martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Tennis: Tsonga vince in casa, la Svitolina conquista gli Emirati
Pubblicato il 27-02-2017


svitolinaContinua la corsa inarrestabile di Jo-Wilfried Tsonga. Va a vincere in casa un torneo importante, che lo incorona ancor di più e sancisce la sua presenza a pineo regime nella top ten. Il francese sale, infatti, alla posizione n. 7 del ranking mondiale. Partiva di certo favorito da testa di serie n. 2 (dietro solo a Gael Monfils, n. 1), ma forse nessuno pensava che avrebbe fatto un torneo così “facile” a Marsiglia. Nell’Atp di Bouches du Rhȏne, in Provenza, ad impensierirlo è stato forse solamente l’australiano Nick Kyrgios in semifinale, che sciupa un’occasione d’oro: partita equilibrata nel primo set, Tsonga fatica ma riesce a conquistare il primo set al tie-break, complice qualche errore di troppo di Kyrgios; quest’ultimo pian piano ritrova la regolarità e l’incisività dei colpi e rimonta al secondo set, anche grazie a un lieve calo del francese, per 6/2; ma Jo-Wilfried al terzo riesce ad ottenere il break sufficiente che gli garantisce la vittoria per 6/4. Tutto in discesa per lui poi in finale contro il connazionale Lucas Pouille: un match senza storia in cui l’avversario nulla può contro la maggiore potenza ed aggressività del futuro trionfatore. Pouille gioca bene, ma non basta. Per il transalpino è il secondo torneo consecutivo vinto. Tsonga dà sfoggio di un tennis di qualità: precisione tecnica, tattica, giusta determinazione, convinzione, decisione, nel corretto approccio al match, con un’attitudine mentale degna dei campioni, rafforzata dall’esecuzione perfetta dei colpi (a fondocampo quanto a rete). Per non parlare del servizio, tanto da non disdegnare, quando può, un serve&volley. Se, ad esempio, nella finale chiude il primo set con una stop-volley da manuale, nel secondo continua a dare lezioni di tennis con tre aces consecutivi piazzati. Subito ad inizio partita, in finale, va avanti di un break e si porta immediatamente sull’1-0; nel secondo set, invece, strappa il servizio e fa il break sul 3-2, andando avanti poi per 4-2. 31 anni, fisico imponente e robusto, la sua forza non è solo fisica (ma anche mentale, di concentrazione e lucidità); oppure il suo colpo migliore non è principalmente od esclusivamente la battuta appunto, come si potrebbe pensare. La differenza nella finale e nel secondo set in particolare (leggermente più lottato forse) l’ha fatta con i fondamentali, con il gioco d’attacco e soprattutto con il rovescio anche da fondocampo; non è solo per come ha tenuto la rete che ha entusiasmato il pubblico di casa, ma anche per il modo con cui ha chiuso certi scambi lunghi e lottati con passanti di rovescio bimane, anche lasciando all’ultimo una mano. Doppio 6/4, come doppio successo consecutivo per lui. Tsonga si inserisce, così, a pieno titolo, nella rosa di giocatori transalpini di cui la nazionale francese dovrà tenere conto. Tanti gli altri nomi interessanti che l’Atp di Marsiglia ci ha mostrato. E nei quarti ve n’erano ben 5 schierati per due derby tutti d’Oltralpe: Gael Monfils contro Richard Gasquet; poi l’altro tra Gilles Simon e Tsonga appunto; e infine Lucas Pouille. Ma qui in Provenza hanno giocato anche: Mathieu, Chardy, Paire, Mahut, Benneteau. La scelta non manca di certo per un eventuale impegno prossimo di Coppa Davis. Tuttavia, forse, Jo-Wilfried è quello che, di recente, è cresciuto di più. Non a caso, dicevamo, si porta a quota 7 della classifica mondiale. Tsonga insegna, soprattutto, che il tennis non è solo potenza, ma anche sapersi muovere sul campo con agilità, avere una capacità di precisione di schema tattico, che indica un disegno e una visione di gioco che permettono a un tennista come lui di spostarsi con ordine. Non è facile essere in grado di possedere tutti questi aspetti che fanno un giocatore completo e danno una lettura perfetta del match e come intepretarlo.
E, negli Emirati Arabi, il prestigioso Wta di Dubai (un milione di dollari di montepremi) vede imporsi un’altra n. 7: la testa di serie del seeding, l’ucraina Elina Svitolina che, in finale, batte la testa di serie n. 10 del tabellone Caroline Wozniacki e diventa lei la nuova n. 10 del ranking mondiale. Seguita da Justin Henin, la sua performance qui a Dubai è stata assolutamente da dieci. Ha giocato un tennis strepitoso, da vera numero uno. Classe ’94, per raggiungere il 100% di successi ora le manca la conquista di uno Slam: un assalto più che legittimo e giustificato, data la sua entrata nella top ten così giovane. Nel set iniziale il break arriva sul 3-2: la Svitolina tiene il servizio a 0 e si porta sul 4-2, ed ha persino la palla del doppio break, che non sfrutta con un errore nella risposta. Dal 4-3 si arriva al 5-3 con due punti straordinari di Elina: un rovescio lungolinea dopo uno scambio durissimo in cui era stata costretta al recupero con un lob di rimessa e poi un ace. Ha la palla del 6/3, ma è 5/4. Stavolta, però, l’ucraina chiuderà 6/4. Sia la Wozniacki che la Svitolina sono tese. Entrambe non sfruttano, rispettivamente, palle e break e set point. Elina, nel secondo set, farà break in apertura, ma poi brava la danese a recuperarlo e portarsi sull’1-1. Per il resto, secondo parziale speculare al primo. Si concluderà per 6/2, con la Wozaniacki che cede un po’ nel finale, sempre con un rovescio lungolinea della Svitolina. Caroline le prova tutte, ma l’ucraina si impone in campo in modo pauroso: le riesce tutto con la massima precisione e facilità; colpi più pesanti, nonostante la maggiore aggressività forse della Wozniacki che viene spesso anche in attacco a rete, ma spesso passata dall’avversaria. La testa di serie n. 10 le prova davvero tutte, persino un ace di seconda, ma non è sufficiente e null’altro può se non arrendersi al maggiore stato di grazia dell’altra. La n. 7 del seeding commenta così la vittoria a fine partita: “Sono felice perché è sempre difficile vincere con un’avversaria come Caroline, che è una che non molla mai”. Invece stavolta ha dovuto alzare bandiera bianca. Troppo superiori persino le percentuali: 23 a 10 i colpi vincenti per l’ucraina, 2 a 4 i doppi falli per la Svitolina; 9 break point contro i 4 della danese, poi, sono davvero tanti. Troppi in più per non pesare o fare la differenza. Si tratta della seconda finale consecutiva persa per l’attuale n. 15 del mondo: la Wozniacki era già stata sconfitta dalla Pliskova a Doha la settimana scorsa, mentre la Svitolina già aveva trionfato a Taipei tre settimane fa (per 6/3 6/2 su Peng Shuai). L’unico precedente è stato giocato un anno fa a Miami e a vincere, nel tie-break del terzo set, fu Elina. Forse la danese è stata penalizzata da un leggero infortunio alla coscia destra (vistosa la fasciatura che portava) e dalle continue e quotidiane interruzioni per pioggia a Dubai, che hanno caratterizzato tutto il torneo. A tale proposito, poi, ancor più merito rende alla Svitolina la vittoria in semifinale su Angelique Kerber. La tedesca, e testa di serie n. 1, viene sconfitta per 6/3 7/6 dalla ucraina ma, a onor del vero, gioca quasi da ferma nel finale di secondo set soprattutto (colpita da un infortunio al ginocchio per cui è stata costretta anche a chiedere il time out medico; ma neanche questa sospensione ha distratto l’avversaria). Di certo più fallosa la Kerber, ma di sicuro anche più incisiva Svitolina; conquista 9 palle break, commette la metà degli errori gratuiti: 20 a 10 per lei contro quelli della tedesca che, per di più, fa ben 5 doppi falli. Ciononostante le due tenniste regalano un secondo set combattuto, lottato ed entusiasmante, pieno di break e contro-break. Impressionante quanto questa giovane tennista non tremi di fronte a campionesse come Caroline ed Angelique.

Barbara Conti

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