venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

“Un passo dal cielo 4”
e l’ombra di Don Matteo.
Le fiction in parallelo
Pubblicato il 01-02-2017


cielo 4 don matteoA legare “Un passo dal cielo” (di cui stanno andando in onda gli episodi della quarta stagione) e “Don Matteo” non è solo la presenza di Terence Hill, che ha recitato in entrambe le fiction (ricoprendo nel secondo il ruolo del noto parroco e nel primo vestendo i panni del capo della Guardia Forestale Pietro Thieme). Come noto l’attore ha lasciato il posto in “Un passo dal cielo 4” a Daniele Liotti, che interpreta il nuovo comandante Francesco Neri.

Diverse sono, infatti, le analogie tra questi due prodotti per Rai Uno; somigliante soprattutto lo spirito che unisce toni comici, romantici, più drammatici e seriosi con sfumature di giallo, fondendo realismo e divertimento con la giusta leggerezza di un’ironia mai banale né fuori luogo. Ciò potrebbe essere di buon auspicio per “Un passo dal cielo 4” per arrivare alla decima serie come “Don Matteo”. Innanzitutto, a proposito di parallelismi, entrambi scelgono una location abbastanza contenuta, raccolta e confidenziale per fornire un’atmosfera anche amichevole ed intima seppur intrisa di mistero, per un clima famigliare che favorisca l’intreccio, l’intrigarsi della trama e, soprattutto, l’ingarbugliarsi delle relazioni tra i personaggi, anch’essi molto speculari. Così, pertanto, alla piccola e amata Gubbio, con la sua collettività in cui ci si conosce tutti perfettamente, corrisponde l’altrettanto surreale comunità di San Candido, in Trentino-Alto Adige, che con le sue montagne suggerisce un’aura di luogo ameno quasi. Al capitano Giulio Tommasi (Simone Montedoro) di “Don Matteo 10”, poi, fa eco Vincenzo Nappi (Enrico Ianniello), come lui diviso a metà tra l’attrazione fatale per due donne antipodiche dai caratteri, dai fisici e dalle personalità opposte: la mora seducente e sua moglie Eva Fernández (Rocío Muñoz Morales, simpatica, divertente e ironica nella sua interpretazione disinvolta) e la bionda carismatica, esuberante e briosa, la disinibita e incosciente a tratti Cristina (la bella e sorridente Alice Torriani); un po’ pasticciona, ma sincera, quest’ultima combina guai in buona fede; ricorda dunque la Lia (Rosalia “Lia” Cecchini, alias la dolce, tenera e solare Nadir Caselli) di “Don Matteo 10”. L’altra, invece, più Bianca (Giorgia Surina), l’intrigante collega del capitano Tommasi, che non sembra dedicarle tutte le attenzioni che lei si aspetterebbe: interessata a lui ha, al contrario, su di sé gli occhi di tutti gli altri uomini; è al contempo un po’ invidiosa e gelosa della più ingenua Lia, di cui cerca di vendicarsi con eleganza.

Seppur non vi sia una corrispondenza perfetta poiché Eva (Rocìo) è la moglie di Vincenzo, mentre Bianca non lo è di Tommasi; e seppur il suo cinismo si ritrovi più nella svelta Cristina (Alice Torriani), la cui mente acuta e diabolica disegna, pianifica e trama tranelli a favore di Vincenzo, tuttavia è proprio Cristina ad avere quell’attitudine un po’ casinista di Lia. Inoltre le due trilogie di figure di entrambe le fiction, nonostante ordini e tipologie mescolati, invertiti e non perfettamente coincidenti come abbiamo visto, sono accomunate dalla presenza di un’altra figura: quella delle mamme di Giulio e Vincenzo (interpretate brillantemente rispettivamente da Simona Marchini e Anita Zagaria), che pendono per un’altra donna piuttosto che quella che è al fianco del loro figlio. Ma anche nelle caserme si respira la stessa aria: Tommasi e Nappi fanno tutto il possibile per riportare all’ordine, con sforzi spesso vani ed estenuanti che li sfiancano per la loro ricerca di credibilità, impegno e serietà non sempre messi in campo dai loro uomini; ma questa è l’arma vincente per portare comicità. Al loro fianco vi sono i più “pasticcioni” involontariamente: il maresciallo Nino Cecchini (Nino Frassica) in “Don Matteo” e l’equivalente Huber Fabricetti (alias Gianmarco Pozzoli) in “Un passo dal cielo”. Entrambi si fondano su un messaggio morale ben definito e individuabile, ribadito spesso con forza: dal parroco in “Don Matteo” appunto, dalla giovane etologa Emma Giorgi (alias Pilar Fogliati) in “Un passo dal cielo”; dalle frasi del Vangelo e delle Sacre Scritture si passa a quelle filosofico-letterarie di personalità di spicco della storia della cultura italiana e internazionale. La religione, infatti, è più peculiare in “Don Matteo” rispetto a “Un passo dal cielo”, dove c’è una fede nuova, più di stampo ateistico e filosofico che cristiano-cattolico: quello della comunità del Maestro Albert Kroess (un enigmatico leader spirituale).

Se un paio di parallelismi (di una formula vincente rivisitata e riutilizzata che sicuramente funziona e permette di dare un prodotto altamente fruibile) sono ancora riscontrabili, non meno lo saranno delle differenze tipiche. Il triangolo in “Don Matteo 10” tra Laura (Laura Glavan) con sua figlia, Tomàs (Andrés Gil) e Sabrina (Dalila Pasquariello), ricorda molto quello di Tommaso (Tommaso Ramenghi), Natasha ((interpretata da Caterina Shulha) con il piccolo Evgenij (e il suo vero padre che ritorna) e la moglie di Tommaso (di cui Natasha è l’amante). Se poi in “Don Matteo 10” era forte la presenza della scomparsa Patrizia Cecchini (Pamela Saino), in “Un passo dal cielo 4” c’è quella “viva” della ex moglie di Francesco Neri (Daniele Liotti) ovvero Livia (Daniela Virgilio), che lui ritenga faccia parte ormai del suo passato, ma che cerca comunque di riavvicinare (anche se Kroess la tiene ben lontana da lui). E poi evidente l’analogia tra Don Matteo e Neri, entrambi “investigatori” improntati, ma attenti e perspicaci.

Due gli stratagemmi inediti utilizzati per i 20 nuovi episodi della quarta serie da “Un passo dal cielo” rispetto a “Don Matteo 10”. Innanzitutto il fatto che la verità sui casi in cui si indaga, man mano che si scopre, ci viene rivelata con gli occhi di Francesco, che rivede la possibile scena realmente accaduta, quasi diventandone protagonista con immagini in sovrapposizione leggermente oscurate e non con il classico flashback come in “Don Matteo”. Poi si è dato un tocco di originalità, brio, modernità introducendo nel cast anche Fedez che interpreta esattamente se stesso. Questo forse è stato utile anche per mettere a suo agio nella recitazione Rocìo, molto conforme alla parte assegnatale.

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