giovedì, 30 marzo 2017
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Opinioni e commenti
 

Veneto Banca e Bpvi verso fusione, ora tocca alla BCE
Pubblicato il 01-02-2017


I vertici di Bpvi e Veneto Banca: Viola, Mion, Lanza e Carrus

I vertici di Bpvi e Veneto Banca: Viola, Mion, Lanza e Carrus

Oggi, dopo l’incontro della scorsa settimana, verranno sottoposti alla BCE i contenuti del piano di fusione per cercare di ottenere il nullaosta.
Quindi, oggi, per le due banche venete, è una giornata decisiva. I Consigli di amministrazione delle due banche, parallelamente dovranno approvare e mettere a punto la proposta definitiva di fusione da presentare anche in Banca d’Italia.
Le due ex banche popolari dovranno preparare un piano industriale e soprattutto un piano di risanamento che rimetta in ordine i conti su livelli patrimoniali per allontanarle dal fallimento.
Riusciranno le due deboli banche a diventare una banca forte facendo veramente piazza pulita del passato?
La cifra necessaria per raggiungere un risultato positivo sembrerebbe superiore a quanto previsto inizialmente. Sembra che non basterebbe l’aumento di capitale di 2,5 miliardi, ma ci vorrebbero almeno 5,7 miliardi da reperire attraverso un nuovo intervento del Fondo Atlante. Il fondo, proprietario di entrambi gli istituti, ad inizio gennaio ha iniettato 938 milioni di euro ed attualmente dispone di un importo residuo di 1,7 miliardi non investiti per il salvataggio di MPS. Dalla conversione dei bond subordinati delle due banche si potrebbe contare su circa un miliardo. Si tratta di 722 milioni per la Popolare di Vicenza e 622 milioni per Veneto Banca dai quali vanno tolti le obbligazioni in mano alla clientela retail. Rimane l’intervento dello Stato che dal “fondo salva banche” dovrebbe contribuire con una quota di circa due miliardi. Lo Stato, in questa circostanza, otterrebbe una quota di minoranza contrariamente a quanto sta per avvenire al MPS.
L’altro nodo da risolvere, certamente non di secondaria importanza, è quello delle sofferenze. In tal senso si avanza l’ipotesi di una “bad bank” dove trasferire le sofferenze pari a circa otto miliardi lordi di Npl che complessivamente rappresentano 3,6 miliardi netti. Le sofferenze tra le due banche sarebbero così suddivise: per Veneto Banca ci sarebbero 3,6 miliardi lordi di cui 1,7 miliardi netti; per la Popolare Vicentina si tratterebbe di 4,6 miliardi lordi di cui 1,9 miliardi netti. L’operazione verrebbe completata con il contestuale scorporo della good bank che verrebbe messa in vendita sul mercato internazionale.
Naturalmente ci saranno ripercussioni sui lavoratori. Si parla di circa 2.500 esuberi cioè di posizioni lavorative da tagliare per poter rientrare nei costi. Per la campagna ristori sarebbero stati individuati 169 mila soci ai quali verrebbe restituito il 15% del valore delle azioni svalutate.
Anche nel caso delle due banche venete, non sembra pienamente rispettato l’art. 47 della Costituzione della Repubblica Italiana che incoraggia e tutela il risparmio.

Salvatore Rondello

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