venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Di tutto si parla, fuorché di politica
Pubblicato il 25-02-2017


Sul Corriere della Sera del 22 Febbraio 2017, Alesina e Giavazzi si pongono moltissime domande per  capire cosa  bisognerebbe fare per  affrontare le problematiche della società attuale e come qualificare molte proposte sponsorizzate dalle forze politiche: di destra o di sinistra?  Alcuni esempi:1) Opporsi alla valutazione degli insegnanti, è di destra o di sinistra; 2) Sostenere la liberalizzazione dei mercati è sinistra o destra? ; 3) Difendere i taxisti è di destra o di sinistra? L’articolo sembra la famosa  canzone di Gaber, “Destra o Sinistra”. Questa constatazione evidenzia la differenza tra l’artista  e lo studioso.  Non è un caso che Gaber si poneva, da artista, 30 anni fa  domande simili a quelle  che i due economisti si pongono nel 2017. La politica , che è arte,  richiede più sensibilità  che nozioni.  L’ideale sarebbe avere  l’una e le altre. Spero di non apparire presuntuoso, se dico di non condividere il  ragionamento dei due opinionisti, sia nelle premesse che nelle conclusioni. Da studente di  Economia, appresi che niente è totalmente nero e niente è totalmente bianco. Nel bianco, ci può essere un punto nero, che alla lunga può prendere la prevalenza. Una cosa analoga può capitare al “tutto nero”. Inoltre,  ogni cosa  può essere  inquinata e, nel tempo, trasformarsi.

L’ex-PCI assorbi  le “Cose” ed è diventato una cosa senza identità .Il  mio Professore di Economia,  Palomba, sosteneva e dimostrava che, con il tempo,  anche le virtù si essiccano e possono diventare  una cosa diversa o addirittura il contrario di ciò che erano prima. A sostegno di questa tesi, faceva due esempi: 1) La via dell’amore portò a Sodoma e Gomorra; 2) La virtù teologale “Carità”, da “tener caro l’altro”  è diventata  “  fare l’elemosina”, che è un’altra cosa. A questi concetti, penso, quando vedo ridurre la lotta politica da  confronto, tra modelli di società,  a un paragone geometrico e confusionario, nel quale trovò ispirazione Gaber, per la canzone  e  hanno trovato le ragioni per l’articolo, Alesina e Giavazzi. Un’Arte è diventata Geometria.  Dove stanno le valutazioni sul Liberismo e sul suo favorire  la tendenza ai Monopoli?  Che fine hanno fatto  le valutazioni sociologiche, ideologiche e anche religiose sullo sfruttamento dei lavoratori?  Che fine ha fatto l’esigenza di controllare, come Stato, i comportamenti degli imprenditori? Che fine ha fatto il concetto laburista,  secondo il quale,  l’uomo va protetto “dalla culla alla bara”? Potrei continuare con molte altre domande, ma , per brevità,  chiedo:-Che fine hanno fatto i dibattiti tra  i sostenitori del “lascia fare , lascia passare” e i sostenitori della Partecipazioni Statali ? Chi ricorda  il compromesso fordiano di Roosvelt , dopo la Crisi del 1929, non può non ammettere che siamo andati  troppo indietro, annullando tutte le conquiste concettuali, suggerite da grandi sociologi, economisti e politici ( i socialisti utopisti,  i grandi Riformisti, Amartya Sen, Mansholt, Piketty e, io aggiungo, Palomba). Nella seconda Repubblica sono scomparse troppi capitoli politici:  la Programmazione Economica, le Partecipazioni Statali, il sindacalismo europeo, la solidarietà tra le generazioni e tra le zone geografiche, la presbiopia politica ( sono diventati tutti miopi o ciechi), le Sezioni  dei Partiti, come luoghi di confronti,  un sistema elettorale figlio della caratteristica culturale del Paese ( quello proporzionale= politico; quello maggioritario =aritmetico), il valore spirituale del lavoro, su cui è basata la nostra Costituzione, l’impegno politico per il bene comune, ecc. C’è una cosa ancora più grave: l’aver messo il progresso sullo stesso piano dello sviluppo. Anzi,  la parola  Sviluppo è scomparsa,  uccisa da una  cosa ambigua , volgare e  senz’anima , qual è  la parola crescita.  Perciò, non mi meraviglio, se,nei dibattiti televisivi  di tutto si parla, fuorché di politica, con somma gioia dei conduttori, che, nel paragone, sembrano politici.

Luigi Mainolfi
Avellino

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