamo dunque ad esaminare i brani dei big ascoltati venerdì:

RON – L’ottava meraviglia
Dispiace dirlo, ma in questo pezzo le cose che non funzionano sono diverse: anzitutto il testo, spoglio e a tratti jovanottiano: “l’ottava meraviglia del mondo siamo io e te” è la frase si cui poggia l’intero pezzo ed è a dir poco stomachevole. Anche le strofe mancano di musicalità. Meglio l’inciso, pur se nel solco della tradizione all’italiana.
VOTO: 4

CHIARA – Nessun posto è casa mia
Niente che non sia già stato detto: da quando Chiara è uscita da X-Factor non è mai riuscita a brillare. Il suo è stato un percorso scialbo, fatto di canzonette, spot pubblicitari e facili rime. Quest’anno prova a guadagnare terreno con una canzone incredibilmente ambiziosa nella sua mediocrità: troppe parole, troppa piattezza. Musicalmente tediosa, malgrado Chiara ci metta la sua impeccabile vocalità, come sempre. Molto meglio il brano con cui si presentò l’anno scorso, “Straordinario”, scritto da Ermal Meta.
VOTO: 4.5

SAMUEL – Vedrai
Una canzone che potrebbe anche essere carina se non fosse che Samuel, con o senza il suo gruppo Subsonica, è da 10 anni che ci propina sempre la stessa minestra riscaldata. Sarebbe interessante se anche gli artisti italiani più blasonati iniziassero a sperimentare un minimo anziché adagiarsi perennemente nella loro comfort zone.
VOTO: 5

AL BANO – Di rose e di spine
Mette un po’ tristezza sentire Al Bano in difficoltà e con la voce castrata, anche perché “Di rose e di spine” è una canzone parecchio datata che avrebbe richiesto un’interpretazione possente. Forse sarebbe stato meglio concedersi un periodo di pausa dopo il doppio infarto che lo ha colpito a dicembre…
VOTO: 4

ERMAL META – Vietato morire
Dopo tanti anni di gavetta durante i quali l’artista di origini albanese ha scritto per una pletora di artisti pop italiani (Annalisa, Sergio Sylvestre, Francesco Renga) pare proprio che il 2017 sia il suo anno. L’incredibile interpretazione fatta di “Amara Terra Mia” vince, a ragione, la serata delle cover. Ma il pezzo con cui si presenta in gara, “Vietato morire”, è una scelta di comodo, con quel ritornello urlato e monocorde e la tematica, delicata e attuale ma anche un po’ ruffiana, della violenza domestica. Può e dovrebbe fare molto meglio di così.
VOTO: 5.5

MICHELE BRAVI – Il diario degli errori
Il giovane e controverso vincitore di X-Factor nel 2013 ritorna su un palco importante, dopo molti anni di consapevole assenza dal mondo televisivo. A dargli manforte tre degli autori più quotati di questi anni: Cheope (pseudonimo di Alfredo Repetti, figlio di Mogol), Federica Abbate e Giuseppe Anastasi. L’emozione è tangibile ma la canzone c’è. Anche la voce, per quanto gentile e discreta, la veste molto bene.
VOTO: 6

FIORELLA MANNOIA – Che sia benedetta
Una canzone di una banalità sconcertante, scritta non a caso per lei da Amara, che avevamo avuto modo di conoscere prima ad Amici di Maria De Filippi, poi come autrice ancora nel grembo di Amici (Loredana Errore, Emma Marrone) e poi proprio a Sanremo, nella categoria “Nuove Proposte” con un brano che potrebbe essere il fratello gemello di quello cantato dalla Mannoia. L’interpretazione potente ed elegante della cantante romana non basta ad elevare una canzone brutta e paracula. Ma proprio per questo rischia di vincere, come fece Vecchioni con l’orribile “Chiamami ancora amore” nel 2011.
VOTO: 4

CLEMENTINO – Ragazzi fuori
Nell’inciso fatica molto a starci con il fiato. Il resto non è male, ma parecchio al di sotto rispetto a quanto fatto in passato.
VOTO: 4

LODOVICA COMELLO – Il cielo non mi basta
Non si sa come sia finita nella sezione “big” del festival, ma più che altro non si capisce come questa canzone abbia potuto ricevere l’ok da parte del direttore artistico. Carlo Conti, potresti illuminarci? In tutta onestà, si fa fatica a credere che non ci fossero pezzi e interpreti migliori. Dal canto suo, la giovane attrice ce la mette tutta per quanto nelle sue possibilità, ma non basta.
VOTO: 3

GIGI D’ALESSIO – La prima stella
Patetica, ridondante, banale (“Ed ho sperato/ mentre guardavo con gli occhi in su/ che la prima stella accesa/ quella fossi tu”). Non basta? Perfetto, allora aggiungiamoci anche che D’Alessio ha spudoratamente stonato sulle note alte.
VOTO: 2

PAOLA TURCI – Fatti bella per te
Poteva mai mancare un po’ di femminismo di bassa lega anche a Sanremo, che notoriamente è lo specchio della tangibile mediocrità italiana? Una Turci irriconoscibile, presenta una canzone facilotta, finto rock, tutta in salita (o meglio, urlata) e infarcita di frasi a là facebook (“non ti trucchi e sei più bella”, “sei più bella sovrappensiero”). Come sempre, incomprensibile l’entusiasmo di tanti “critici” e giornalisti di fronte ad una canzone semplicemente inconsistente.
VOTO: 3

MARCO MASINI – Spostato di un secondo
Bisogna aspettare un bel po’ prima di poter ascoltare un accenno di pianoforte e di violini da parte della povera orchestra. E anche un briciolo di sana malinconia e carica drammatica, dopo il rivoltante buonismo sbraitato da quasi tutti in questo festival. Un artista che ha di volta in volta il coraggio di cambiare e uno dei pochi in grado di affrontare il palco dell’Ariston con un brano che conferisca un minimo di dignità alla lingua italiana grazie a rime leggere ma non banali (“Io che con la nicotina non ho fatto pace/ vorrei tornare lì per non provare nemmeno/ Vedere da grande come diventa una voce/ se non la vizi con trent’anni di veleno”).
L’intensità del pezzo viene rinvigorita, oltre che dal peculiare timbro del cantante, anche dall’intreccio vocale sul finale.
VOTO: 7.5

FRANCESCO GABBANI – Occidentali’s karma
E bisogna aspettare ancora un po’ per ascoltare una canzone che non parli d’amore e che si fregi di un ritmo scanzonato. Gabbani, vincitore nella sezione “Nuove Proposte” lo scorso anno, si conferma con un altro tormentone, in cui fa il verso all’intellettualismo saccente da social network (“intellettuali nei caffè/internettologi/ soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi/ L’intelligenza è démodé/ risposte facili/ dilemmi inutili”). Il titolo rappresenta una provocazione al modo di vivere di noi occidentali, sempre presi da piccole e insensate vanità e da un progresso sterile e solipsistico (“Piovono gocce di Chanel/ su corpi asettici/ mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili” e ancora “La folla grida un mantra/ l’evoluzione inciampa/ la scimmia nuda balla”). Il balletto con la scimmia richiama Battiato, che sembrerebbe proprio essere tra le preferenze artistiche del cantautore toscano.
Voce non indimenticabile ma finalmente si balla e si riflette persino a Sanremo, quindi va bene così.
VOTO: 6.5

MICHELE ZARRILLO – Mani nelle mani
Zarrillo ritorna al Festival dopo anni con un brano costruito male, oltre che stucchevole: è infatti evidente la flagrante sproposizione tra l’esiguità della trama musicale e la sovrabbondanza verbale nelle strofe.
VOTO: 4

BIANCA ATZEI – Ora esisti solo tu
Bianca Atzei non la si vede né sente mai durante l’anno, se non su RTL 102.5, che prova a pomparla inutilmente da anni. Compare solo a Sanremo, con l’immancabile brano scritto da quell’abile paroliere che risponde al nome di Kekkodeimodà.
Sentendo odore di eliminazione, ieri sera la Atzei ci prova anche con la pantomima della commozione. Ma non funziona: che “Ora esisti solo tu” sia una canzone di rara bruttezza e che lei sia un’interprete priva di personalità e consistenza artistica è ormai un dato di fatto.
VOTO: 2

SERGIO SYLVESTRE – Con te
Big Boy incanta con la sua voce soul, ma la canzone è debole e sa di già sentito, nonostante lo zampino di Giorgia.
VOTO: 5

ELODIE – “Tutta colpa mia”
La delfina di Emma Marrone si presenta con un pezzo scritto da Emma Marrone, cantato come Emma Marrone. Insomma, uno strazio annunciato.
VOTO: 3

FABRIZIO MORO – “Portami via”
Un brano che probabilmente si posizionerà in alto, più come riconoscimento alla carriera del suo autore, che ha saputo conquistarsi una certa credibilità come paroliere per altri artisti (Noemi, Fiorella Mannoia, Stadio, Emma Marrone), che per il brano in sé. “Portami via” è infatti una power ballad alla Vasco Rossi, in grado di arrivare dritto al cuore del pubblico sanremese ma che di fatto si poggia su fondamenta barcollanti.
L’esibizione vocale, troppo imprecisa, non ha certo aiutato.
VOTO: 5.5

GIUSY FERRERI – “Fa talmente male”
La canzone che sicuramente sentiremo di più nelle radio, nonostante l’eliminazione. Martellante ed efficace, anche se Giusy Ferreri non azzecca una nota neanche per sbaglio.
VOTO: 4.5

ALESSIO BERNABEI – “Nel mezzo di un applauso”
L’ennesimo pezzo scritto da Dario Faini e Roberto Casalino. Non sarà che c’è un’evidente penuria di buoni autori nel mondo mainstream italiano? Questo è evidentemente un brano inutile e butto, cantato da un ragazzo che sicuramente potrebbe impiegare le sue energie in qualcos’altro.
VOTO: 1

Giulia Quaranta
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