giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

SENZA META
Pubblicato il 20-02-2017


alitalia

Fuori la protesta. Un presidio dei lavoratori Alitalia ai cancelli del Ministero dei Trasporti di piazzale Porta Pia dove è convocato l’incontro tra il governo e i sindacati sul caso della compagnia di bandiera. “La nazionalizzazione unica soluzione”, si legge su uno degli striscioni. La questione della compagnia aerea torna ciclicamente al centro del dibattito. “Quelli di Alitalia – ha detto il ministro dei Trasporti Graziano Delrio – sono problemi seri che non si affrontano a cuor leggero, c’è preoccupazione”. Dentro il Ministero il vertice tra il Governo e i sindacati di settore. Al tavolo sono presenti il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova.

il Ministero dei Trasporti a breve convocherà Alitalia sul contratto collettivo di lavoro. I rappresentanti delle segreterie sindacali “hanno illustrato le preoccupazioni dei lavoratori di Alitalia, relativamente al protrarsi della presentazione del Piano industriale e alla decisione dell’azienda di procedere, in modo unilaterale, alla sostituzione del contratto collettivo nazionale scaduto con un regolamento aziendale” si legge in una nota del dicastero. “I rappresentanti del Governo hanno preso atto delle istanze espresse e, in attesa della presentazione del Piano industriale, si sono impegnati ad affrontare il tema della ultrattività del contratto collettivo nazionale in un incontro da fissare prossimamente con l’azienda” conclude la nota.

“Anche noi siamo preoccupati. Solo un folle potrebbe non esserlo a vedere il conto economico che Alitalia fornisce. Noi ulteriormente preoccupati perché siamo in attesa da mesi di un piano industriale. Senza piano vuol dire che gli azionisti vogliono mandare la compagnia a schiantarsi come il Titanic”. Così a margine dell’incontro con il governo Nino Cortorillo segretario nazionale Cgil Filt. “Sulla vicenda del contratto siamo al limite della provocazione, dal primo marzo la compagnia non applicherà più il contratto ma un regolamento deciso unilateralmente e questo rischia di aggravare ulteriormente la situazione”, sottolinea etichettando quella sul contratto come” un’iniziativa totalmente sbagliata”. “Sappiamo benissimo che in questa fase il governo non ha potere sul piano – continua – siamo qui per dire che questo rinvio giorno per giorno della sua presentazione e insieme la vicenda del contratto sono iniziative totalmente sbagliate”.

Il segretario generale della Fit Cisl, Antonio Piras al termine dell’incontro governo sindacati ha precisato che per i sindacati ”lo sciopero rimane confermato” ma ”se l’azienda fa retromarcia su tutto noi siamo disponibili” a sospenderlo. Tra poche ore il governo convocherà Alitalia per capire se ci sono possibilità di mediazione”. Ma per ora lo sciopero rimane confermato. A confermare le difficoltà economiche e finanziarie di Alitalia è Claudio Tarlazzi, segretario generale della Uilt. Il sindacalista ha poi confermato “tempi più lunghi per la trasformazione dei crediti in equity. Ci auguriamo comunque che sia l’ultimo sciopero che resta assolutamente confermato a meno che non vengano ritirati gli atti unilaterali dell’azienda”.

Il timore è che l’incontro di oggi si esaurisca in una conferma delle posizioni comuni già assunte sulla crisi, anche in considerazione dell’assenza di un piano industriale vero e proprio. Il documento che il governo ha detto chiaramente di attendere per poter procedere alla valutazione degli impatti occupazionali. Quel che è certo, hanno detto lo stesso Delrio con il collega Carlo Calenda, è che non può tutto ricadere sulle spalle dei lavoratori. Dal canto loro i sindacati hanno confermato lo sciopero già proclamato per giovedì 23 febbraio. “Non c’è possibilità che venga revocato. Non siamo stati chiamati dal governo per parlare di questo – affermano – ma per parlare del piano industriale e della decisione dell’azienda di non applicare il contratto”.

Il vice presidente della compagnia italiana, James Hogan, ha specificato dopo l’ultimo cda che resta da fare “un grande lavoro per arrivare a una struttura dei costi che possa permettere all’azienda di essere competitiva ed economicamente sostenibile sul mercato”.

Le opzioni industriali in campo per la compagnia sono diverse. Dall’ipotesi minimalista di creare una low cost con cui competere nel breve medio raggio, cedere ‘tout court’ le tratte più brevi ad una low cost di successo come Ryanair o Easyjet, allearsi con una grande vettore europeo a livello di Lufthansa con il quale condividere un progetto di vettore a basso costo. Le rassicurazioni dell’amministratore delegato Cramer Ball, secondo il quale l’azienda è “in linea con l’obiettivo di arrivare ad una riduzione dei costi di almeno 160 milioni nel 2017” non sembrano aver convinto gli osservatori anche perché i risparmi decisi sul costo del lavoro non sono stati avallati dai sindacati che hanno già fatto ricorso alle vie legali.

Secondo indiscrezioni Alitalia — presieduta da Luca Cordero di Montezemolo e controllata al 49% dagli arabi di Etihad — potrebbe archiviare il 2016 con una perdita di gestione intorno ai 600 milioni, in un anno in cui il traffico europeo è cresciuto del 5,1% con un tasso di incremento record anche rispetto alle altre aree del mondo e – per fare un paragone – il gruppo Air France-Klm ha chiuso lo scorso anno con 795 milioni di utile netto. La linea del governo è chiara: il prezzo del risanamento della compagnia non potrà ricadere sulle spalle dei lavoratori, hanno puntualizzato nel giorni scorsi Delrio e Calenda, secondo una posizione condivisa dalle organizzazioni sindacali. Le indiscrezioni parlano di esuberi di personale previsti fra 1.600 e 2.000 dipendenti.

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