giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Lorenzo Catania:
Modugno e la gioia di uscire
da un mondo che non funzionava
Pubblicato il 13-02-2017


Il giornalista e scrittore Massimo Fini nell’articolo Per pietà abolite Sanremo, apparso su “Il Fatto Quotidiano” dell’11 febbraio, ha scritto: “In questi giorni di Festival di Sanremo ho sentito ripetere […] che Domenico Modugno che lo vinse nel 1958 con Nel blu dipinto di blu o Volare che dir si voglia, è l’innovatore della canzone italiana. Niente di più falso. Volare…è la più brutta canzone di tutti i tempi”. Secondo Fini, chi cambiò veramente la canzone in Italia fu Tony Dallara: “In quell’estate del 1958 gettonavamo solo, ossessivamente: Come prima, Ti dirò, Diana, Only you…Volare non l’ho mai sentita in quella calda estate in cui la musica si stava rinnovando…Modugno era un cantante per vecchie zie e signore da tea room”. Il giudizio superficiale e privo di memoria storica del noto giornalista-scrittore (nel 1958, la vendita dei singoli più venduti vede Nel blu dipinto di blu al secondo posto, dietro Diana di Paul Anka, mentre Come prima di Dallara è in quinta posizione), sollecita un’analisi del testo di Franco Migliacci e Modugno, tesa a evidenziare, quello che Massimo Fini, dai tempi della sua adolescenza a oggi,  non è riuscito a cogliere in Volare: la gioia di uscire da un mondo che non funzionava. Nel blu dipinto di blu è un testo composto di versi abbastanza semplici, ma privi di referenti precisi, di pochi vocaboli dal valore simbolico (il vento, il volo) che veicolano idee di libertà. L’omino che parla con sé stesso e vola nel blu dipinto di blu non ha precedenti nella storia della canzone. Non canta e non esalta i sentimentalismi contenutisticamente poveri e ossessivi delle canzoni dell’epoca. Agogna invece il blu del cielo, mentre il vento che apre metaforicamente i vetri della finestra, implicitamente presente nel testo, e dilegua l’aria chiusa che impregna la stanca e ripetitiva melodia italiana è, come in molti libri di poesia, simbolo di vita e di rinnovamento. Attraverso la finestra e la complicità di un vento rapinoso, è possibile trovare un punto di fuga, il volo liberatorio che allontana dalle pareti domestiche e dalla vita programmata, per rapportarsi  a un orizzonte più alto e più vasto. La musica incalzante permette all’omino di liberare le sue pulsioni irrazionali, di sollevarsi dalla sua condizione di inerzia, dal disagio connesso al momento di crisi che attraversa. Gli procura sicurezza, entusiasmo e vigore. Genera il grido primitivo e dionisiaco del ritornello che si lascia alle spalle la vita in bianco e nero che non si vuole. Non a caso l’omino di Volare  socchiude gli occhi, li riapre, accompagna la musica con il movimento del piede, muove le mani, allarga le braccia e mima l’estasi propria di chi sente allontanare da sé ogni forma di pressione sociale. Esprime insomma una tensione emotiva, un atteggiamento fisico disinvolto ed eretico rispetto al puritanesimo della classe media. Un dinamismo e una gestione del corpo che l’avvento della televisione contribuisce a rendere visibile al grande pubblico degli spettatori, catturati, ma anche un po’ disorientati, quando non irritati, da un cantante che nella sua interpretazione esuberante esibisce il Sud che si porta addosso. Oggi la canzone Nel blu dipinto di blu decontestualizzata dalle radici autobiografiche e culturali di Modugno, dalla sua performance, suona un po’ svuotata di senso. Un ritornello come un altro da canticchiare o da utilizzare come sottofondo musicale nella pubblicità, negli spettacoli e nei servizi televisivi. A dispetto di tutto ciò gli echi e le suggestioni originari di quella canzone resistono ancora. Si ritrovano nei testi di alcuni cantautori: Ho visto Nina volare di Fabrizio De André, La donna cannone di Francesco De Gregori. Fanno capolino, in forma di citazione, nei versi di Andrea Zanzotto: “E volare  volare: e ciò che non divaga”. Emergono soprattutto nell’urlo liberatorio di milioni di ragazzini e di adulti, in cui si sfoga la carica aggressiva contro la vita com’è e il mondo non gradito, senza più fantasia, senza più utopie.   

Lorenzo  Catania

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