mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini:
In ricordo di Pietro Nenni
a 126 anni dalla nascita
Pubblicato il 08-02-2017


l 9 febbraio del 1891 nasceva a Faenza Pietro Nenni. Visto che proprio domani ricorrerà l’anniversario, che per noi socialisti ha una certa valenza, risentiamo per un momento direttamente la sua voce. Tali evocativi ricordi (particolarmente belli) vennero raccolti nel suo libro “Tempo di guerra fredda. Diari. 1943-1956”. Alla stesura del testo, che uscì per la Sugarco nel 1981, pose personalmente mano la figlia Giuliana, coadiuvata da Domenico Zucaro. La prefazione, invece, la eseguì un altro nostro carissimo compagno, Giuseppe Tamburrano. Il grosso volume, di circa ottocento pagine (primo di tre volumi), apparve un anno dopo la morte di Nenni.

Il 28 luglio del 1943, circa un mese prima di riassumere nuovamente (il 22 agosto) la direzione dell’Avanti!, stavolta nella sua impervia fase clandestina, egli annotò i seguenti appunti: “… Faenza, la mia città natale, da dove si può dire che manco dall’adolescenza, mi ha accolto con affetto… Qui è tutta la mia giovinezza che mi viene incontro. In questo vicolo che si chiama dei Mendicanti (l’attuale Via Sant’Agostino, nda) sono nato cinquantadue anni or sono e se appena socchiudo gli occhi, in una vecchierella che prende il fresco all’ombra della chiesa di Sant’Agostino posso immaginare mia madre infagottata di stracci e curva sotto il peso di molti guai e di molta miseria. Questo palazzo dalla facciata severa, che fu dei conti Ginnasi (si riferisce ad un signorile Palazzo settecentesco, posto nell’odierno Corso Matteotti. Proprio nei pressi di Via Sant’Agostino, nda), mi ricorda mio padre che vi era come inserviente e vi chiuse gli occhi alla vita quando avevo appena cinque anni. In corso Porta Imolese, l’orfanotrofio (si chiamava Orfanotrofio Maschile Opera pia Cattani, nda) dove fu per quasi dieci anni la mia prigione (è qui che si dedicherà ad assidue e confortevoli letture, come raccontò in altra occasione, nda) che battezzarono beneficienza… Allora la mia giovinezza era protesa alla conquista di un mondo ideale e la povertà mi era di stimolo. Ma il cinquantenne può volgersi indietro – conclude con echi quasi carducciani – e dire all’orfanello di un tempo, al monello che queste viuzze hanno conosciuto indisciplinato e ribelle: “Io non ti ho tradito e sotto i capelli grigi sono sempre quello che fu”…”.

Un anno fa, esattamente il 7 febbraio, sulla facciata dell’attuale civico 18 di quel rammentato ex Vicolo dei Mendicanti, è stata collocata una lapide con impressa questa frase: “Nella dimora che ha dato i natali a Pietro Nenni (1891-1980), nel 125°anniversario della nascita, la città lo ricorda come figlio di Faenza e padre della Repubblica. Faenza 9 febbraio 2016”. Una gradevole e ben fatta onorificenza, davvero più che dovuta.

Luciano Masolini

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