sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Mosca:
Taxi. Da socialista
sto con chi sciopera
Pubblicato il 21-02-2017


Caro Direttore
l’opinione popolare, in questi giorni, tende a percepire la protesta dei tassisti come la difesa retrograda dei privilegi di una casta, neanche si stesse parlando di signorotti feudali o simili.
Visitando ogni tanto la mia Napoli, prendo spesso il taxi. La mia esperienza è stata sempre positiva: nonostante le mille e più licenze di troppo, eh già pare che di taxi ce ne siano anche troppi, le ore di attesa in stazione e in aeroporto magari per una misera corsa di dieci euro, un Comune i cui vigili chiudono uno o due occhi sugli abusi delle auto private ma si accaniscono nei confronti delle auto bianche, nonostante questo sempre autisti gentili, educati, professionali, fini conoscitori della città e della realtà locale. Sono stato sempre fortunato? Può darsi.

Proviamo a immaginare Napoli con Uber e le decine di app che spunterebbero come funghi: migliaia e migliaia di auto in più, maggiore inquinamento atmosferico e acustico, crollo delle tariffe e, soprattutto, autisti impreparati, per lo più stranieri, nel caso di Napoli probabilmente immigrati cingalesi, vittime ideali di sfruttamento, pronti a lavorare anche venti ore al giorno.
Come dovrebbero reagire i tassisti a queste “novità del mercato”? Non voglio apparire ultra conservatore e più vecchio dei miei quaranta anni, ma mi metto nei loro panni: uno fa sacrifici enormi per la licenza, la riscatta con anni di duro lavoro e con la prospettiva di andare in pensione con in mano il solo plusvalore della licenza stessa da rivendere, e intanto un gruppo di giovanotti californiani, comodamente seduti sul divano di casa, si inventa la app, e con questa app manovra, a migliaia di chilometri di distanza un numero enorme di persone, forza lavoro a basso costo, sfruttandola e mettendo insieme enormi profitti. Il tutto con scarsa propensione a pagare le tasse, come si è già visto in casi analoghi.

Ora io chiedo a Lei e al nostro Segretario: noi socialisti, prima di difendere il libero mercato del lavoro che ingrassa le multinazionali non dovremmo difendere i lavoratori? E non dovremmo essere in prima linea contro lo sfruttamento degli immigrati? Perché questo è Uber, inutile girarci intorno. La concorrenza, il mercato, tutte scuse. Qui si tratta di una multinazionale che sfrutta, accumula ingenti profitti, e toglie lavoro a chi ha fatto sacrifici per essere in regola.
Io, da socialista, non ci sto. E, fatto salvo il rispetto del servizio minimo garantito, sto con chi sciopera.

Mi si dirà: ma noi regolamenteremo tutto questo. In Italia? Le regole? Secondo me, poco credibile. Grazie per la cortese attenzione e carissimi saluti dall’Ungheria,

Mario Mosca

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