martedì, 23 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Michele Pascale:
Compito della politica è arginare
lo strapotere della finanza
Pubblicato il 10-02-2017


Caro compagno Direttore,
ho letto con molta attenzione il tuo editoriale “La finanza, il socialismo, la democrazia”. Mi permetto di porre una questione. Tu dici che la finanza “usa” le banche. Non vorrei che le tue parole venissero interpretate come una assoluzione del sistema bancario. La finanza a me pare tutt’altro che una rete metafisica, invisibile e non ascrivibile ad entità umane, come tu la rappresenti. E’ un sistema capace di produrre ideologia, da Blair (si, proprio lui, cui molti nostri compagni sono purtroppo affezionati) a Soros, tanto per fare i nomi più in vista.  Se  la finanza usa il sistema bancario per drenare liquidità, è altre sì vero che le banche lucrano sul denaro sonante  raccolto. Compiono investimenti rischiosi, certo, ma questi, se vanno bene, riempiono le tasche degli azionisti che, guarda caso, hanno legami molto stretti con gli ambenti della finanza. Le banche si lasciano usare molto volentieri …
Tu dici che la grande finanza, che è ente fisico e non metafisico, fa vittime interclassiste. Vero. Distrugge tanto l’operaio quanto l’imprenditore ed accelera il processo di proletarizzazione del ceto medio. In questo schema il mondo si divide in due: chi ingrassa con le speculazioni in borsa e chi è a rischio di suicidio. Al mio paese questa si chiama proprio lotta di classe. Parlare come fai tu di “socialismo dell’equità e non della contrapposizione tra le classi” è più o meno come dire “mannaggia li pescetti” a fronte della guerra del Vietnam. Il “socialismo dell’equità” è una creatura tenera, fragile, nuda, di fronte agli squali che popolano il mondo della finanza. Lo dico per l’ennesima volta: il moderatismo è la malattia senile del socialismo. Che deve porsi un problema solo: nella nuova lotta di classe tra finanza e produttori/lavoratori, noi da che parte stiamo? La risposta è ovvia: se siamo socialisti stiamo dalla parte di chi subisce il danno e non di chi si arricchisce. Ma occorre stare sulla barricata (perché lo è) con determinazione, avendo anzitutto il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ivi compresi i nostri nemici. Lotta di classe, appunto.
In ultimo sono d’accordo con te. Compito della politica è quello di porre un argine allo strapotere della finanza.  Ma occorre farlo con radicalità. L’equilibrio, la “bontà” lasciamola da parte.
Fraterni saluti
Mario Michele Pascale
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Commenti all'articolo
  1. Che si possa riesumare la lotta di classe se, come tu giustamente sottolinei, lavoro e capitale stanno da una parte sola, mi pare piuttosto complicato dimostrarlo. Il significato del mio pezzo, che ti ringrazio di aver commentato, é proprio relativo ai nuovi conflitti prodotti dalla supremazia della finanza incontrollata, altro che moderatismo. Mi pareva di aver scritto un articolo piuttosto radicale. Sulle banche non mi devi convincere. Ho portato io nel partito l’associazione Interessi comuni cui ho affidato una rubrica fissa sull’Avanti. Non capisco invece che c’entri Blair con Soros, scusami.

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