lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tempo di Bacco,
vino sì, ma buono!
Pubblicato il 27-02-2017


Enogastronomia-Città-del-vino“Vino sì, ma buono”! Come non essere d’accordo con questo telegrafico ma esauriente incipit? La risposta è scontata – mentre non lo sono alcuni avvenimenti che riguardano la “cronaca enologica”! Innanzitutto si riscontra un cliente fortuito (o habitué) cambiato rispetto a un tempo. Anzi, è mutato “l’abbordaggio” verso il vino e l’enologia – ora intesi come “soggetti” da comprendere, e non come episodica “bevuta” da sorseggiare distrattamente! Adesso, chi si accosta “al prodotto” è forte di un’indubbia consapevolezza, e desidera documentarsi sino in fondo su ciò che si accinge a portare a casa. E non è tutto! Accanto al piacere di informarsi, non manca sensibilità nei riguardi della tanto “reclamizzata” moderazione. “Bere responsabilmente” – è sempre più una condotta spontanea, e non effetto coercitivo dell’alcol test! Insomma, verso il vino c’è desiderio di conoscenza in complicità dell’autocontrollo!

Discutendo di vino ci si chiede però quando si predilige assaporarlo, e vale a dire notizie e minuzie sul consumo! Parrebbe che sia più beneaccetto ai pasti, soprattutto quando non si ha il pungolo di tornare al lavoro (magari in auto). A tal proposito i week end sono i momenti più gettonati, nel senso che si può bere “un bicchiere” in paga tranquillità. Nella maggior parte delle tavole italiane “il nettare bacchico” non scarseggia, anzi. Non di rado si predilige un vino generico (già da tavola) e rosso-fermo quale “modello” dominante – senza optare per vini realisticamente dispendiosi. Attenzione: bere un vino dal costo misurato non vuol dire giocoforza affidarsi a un articolo di scarsa qualità, ci mancherebbe!

L’importante è esser edotti che una variante di pregio detiene attributi che ne giustificano il costo, per certo, quando non è oltremodo esoso. “Saltellando” sul terreno mutevole dei numeri, come poco fa rivelato, “il rosso” taglia come un bolide il traguardo delle preferenze; ciononostante, egualmente in pole position “troviamo” le bollicine, che negli ultimi lustri hanno ottenuto un successo eclatante – salutato con soddisfazione da aziende e produttori. Spesso si tratta di spumante Made in Italy, anche se il fascino dello champagne con cui “far il botto” nelle circostanze altisonanti continua per la sua strada.

Alcune considerazioni relative all’acquisto! Un po’ alla volta è scemata la consuetudine di comprare “a casaccio” – mentre è cresciuto il costume di affidarsi a brand attestati, e cioè a un prodotto che dà incondizionate garanzie. Evidentemente a trentun anni da quella che fu “la pagina” più infausta del settore (lo scandalo del vino al metanolo del 1986, che attestò un tragico “bollettino” di 23 morti accertati e parecchie gravi intossicazioni), l’utenza ha appreso che il vino è sì un alimento “nobile”, dalle assonanze storico-culturali peculiari, tuttavia va anteposto con oculatezza, soprattutto dove ci sono manifeste garanzie. I luoghi dove più è acquistato sono i punti vendita della grande distribuzione organizzata (GDO), le cantine del territorio, i produttori consorziati, oppure in enoteca – sorta di tempio aureo dedicato a Bacco, anzi – a ciò che per antonomasia vien magnificato come il rampollo della divinità, cioè il vino.

Possiamo così asserire – come disamina allargata – che si beve con parsimonia ambendo all’aspetto qualitativo, anche se si tratta di una selezione da consumare a pasto! Nonostante il trend, permane una certa attenzione nei confronti del costo – della serie – di “virtù” ma che non sia un colpo apoplettico per il portamonete! Altra cosa che potrà incuriosire il lettore è l’interesse verso il “Wine sharing”, in soldoni la possibilità – fuori casa – di condividere una o anche più bottiglie di “top Wines” con altri commensali. Una sorta di assaggio allargato – per capirci – organizzato con maestria dal “padrone di casa”, e capace così di stuzzicare gli ospiti con un sorso esclusivo! Il vino prestigioso non ha ovviamente costi “popolari” – poiché la qualità va sempre onorata con moneta sonante. Comunque, se un locale offre agli astanti l’opzione di stappare delle bottiglie d’annata condividendo la spesa – ecco che anche il nettare più aristocratico (e agognato) diventa una chance da afferrare!

Quello del vino è un pianeta rigoglioso che si presta a innovazioni e archetipi, che hanno il fine di elargire svariate soddisfazioni ed emozioni. Basti pensare alla sempre più massiccia diffusione delle applicazioni e dei software dedicati esclusivamente al vino (Wine App), e scaricabili on line dagli “enonauti” alla ricerca di questa o di quell’etichetta! In parole povere, esiste “il vino per tutti”, per ogni esigenza e per ogni tasca. Merito anche dell’informazione, che sempre più dà spazio all’argomento, con recensioni, schede dettagliate e segnalazioni tematiche. Inoltre – “Deo gratias” alle molteplici rassegne, fiere e kermesse, che attirano pubblico persino da località lontanissime.

A tal proposito, va ricordato che a Verona, il prossimo 9 aprile ci sarà il rendez-vous annuale con Vinitaly – giunto alla 51esima edizione, e a tutti gli effetti sorta di “Olimpo” per chi si occupa di vini (giornalisti, esperti, produttori e aziende del settore), ma anche per i tanti che coltivano il desiderio di assaggiare vini di qualità! In epilogo – “vino sì, ma buono” – oltre che auspicio condivisibile – si preannuncia come tangibile fondamento – visto le buone notizie che arrivano da un settore in evidenza, che “acciuffa” sempre di più consenso e partecipazione. Vino certo che sì, strizzando comunque l’occhiolino alla moderazione, al bere intelligente e animato da buon senso – come accennato in apertura di articolo!

Stefano Buso

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