martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scalata Vivendi su Mediaset. Indagato Bolloré
Pubblicato il 24-02-2017


Berlusconi-Mediaset-condannatoNella contesa su Mediaset, avanza, per il momento Fininvest e grazie alla magistratura. La procura di Milano ha infatti iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di manipolazione del mercato (aggiotaggio) Vincent Bolloré, primo azionista e presidente di Vivendi, nell’ambito dell’inchiesta aperta nel dicembre scorso sulla scalata del gruppo francese a Mediaset, in relazione all’operazione con la quale Vivendi ha acquistato fino al 28% di Mediaset. L’indagine sarebbe partita dopo un esposto della Fininvest, cassaforte della famiglia Berlusconi, alla Consob, all’Agcom e alla Procura, dove si ipotizzava che il gruppo francese avesse “creato le condizioni” per “far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” per poi scalare “a prezzi di sconto”. L’indagine sarebbe stata aperta un mese fa dai pm milanesi, Fabio De Pasquale e Stefano Civardi. Per ora Vivendi risponde alla notizia dell’indagine a carico del suo principale azionista con un “no comment”, mentre il titolo a Parigi cede il 3,1%, ma anche a Piazza Affari, Mediaset perde terreno.
Tuttavia i giochi sono ancora aperti, ieri sono stati presentati i conti 2016 da parte di Vivendi, da cui è emerso che gli acquisti in Mediaset sono costati a Bolloré e soci 1,3 miliardi. Senza dimenticare che il futuro delle due società è in parte legato al verdetto Agcom sulle doppie partecipazioni di Vivendi (in Telecom e Mediaset).
L’ad della media company Arnaud de Puyfontaine ieri ha sostenuto che Vivendì per altro non controlla né Telecom né, tantomeno, Mediaset nel cui consiglio di amministrazione, nonostante il rilevante pacchetto azionario, non ha chiesto ancora alcuna rappresentanza.
“Noi avevamo intenzione di trovare un accordo con Mediaset e intendiamo ancora trovarlo – ha spiegato de Puyfontaine, in un’intervista a Les Echos -. Tuttavia le informazioni trasmesse da Mediaset su Premium erano diverse dalla realtà. Oggi non abbiamo più scambi ma riflettiamo su diversi scenari. Deteniamo poco meno del 30% del capitale e dei diritti di voto e non abbiamo bisogno del 100%. Passiamo ben rimanere azionisti di minoranza. L’importante è che questo dia luogo a un partenariato costruttivo”.

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