venerdì, 15 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
Saper stare al Governo
Pubblicato il 09-02-2017


Cortese Direttore, mentre ascoltavo l’ennesima arrampicata sugli specchi dell’ avv. Virginia Raggi Sindaca de Roma Capitale del Mov5-Dianetics-spa. Le citazioni gattopardesche potrebbero sprecarsi con personaggi così. Ma per oggi non disturberò il sonno eterno di Lampedusa, quanto del buon Norberto Bobbio che sulla democrazia e la partecipazione scrisse (non è una citazione letterale): una democrazia non funziona se non c’è educazione democratica e partecipazione-condivisione. Banale? Forse, almeno per chi di politica un po’ Onestamente ne mastica e ne soffre dopo la vittoria del No di pancia del Referendum-Riforme. Mi viene in mente di alcuni attuali pensieri di Leonardo Sciascia, tipo: “Qual è il ruolo dell’intellettuale, un nome a caso Prof. Paolo Corsini?” E Sciascia risponde: “Stare all’opposizione”. Cosa centra il fallimento Referendum con la perentoria risposta di Sciascia? Le nostre Riforme hanno iniziato a soffrire quando la sinistra post-catto-comunista italiana è diventata forza di governo (ricordo perfettamente la stagione tormentata del Senatore Prof. Paolo Corsini). Da quel momento in poi tutti quelli che pensavano che compito della “politica migliore” fosse stare all’opposizione hanno iniziato a creare tatticamente confusione alla base dura e pura del partito. Anche gli intellettuali italiani -ossia la maggioranza di essi –stanno da sempre all’opposizione. Considerando “compromessi” quanti credono che stare “culturalmente” in maggioranza, cioè nel governo della realtà, aiuti a risolvere più efficacemente i problemi che non indicando dall’alto del proprio magistero immacolato rivoluzioni immaginarie o palingenesi future. Non dimentichiamo mai che il Il Fatto quotidiano nasce proprio da una costola dell’Unità, in dissenso rispetto al giornale che a fasi alterne ha provato a essere la voce critica della responsabilità del governo riformista e non più dell’accusa e della denuncia a tutti i costi. Quando la DC governava, nessuno leggeva Il Popolo, così come in pochi leggevano l’Avanti! Quando Benedetto Craxi era al governo. Per funzionare, i giornali devono aggredire, accusare, smascherare, denunciare. Quando, al contrario, provano a capire, ad analizzare, a indicare rotte pratiche, ragionevoli e concrete, i lettori si annoiano, perché nulla affligge più gli italiani – sempre in cerca di suggestioni messianiche o di collere moralistiche – della concretezza e della nuda realtà. Oggi gli intellettuali italiani sono mediamente ostili o indifferenti alle Riforme perché sono convinti che l’intellettuale, come dice Sciascia, debba stare all’opposizione. Infondo tutta la nostra cultura è fondata su una declinazione larga del concetto di resistenza. La tesi di fondo è che il mondo così come fa schifo, e che bisogna cambiarlo radicalmente. Altra tesi di fondo è che il potere è sempre negativo, e che bisogna starne alla larga. Ma il potere non è soltanto il nefasto “potere per il potere”, ma anche la possibilità di fare le cose, di incidere, di immettere nel circuito concreto dei centri decisionali idee e persone valide. A me non scandalizza che molti uomini di cultura siano in crisi – era prevedibile, ahimè. A me scandalizza ancora di più che gli intellettuali italiani e di casa non riescano a vedere nulla di positivo nella realtà di oggi. Solo una grande ignoranza storica e una profonda aridità spirituale porta a leggere questo presente come una desolata landa di macerie e disastri. Eppure è difficile, quasi impossibile, costruire una “controinformazione” rispetto al luogo comune dominante che sostiene che “in Italia fa tutto schifo” e che, come al solito, “è tutto da rifare”. Stare al governo – rispetto allo <> di Sciascia – non significa avere cariche, onori o prebende, né significa essere venduti o corrotti, ma sporcarsi le mani nella realtà concreta, provare a capirne con umiltà e pazienza le difficoltà e le contraddizioni, fare umili compromessi positivi con chi la pensa diversamente da te, tentare di dare un contributo pratico perché la civiltà progredisca anche grazie al nostro piccolo impegno quotidiano, come fa la Giunta del Sindaco On. Emilio Del Bono. Significa sperare di incidere, di poter dare qualche risposta – risposte, non sogni, non anatemi, non utopie irrealizzabili, non condanne savonarolesche. So bene che stare al governo significa perdere l’aura di guerrigliero o dell’eroe perseguitato, ma vi garantisco che è più complicato stare al governo che non all’opposizione, dove com’è noto, si ha sempre ragione. Non so come finirà il valzer giurassico ipnotico del Presidente On. D’Alema e del Senatore Prof. Corsini e tanti altri imbarazzati che non sanno dove mettere la foglia di fico, ma se qualcuno un giorno mi chiederà qual è il compito dell’intellettuale, io gli risponderò: <>. Cioè tentare di dare risposte, provare ad analizzare la realtà senza schematismi nevrotici o pregiudizi, sforzarsi di amare nonostante tutto il proprio tempo, perché non ci sarà mai un “altro tempo” dopo la morte nel quale realizzare le nostre utopistiche città del sole, dietro le quali non poche volte si nascondono pigrizie, vigliaccherie, superbie e frustrazioni. Colgo l’occasione per un saluto e ringrazio Sua Eccellenza Reverendissima Vescovo Monari, che andrà in onorata quiescenza e terrò preziosamente nella mia memoria le sue tante perle di saggezza.

Celso Vassalini

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