sabato, 29 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

“L’ora legale” di Ficarra
e Picone e il socialismo delle origini
Pubblicato il 08-02-2017


ficarra-e-picone-set-filmNon sono un critico cinematografico. Gusto i film come un normale spettatore. “L’Ora Legale “ di Ficarra e Picone mi è piaciuto assai e ve ne parlo per il messaggio di civismo individuale che contiene. C’è molto socialismo in questo film. Il socialismo delle origini. Dei galantuomini e delle galantdonne. Spero, con questo paternage socialista, di non ridurre i futuri incassi del botteghino e di non attirare antipatia su detto film. Si sa, dire “questa cosa è socialista” fa storcere ancora tanti nasi, trinariciuti e non, di sicuro settari e poco intelligenti.

Torniamo al dunque. In queste righe non troverete la trama, giudizi sulla tecnica cinematografica e gli attori, comparazioni con gli altri film del duo comico. La gran parte delle critiche che ho letto su questo film, sono limitate a questi argomenti, con una blanda spolverata sui temi morali, esiziali, di fondo. Che, invece, sono quelli che meritano attenzione e approfondimento.

Perché? Perché il film dà uno schiaffo magistrale, un bel ceffone, a tutti noi (sia come individui sia come rappresentanti d’italianissime istituzioni come lo Stato, la Politica, il Servizio Pubblico, la Chiesa) perché siamo dei disonesti, furbetti, senza vergogna nel difendere i piccoli e grandi interessi della propria bottega, non pagare le tasse, non rispettare le leggi. I protagonisti sono il mancato senso civico, l’italico vizio di dover essere furbi sempre e comunque, la falsa e becera giustificazione “tengo famiglia”, l’arte di arrangiarsi a costo di perdere onore, dignità,  faccia e anche di commettere reati, facendo finta che sia cosa di tutti, normale, tanto è condivisa, permessa, accettata.

Un “fiume di lana”, come direbbe la buona Oriana (Fallaci), di piccoli e grandi disonesti, senza orgoglio, dignità, rispetto per se stessi. Un’accusa che si fa più nitida e forte quando si conclude con una verità tragica: la mia disonestà, anche piccola, collima con la tua, la giustifica e si cementa con essa. Se tutti hanno un cadavere nell’armadio, anche piccolo piccolo, siamo tutti complici. Chi se la sentirà allora di scagliare la prima pietra? L’unica legge è e sarà quella dell’omertà e le disonestà di piccolo cabotaggio serviranno a coprire quelle ben più grandi. Se ti fermi a riflettere, un brivido ti corre per la schiena.

“One Ring to rule them all, one Ring to find them, one Ring to bring them all and in the darkness bind them”. Tolkien aveva ragione.

Il film è proposto da comici valenti e lo stile narrativo affonda nella comicità. Una comicità intelligente, fine, mai becera.  Puoi ridere e sogghignare nelle due orette di film. Ma, alla fine, ci sono solo due modi per uscire dalla sala, dopo aver visto il film.

Il primo: far finta di non aver capito la lezione e sorridere alla lievità della comicità. Quindi esci con la solita faccia da ebete, e continui a rubacchiare, a fregare, ad arrangiarti, svendendo la tua dignità per trenta denari. Il secondo: provare vergogna per il basso livello di civismo cui siamo giunti e iniziare un personale percorso di riscatto civico. Personale. Individuale. Come lo è la Responsabilità

Penale che allegramente dimentichiamo in tanti atti della nostra vita.

C’è ancora un elemento che voglio sottolineare. La balorda figura che, nel film, fa la Chiesa cattolica, attraverso la figura del parrino siciliano, il parroco del paese, che mai, sottolineo mai, nel corso del film alza un dito, pronuncia una parola per stigmatizzare la disonestà imperante, fatta sistema. Il parroco stesso si fa complice e promotore dei peggiori atti. La Chiesa non può mica pagare le tasse, no, anche se gestisce attività commerciali e fa impresa. Si può dire: quello è un film, è finzione. Certo! Nella vita reale è ancora peggio!!! Apprestano un angolino con una madonnina o un crocifisso in un bell’albergo-pensione-ristorante-casavacanze e alè, quello si trasforma in “luogo di culto”. Esentasse. Tanto, basta poi confessarsi….

Isabella Ricevuto Ferrari

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