sabato, 29 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Tangentopoli, 25 anni fa
l’arresto di Mario Chiesa
Pubblicato il 16-02-2017



Arresto Mario Chiesa TangentopoliUna ‘mazzetta’ di 7 milioni di lire, 3 mila e 500 euro di oggi, la metà della tangente pattuita, con banconote siglate da un capitano dei carabinieri consegnata al presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, Mario Chiesa, dal titolare di una piccola impresa di pulizia, Luca Magni. Un fatto, all’apparenza, di ‘ordinaria giustizia’, ma che scopercherà la pentola di un sistema di  corruzione che coinvolge quasi tutte le maggiori aziende e i partiti politici, ‘decapitando’ i vertici della maggioranza al governo, il pentapartito, e ‘toccando’ anche il Pci-Pds, con il risultato comunque di trasformare la geografia politica ed economica italiana.

Il sistema dei finanziamenti illegali o irregolari, riguardava praticamente tutto il sistema politico del Paese, ma a farne le spese furono soprattutto i due partiti che costituivano la spina dorsale dei governi di centrosinistra, la Dc e il Psi. L’opposizione del Pci-Pds godeva anche esso di un sistema analogo di tangenti, anche provenienti dall’Unione Sovietica, ma per fortuna o perché capace di resistere meglio alle indagini – vedi il caso Greganti – o perché favorito dalla magistratura (si arrivò a parlare di ‘toghe rosse’)   praticamente usci indenne dalla tempesta mediatico-giudiziaria. Comunque tutto Iniziò ufficialmente così, venticinque anni fa, con l’arresto, avvenuto il 17 febbraio 1992, di Mario Chiesa (definito poco dopo da Bettino Craxi un “mariuolo”), l’inchiesta ‘Mani Pulite’ che in 10 anni vide messe sotto accusa circa 5.000 persone, con 3.175 richieste di rinvio a giudizio e 1.320 posizioni inviate per competenza ad altre procure italiane.

Di Pietro-interroga-CraxiMilleduecentotrentatre le condanne (828 tra patteggiamenti e riti abbreviati, 405 con processi ordinari; poco meno di 800 le assoluzioni, in udienza preliminare o ai processi, comprese le prescrizioni (228) e le estinzioni del reato (253). Numeri andati ben oltre quelle che furono le previsioni, apparse ‘catastrofiche’ nella primavera del 1992, di uno dei primi manager finiti in carcere, Alberto Zamorani: “Ne arresteranno mille”. Ma Mani Pulite ha voluto dire anche ‘suicidi eccellenti’ (o ‘suicidi giudiziari’, come sono stati anche chiamati i drammatici  episodi che hanno riguardato personaggi che, indagati o in carcere, non hanno resistito allo shock. Secondo i dati registrati dallo stesso ‘pool’ dei magistrati milanesi, le assoluzioni ‘nel merito’ sarebbero circa il 14-15% e il 30% le prescrizioni.

Una decina i magistrati che, negli anni, hanno portato avanti le inchieste, a partire da Antonio Di Pietro, protagonista nella prima fase e dimessosi dalla magistratura alla fine del ’94, fino a Ilda Boccassini, subentrata al ‘contadino di Montenero di Bisaccia’ nel ’95. In prima fila l’allora Procuratore Capo, Francesco Saverio Borrelli, e il coordinatore del ‘pool’ Gerardo D’Ambrosio, morto nel 2014. E ancora Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Paolo Ielo e, per un periodo limitato, Tiziana Parenti.

Riportiamo qui di seguito alcuni stralci del primo capitolo del libro di Carlo Correr “Una lunga marcia. I socialisti italiani dopo il 1993” che inizia proprio con le vicende che seguirono l’inchiesta di ‘mani pulite’.


Una lunga marcia. I socialisti italiani dopo il 1993

Che il mondo era ormai irrimediabilmente cambiato, i socialisti lo compresero solo davanti ai risultati elettorali delle consultazioni del marzo 1994.

Alle elezioni politiche del 1992, le ultime prima di tangentopoli, il PSI ottenne alla Camera 5.343.930 voti, pari al 13,62%, I seggi furono 92. Due anni dopo, con la nuova legge elettorale, il PSI precipitò al 2,19%, oltre 11 punti e mezzo in meno, corrispondenti a 849.429 voti.

(…) La delusione per il risultato fu fortissima. Ancora poche ore prima dell’apertura dei seggi, i sondaggi ufficiosi nelle mani del PDS assegnavano al PSI una percentuale superiore al 5%, assai distante dal 13,6 di due anni prima. Un risultato drammatico, se messo a confronto con le performance precedenti, ma accettabile se valutato nel contesto di quella stagione politica.

Il lancio delle monetine contro Craxi fuori dall'Hotel Raphael di Roma

Il lancio delle monetine contro Craxi fuori dall’Hotel Raphael di Roma

Il clima in cui si viveva era infatti ancora quello determinato dalle inchieste giudiziarie che avevano trasformato i socialisti in una sorta di ‘appestati’, comunque guardati con sospetto e a malapena tollerati a sinistra solo se alleati con il PDS di Occhetto.

(…) Se si cerca l’inizio della fine del PSI, il momento in cui si poteva avvertire per la prima volta con nettezza che era iniziata una parabola discendente di cui non si vedeva neppure il fondo, inevitabilmente si pensa a tangentopoli e allo sconquasso provocato dalle inchieste a raffica del pool di Mani pulite.

In termini temporali questo è sicuramente esatto, ma la crisi terribile del biennio 1992-1993 non può essere spiegata solo con le inchieste del Pm Antonio Di Pietro. L’origine del dramma che ha sconvolto un partito e la vita di tanti dirigenti e militanti ha avuto origine anche da una debolezza intrinseca, dalla perdita di coscienza di sé del partito, dall’essere venuta meno in tanti quella passione civile e morale che aveva fatto del socialismo una colonna portante dell’Italia repubblicana, dall’aver forse sottovalutato eccessivamente l’effetto corrosivo che l’uso spregiudicato dei ‘mezzi’ avrebbe avuto sui ‘fini’, nella lotta contro i due giganti del tempo, la DC e il PCI.

Francesco De Martino in un suo j’accuse contro Bettino Craxi, usò il termine ‘mutazione genetica’ per spiegare come secondo lui, il PSI non era più quello di una volta. Ora certamente questa definizione, conteneva una sostanziale parte di verità, ma aveva il difetto di esaurire la questione in un ambito moralistico e di mettere in ombra almeno analoghe mutazioni, come quelle che avevano interessato tanto il comunismo italiano, culturalmente, politicamente e finanziariamente compromesso con l’Urss, quanto la Democrazia cristiana, disposta a chiudere gli occhi su troppi misfatti pur di mantenersi alla guida dello Stato.

Certamente la divisione del mondo in due blocchi contrapposti aveva avuto come sottoprodotto del permanere dell’Italia nell’area della democrazia liberale parlamentare, una distorsione dell’uso del potere a fini personali e di tutto questo tangentopoli non fu che l’effetto più eclatante. ‘Rubare per il partito’ non può essere una giustificazione, ma nell’Italia degli anni ‘70 e ‘80 quei comportamenti avevano una comprensibile, e conosciuta, spiegazione ed è giusto anche dire che ci fu pure chi si arricchì alle spalle, e qualche volta anche sulle spalle, del partito in cui militava. Mentre la battaglia politica veniva combattuta anche a colpi di mazzette, molti di quei denari prendevano strade del tutto private, con ciò creando le premesse non tanto per le indagini e i processi di ‘Mani pulite’, quanto della mortale debolezza e incapacità di rispondere politicamente a quell’offensiva contro la democrazia, a favore dei cosiddetti ‘poteri forti’, che accompagnò – e secondo alcuni ispirò – il lavoro dei giudici del pool di Milano.

Se Bettino Craxi peccò di eccessiva spregiudicatezza nel finanziamento del partito, bisogna però per lo meno ammettere che lo fece nell’ottica di un progetto politico modernizzante, sostenendo attivamente tante battaglie di libertà in Italia e anche fuori dall’Italia, sostenendo in ogni modo chi combatteva per la democrazia contro dittature e totalitarismi, dal Cile all’Urss. E oggi nessuno più nega che ebbe ragioni da vendere nella battaglia contro l’inflazione per l’abolizione della ‘scala mobile’ o in quella per a sostegno degli euromissili Pershing e Cruise contro gli SS20 sovietici.

Indubbiamente il PSI del 1993, come gli altri partiti della maggioranza, ma anche dell’opposizione, aveva molto da farsi perdonare quanto a eticità di comportamenti, ma resta sorprendente la facilità con cui agli occhi dei cittadini, i socialisti divennero materia di scherno e di barzellette, ridotti a comodi capri espiatori non solo dei dissesti economici dello Stato, ma anche dell’intero sistema di corruttele che pure riguardava, e continua drammaticamente a riguardare, tutto il Paese e a tutti i livelli. Anche oggi difatti, nel pubblico e nel privato, il sistema delle mazzette continua a imporre la sua legge, come prima, più di prima, eppure il PSI di Craxi non c’è più da un pezzo.

Achille Occhetto e Massimo D'Alema

Achille Occhetto e Massimo D’Alema

(… ) A distanza di qualche anno la lezione del 1994 è già chiara: la cosiddetta ‘Seconda Repubblica’, che sembrava pronta a nascere nel segno del riscatto – secondo l’agiografia della sinistra comunista, post comunista e dipietrina – da decenni di malversazioni mafiose, criminali, di trame nere e quant’altro era stato addebitato ai partiti che avevano governato l’Italia repubblicana fino ad allora, (essenzialmente PSI e DC), la sera del 28 marzo stenta a riconoscersi. Hanno vinto fascisti e leghisti capitanati dal ‘Cavaliere nero’. Siamo alla miglior dimostrazione dell’eterogenesi dei fini, se dobbiamo credere che ci sia stata veramente una regia della sinistra comunista, politica e giudiziaria, in tangentopoli.

(…) I partiti della sinistra storica, e il centrosinistra in generale, escono con le ossa rotte dalle elezioni che consegnano il Paese a quello che sarà il primo governo Berlusconi. Tangentopoli ha distrutto i partiti storici della prima repubblica, ma in realtà, e questo è divenuto più evidente col passare degli anni, ha colpito soprattutto la sinistra, tutta la sinistra anche quella del partito comunista ed ex comunista la cui strategia si è rivelata fallimentare.
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Copertina_CorrerCarlo Correr
Una lunga marcia. I socialisti italiani dopo il 1993
Editore P.S.Edizioni – Nuova Editrice Mondoperaio
pagg. 298 – euro 14
codice ISBN 978-88-99231-06-4
Si può acquistarlo in libreria, su Amazon,
oppure rivolgendosi direttamente a:
carlocorrer@avantionline.it
La pagina su facebook

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