lunedì, 27 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Tesi congressuali
La sinistra che vorrei
Pubblicato il 24-02-2017


TREDICESIMA PROPOSTA
Separare le carriere dei magistrati, elezione per sorteggio del CSM, potenziare
gli organici per accelerare i processi. E regolamentare i gruppi di pressione.
La giustizia giusta.

ECCO LE ULTIME PROPOSTE
La legge sul testamento biologico verrà calendarizzata grazie all’iniziativa
congiunta con i radicali.
Ius soli e legge contro l’omofobia prossimi appuntamenti.
Bene la legalizzazione della cannabis

Le proposte precedenti

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Commenti all'articolo
  1. Il principio esposto nel “quarto punto” mi sembra ragionevole e fondato, ma mi chiedo se la sua applicazione non incorra in eventuali “veti” europei, dal momento che, se non ricordo male, vennero contestati in più di una occasione i cosiddetti Aiuti di Stato, col motivo che avrebbero alterato in qualche misura il mercato, ossia le regole della libera concorrenza.

    Anche se poi si sente dire che altrove lo fanno, ma allora, se dette voci rispondessero effettivamente al vero, bisognerebbe avere la forza di non essere quelli che, come Belpaese, restano col “cerino in mano”, perché sarebbe una non piccola penalizzazione per il nostro sistema produttivo.

    Vi sono nel contempo settori che si trovano non da oggi in difficoltà, o comunque in una situazione abbastanza critica – e questo vale per diverse aree del Paese – e per i quali la delocalizzazione non è materialmente possibile, nel senso che per loro l’unica alternativa resta di fatto il “chiudere bottega”.

    Mi riferisco in particolare alla piccola distribuzione, esercizi di vicinato, ecc…., vale a dire un tessuto economico provvisto anche di notevole valore sociale, almeno a mio giudizio, per le interrelazioni, di quartiere ma non solo, che si si sviluppavano intorno a tali attività, e dovremmo pertanto fare in maniera di non perderle e cercare il modo di sostenerle (anche perché mi sembra che in Paesi di punta dell’eurozona non si vedano in giro serrande chiuse come da noi).

    Riguardo al “quinto punto”, il reddito di cittadinanza potrebbe essere la riposta ai “bisogni” di cui si parlava negli anni Ottanta in casa socialista, e le condizioni ipotizzate dal Direttore per erogarlo mi paiono sensate, ma non credo che per finanziarlo sia sufficiente “una più alta tassazione del gioco d’azzardo”, nel senso che occorrerebbero verosimilmente altre risorse, tutte da reperire.

    Il proporlo oggi, nella condizione data di penuria di risorse, come ci sentiamo sistematicamente dire, mi parrebbe un “azzardo”, replicando il termine, che farebbe probabilmente “alzare le antenne” a quanti temono un aumento del carico fiscale, col rischio di andare a colpire ulteriormente i “meriti”, anziché premiarli come si diceva sempre negli anni Ottanta, ragion per cui rimanderei la cosa, o la condizionerei quantomeno ad una ripresa economica (e alla ripresa di quella fiducia nel futuro che oggi sembra molto affievolita o addirittura mancare).

    Paolo B. 25.02.2017

  2. Contributo alle prime tre Tesi Congressuali
    ASSEMBLEA COSTITUENTE
    È da sempre una nostra antica proposta che avremmo dovuto cavalcare per farla emergere come la posizione socialista durante la campagna Referendaria anziché creare i Tavoli Socialisti del SI e del NO.
    Facciamo ora un unico tavolo. Ci aiuterà ad avviare la decantazione del rancore che ancora non si è assopito fra i dirigenti e diversi iscritti socialisti. Ricordiamoci che l’esistenza dell’Istituto del Referendum Consultivo ci dà la possibilità di promuovere questa iniziativa.
    Durante la campagna referendaria tra le file del NO sono emerse tanti buoni propositi per una Riforma Costituzionale complessiva, alla cui architettura potesse partecipare la più ampia rappresentanza delle culture e delle forze politiche. Oggi il terreno è fertile per questa semina, ma probabilmente ognuno il seme lo vorrà far sviluppare nel suo orticello. Come Socialisti prendiamo subito l’iniziativa e, per non rendere la nostra iniziativa velleitaria, utilizziamo per la raccolta delle firme per un Referendum consultivo le nostre strutture sul Territorio nazionale per ospitare tutte le componenti politiche con cui intendiamo costruire il Polo rosso verde, includendovi l’area progressista di Pisapia e la Marianna. Nell’ottica di una futura Costituente Socialista, che ormai non possiamo più rimandare, invitiamo anche l’Area socialista di Caldoro, e per un trascinamento nell’ottica del superamento della nostra Diaspora anche qualche ex Socialista che in chiave anticomunista passò in Forza Italia nel 1994.
    Un figura importante da inserire in questa iniziativa è Claudio Martelli il cui carisma e ricordo è ancora molto presente fra i Socialisti.
    In prima fila, per dare visibilità al rinnovamento socialista e sostegno operativo all’iniziativa, dovremmo però impegnare i nostri giovani della FGS, in quanto oltre ad esprimere il nuovo volto e relativo indirizzo dei Socialisti sarà questa e la futura generazione che la nuova Costituzione revisionata dovraà utilizzare e custodire. La presenza in prima fila della FGS, potrebbe agire come veicolo di proselitismo verso il PSI da parte di altri giovani che desiderano impegnarsi per il rinnovamento delle nostre Istituzioni.
    Facendo parte in Parlamento di un Gruppo Misto invitiamo a partecipare a questa iniziativa anche chi lo compone. La ciliegina sulla torta per noi Socialisti sarebbe che, come appartenente al nostro Gruppo misto, la prima firma di sottoscrizione fosse quella di Giorgio Napolitano.
    COGESTIONE
    Propongo di organizzare come punto di partenza un CONVEGNO con i rappresentanti delle Parti Sociali (le varie Categorie produttive e Sindacali). Sono convinto che i tempi siano ormai maturi per una Legge sulla Cogestione il cui concetto oltre al diritto di rappresentanza è anche quello della partecipazione alle scelte strategiche per lo sviluppo e la vita delle Imprese. (Ricordo che lo stesso Landini aveva esplicitamente avanzato la richiesta di una Legge sulla rappresentanza sindacale). Se vi riflettiamo, la Cogestione nello spirito interpreta anche i concetti che sono alla base della cooperazione di cui con l’imprenditore socialista Owen nell’800 e con Nullo Baldini siamo stati oltre che gli ideatori anche i principali interpreti.
    La Cogestione:
    – Potrà agevolare la ricerca e l’applicazione nei processi produttivi dei fattori innovativi atti a migliorare la competitività delle imprese in un Mercato globale in cui sono la ricerca e l’innovazione a determinare la vita e la durata di un prodotto. La Cogestione faciliterà anche i Piani di riconversione e /o ristrutturazione produttiva per l’inserimento nei processi produttivi di nuove tecnologie in armonia con la conservazione dei posti di lavoro
    – Non è da escludere anche l’introduzione della partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa con l’adozione di premi di produzione, incentivi e incrementi di salario di 2° livello in aggiunta ai parametri del Contratti collettivi nazionali
    – Consentirà una più adeguata e mirata attuazione della politica di Formazione permanente dei lavoratori
    – Consentirà un freno e un controllo contro i tentativi di delocalizzazione delle attività produttive.
    – Potrà contribuire alla costruzione di un clima di Comunità tra imprenditori e lavoratori con la promozione di alcune forme di Welfare aziendale con particolare attenzione ai periodi di maternità che oltre a un diretto beneficio sulle donne lavoratrici si possa integrare con periodi di reciprocità con i rispettivi famigliari.
    – Contribuirà a governare, in armonia con i valori della nostra Costituzione, i fenomeni di discriminazione, tra cui il Mobbing, in modo tale da annullare o attenuare in modo dignitoso gli attuali effetti lesivi derivanti dall’abolizione dell’Art.18
    – Penso infine che la Cogestione potrebbe riportare alla luce qualche figura d’imprenditore come il socialista Adriano Olivetti, e far maturare quello spirito di solidarietà aziendale che ha consentito alla Wolkswagen di gestire la crisi del mercato automobilistico con l’autoriduzione delle ore di lavoro e del salario per conservare il posto di lavoro a tutti
    PATRIMONIALE
    È stato valutato che il nostro patrimonio immobiliare e mobiliare equivale a 9000 miliardi di euro e cioè 6 volte il valore del PIL nazionale mentre il nostro debito pubblico è prossimo ai 2500 miliardi di euro.
    Deliberare una patrimoniale “una Tantum” dell’1% su 9000 miliardi non sarebbe scandaloso se non fosse ormai consolidato negli italiani la sfiducia del suo appropriato utilizzo da parte di uno Stato, che si distingue sempre più come sprecone, e che ai suoi massimi vertici di Governo licenzia due persone che avevano ricevuto l’incarico di ridurre gli sprechi attraverso il controllo e la revisione strutturale della spesa pubblica, per consentire che i risparmi derivanti fossero destinati in parte a ridurre il debito pubblico ed in parte ad alimentare gli investimenti pubblici (la Spending review).
    Occorre tenere conto che, in particolare per il Patrimonio immobiliare, essendo diventato ormai cronico il ritardo del Catasto, diventa difficile intervenire equamente sui proprietari d’immobili ove si considera che alcuni di essi l’immobile, anche se di pregio, l’hanno ereditato ma il loro reddito è modesto.
    Una selezione per individuare chi può contribuire è comunque possibile per i grandi patrimoni, ma ritengo che tutto ciò che si riuscisse a recuperare dalla patrimoniale non dovrebbe essere destinato alla riduzione del debito pubblico, che occorre invece ridurre agendo sulla Spending Review e sulla lotta all’evasione che può essere attuata solo con la riduzione del carico fiscale derivante da una Riforma fiscale efficace che consenta anche di scaricare tutte le spese, in modo che la tassazione verrebbe effettuata solo sulla parte di reddito rimasta. In questo modo si attiverebbero di più alcuni tipi di consumi in quanto i cittadini potrebbero scaricarli e si creerebbe un patto virtuoso tra i cittadini e lo Stato in quanto sarebbero gli stessi cittadini a non essere più partecipi e corresponsabili nell’evasione dell’IVA che ha raggiunto ormai una cifra di 30 Miliardi di evasione all’anno.
    Per rendere più controllabile l’importo ricavato dalla Patrimoniale, occorrerebbe destinarla a degli specifici Capitoli di spesa in modo che la sfiducia dei cittadini sul loro utilizzo venisse minimizzata, ed il loro utilizzo misurato a valle dei risultati prodotti. Propongo che l’importo della patrimoniale sia destinati all’edilizia popolare per le fasce indigenti e a dei mutui per le giovani coppie che in questo modo, gravati dai pesanti oneri d’affitto, possono provare a contribuire ad invertire i livelli negativi della natalità disponendo di un maggiore margine economico da destinare alla crescita della prole.
    È indispensabile inoltre che venga ripristinata la gradualità dell’applicazione dell’IMU sulle abitazioni in quanto è anche immorale che un Governo abbia esonerato gli abbienti ed i milionari da questo contributo. È scandaloso che un Governo di centro sinistra si sia spinto oltre a quanto a fatto Berlusconi e non solo con l’IMU. Il ricavato da un corretto ripristino dell’imposizione dell’IMU dovrebbe essere messo in uno specifico capitolo di spesa del Bilancio comunale da destinare all’edilizia popolare.
    Con questo principio di utilizzo finalizzato della Patrimoniale e dell’IMU i cittadini interessati si sentirebbero nobilitati da un gesto di solidarietà verso dei connazionali più bisognosi anziché rapinati da uno Stato sprecone.
    Nel quadro economico il recupero dell’IMU e della Patrimoniale di solidarietà si qualificherebbero come degli investimenti pubblici che, reinseriti nel circuito dell’Economia, aumenterebbero il PIL riducendo cosi il rapporto Debito/Pil e inietterebbero nella sfera del settore dell’edilizia nuove risorse e nuovi posti di lavoro.
    Un fraterno saluto a tutti da parte di Nicola Olanda

  3. La Rai? Non ho il televisore quindi non sono al corrente dei programmi televisivi, ma a giudicare da quello che ascolto su radiouno la rete nazionale sembra più interessata a servizi pubblicitari moralmente discutibili che a offrire informazione.
    Saluti, Mario.

  4. Se andiamo indietro negli anni, uno dei temi centrali dei lavori congressuali era quello delle alleanze politiche, argomento che non ho visto rientrare nelle “tesi” via via espresse dal Direttore, forse perché verrà trattato successivamente a parte, o perché la si ritiene una strada già segnata, nel senso di confermare la collocazione in corso senza doverne discutere.

    Riguardo alle “tesi” che sono state fin qui pubblicate, talune condivisibili mentre altre no, ovviamente dal mio punto di vista – che peraltro ho già esposto relativamente ai primi due gruppi delle stesse – immagino che andranno poi sviluppate con qualche ulteriore dettaglio così da comprendere meglio come si intende concretamente procedere.

    Circa ad esempio l’undicesima proposta, laddove si parla di “edilizia residenziale pubblica”, nell’ambito di un piano straordinario per la CASA, andrebbe a mio avviso precisato se si intendono utilizzare nuovi terreni, o recuperane altri e quali, visto che non pochi sollevano già il problema di un eccessivo consumo di suolo, o di una eccessiva “cementificazione”.

    Dico questo, portando un esempio tra i tanti, perché, almeno dal mio “osservatorio”, dalla politica, diciamo tradizionale, la “gente” si aspetta che sappia dar soluzione a questioni anche complesse, semmai con proposte per così dire articolate, ma le vuole comunque conoscere, e non si accontenta più, o forse non si fida più, degli enunciati di principio, che sono giocoforza generici.

    E se la politica non riesce in questo compito, talora non semplice ma anche qualificante, o dà l’impressione di non volerlo fare perché è difficile trovare la “quadra”, siamo portati a guardare a chi lascia intravvedere di poterci dare delle risposte, che potranno anche essere troppo semplici o semplicistiche rispetto all’uno o altro problema, ma che risposte comunque sono (e poi non chiamiamolo populismo !).

    Paolo B. 09.03.2017

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