Ragazza rasata a zero perché non voleva il velo

Dico subito che hanno fatto bene le autorità preposte a sottrarre questa quattordicenne a una famiglia che le imponeva il velo che non voleva portare. E che, per punizione, l’hanno rasata a zero. La ragazzina, che frequenta con ottimo profitto la terza media di un istituo bolognese, si é lamentata cogli insegnanti i quali, assieme al preside, hanno denunciato il fatto alla Questura. Siamo in Italia e non si può imporre un’usanza, neppure accolta e assunta da tutte le donne, come ricordano le nostre Maryan Ismail e Layla Yossouf. E soprattutto non si può fare violenza, come pare sia già avvenuto per le due sorelle collocare altrove, verso i figli. I diritti di libertà vanno garantiti. E anche se si tratta di una minorenne le malversazioni vanno punite. In che mondo vuole vivere questa famiglia bengalese che impediva alla figlia di uscire di casa a volto scoperto, di frequentare amici maschi, di fare la vita che in Italia possono fare tutte le quattordicenni? Sia chiara una cosa: chi entra nel nostro Paese deve rispettare i principi e le regole della nostra società. In primis quello della libertà garantita dalla Costituzione. Non sono ammesse sacche di medioevo. L’integrazione non può essere né un compromesso tra culture diverse, che significherebbe assurda sintesi tra libertà e sopraffazione, né tolleranza e indifferenza verso chi impone costumi illiberali e arcaici. Per questo non possiamo che plaudire alla dichiarazione di Renzi e del sindaco di Bologna che questi concetti hanno voluto ricordare.

Nencini: per Fazio la colpa dei misfatti è della politica

fabio-fazioBotta e risposta tra Fabio Fazio e Michele Anzaldi, deputato del Pd e componente della Commissione di vigilanza Rai. “In questi mesi abbiamo assistito a un’intrusione della politica nella gestione della Rai che non ha precedenti. La politica si è intromessa nella gestione ordinaria di un’azienda”, ha detto Fazio in un’intervista a Repubblica. È subito arrivata, sempre su Repubblica, la replica di Anzaldi.”Il Pd non ha smarrito la strada, anzi sta seguendo quella giusta. Non abbiamo riformato il canone per permettere a una piccola casta di sopravvivere”. Insomma uno scontro vero e proprio. E sulla misura che impone un tetto agli stipendi di conduttori e artisti, Fazio non ha usato mezzi termini. “Stavolta si è creato un vulnus insuperabile”. E ha spiegato: “Ciò che si arriva a guadagnare deriva dal valore di ciò che si produce”. Parole che non sono piaciute affatto ad Anzaldi che ha replicato che Fazio si definisce “artista-giornalista” e ritiene per questa sua caratteristica di doversi sottrarre al tetto dei 240mila euro annui stabilito per i giornalisti. Ma, per il parlamentare Pd, “questa figura non esiste”.

“Anche per Fazio – è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini – la politica e solo la politica è responsabile dei misfatti in Rai. È bastato che si ponesse il problema di mettere un tetto ai contratti delle star perché si alzasse il dito contro la politica”. Prosegue Nencini: “Se le qualità di un artista sono tali da raccogliere pubblicità, ‘calmierare per contratto’ è una pratica da valutare con attenzione. Servono regole che non pianifichino l’egualitarismo penalizzando il talento ma che tengano conto di una verità: in Italia, la Rai produce audience ben oltre le private. Anche questo è un valore per chi vi lavora. Ma in tempi di emergenza, stringere la cinghia non fa male a nessuno. Chi comincia? Non ho dubbi: chi porta responsabilità pubbliche. La questione vitalizi – spiega Nencini – è proprio lì, davanti ai nostri occhi. Le modifiche ci sono state e vanno nella direzione giusta. Si può fare qualcosa di più. Riallineare il più possibile al contributivo, toccando chi gode di assegni ben superiori alle quote versate. La strada da battere: contributi di solidarietà da commisurare in maniera progressiva sulla base di alcuni criteri, dal livello della pensione percepita al gap tra contributi versati e pensione (vitalizio) riscossa, dalla condizione economica della famiglia (tipo ISEE) alla previsione di principi che escludano, nel percepimento, differenze di età con i cittadini. Questo dovremmo fare. Ora. La risposta migliore – conclude Nencini – ai Fazio di turno”.

Perché la Ryder serve all’Italia (al di là di populismi e ideologie)

Il golf, in Italia e nel mondo. Quanti sono gli italiani che giocano a golf? E’ una delle poche certezze. Il golf è l’unico sport in Italia per la cui pratica è necessario essere iscritti, con rinnovo annuale, alla Federazione Italiana Golf. Perciò il numero esatto dei praticanti è noto all’unità: alla fine del 2016 i golfisti erano 90.289. Una cifra risibile.

Come va il golf nel resto del mondo? Stime 2011, non freschissime, ma che già riflettono gli effetti della crisi economica mondiale, valutano i golfisti nel mondo sui 70 milioni, di cui 30 negli USA, 7 in Europa. In Italia il golf è considerato alla stregua del tennis raffigurato da Bassani nel “Giardino dei Finzi Contini”, nella Ferrara degli anni ’30. Uno sport per pochi ricchi, un mondo di happy few. Ancora oggi la sinistra, intesa come ideologia politica sparsa tra varie sigle di partiti, compresi i PD, giudica il golf come uno sport per spocchiosi riccastri. Eppure, praticarlo, costa oggi molto meno dello stesso tennis, non parliamo dello sci. Si dirà: ci sono sport come il calcio ben più popolari e alla portata di tutti. Calcio, tennis, sci, anche il nuoto, non garantiscono però al praticante la stessa longevità sportiva. Il golf, lo si può praticare dai 6-8 anni ai ben oltre 80. Con grande vantaggio per la salute, è particolarmente indicato per chi ha problemi cardiocircolatori, osteoporosi. Tutti gli altri sport, hanno invece controindicazioni in tal senso. Vedo già le espressioni dubbie sui volti dei lettori. “Beh, sarà il commento, il golf deve essere uno sport per modo di dire, roba da vecchi panzoni.” Non è così. Dustin Johnson, considerato oggi il giocatore più potente del mondo, ha una media di lunghezza di tiro di ben 291 metri e spesso supera la lunghezza di 300 metri. Una pallina viaggia a 300 km/h. Non è roba da vecchi.

Il golf assicura un’educazione di alto livello, equiparabile alla formazione civile e sociale di un college esclusivo. Questo perché il gioco del golf è l’unico sport dove il giocatore è sostanzialmente arbitro di se stesso. Le Regole con cui lo sport è praticato sono improntate al massimo rispetto degli altri giocatori, degli avversari, del campo dove si gioca, dell’ambiente. Una specifica etichetta stabilisce fairplay, norme di sicurezza, contegno in understatement, aspetti desueti e lontanissimi dalla caciara dei campi da calcio, ove ragazzini e adulti vengono invece istradati a mentire, simulare cadute, dare calci negli stinchi, spinte ( anche plateali testate alla Zidane), per ottenere rigori inesistenti e abbattere gli avversari. Tutto un altro mondo. Tanto che, nei paesi anglosassoni, la pratica del golf è un elemento di valutazione esiziale nei curricola professionali.

Il golf, è anche business. Si stima un giro d’affari mondiale di 70 miliardi di euro l’anno, un movimento turistico di 25 milioni di golfisti annui. Svezia, Danimarca, Inghilterra, Germania, Austria, Svizzera e altri Paesi del Nord Europa hanno milioni di golfisti e non hanno la fortuna di un territorio graziato dal sole e dal clima come l’Italia. Gli spagnoli, molto più furbi di noi, hanno seminato 30 campi da golf nella Costa del Sol, ribattezzata opportunamente Costa del Golf.

E noi? Noi ce la tiriamo. Il golf è roba da ricchi. Da osteggiare, da sbeffeggiare. Così nel nostro Sud sono pochissimi i campi da golf a 18 buche con adeguate infrastrutture di servizio turistico. Sir Rocco Forte, per costruire un campo da golf in Sicilia, ha dovuto penare per anni, tra difficoltà generate dal sistema pubblico e dal sistema del pizzo.

Andando avanti così, rischiamo di affossare una delle poche industrie che ci resteranno nel futuro, quella turistica di alto livello economico, considerato il depotenziamento, nel nostro Paese, dell’industria pesante.

La Ryder Cup. La competizione prende il nome dalla Coppa trofeo donata dall’inglese Samuel Ryder (1858 – 1936) alla federazione americana nel 1924. E’ nata come una sfida tra i migliori professionisti di golf degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Dal 1979, la sfida è tra professionisti USA e pro europei. Il torneo non ha montepremi, i pro giocano gratis: in palio c’è solo la coppa e l’onore della vittoria.
Aggiungo: è l’unica manifestazione sportiva dove l’Europa si presenta unita, con la stessa maglia, in una unica squadra, con un fortissimo senso di appartenenza. La Ryder Cup viene ospitata alternativamente nei due continenti: per l’Europa sono sempre stati scelti campi britannici, salvo l’edizione 1997, disputata in Spagna in onore del grande Severiano Ballesteros. Quella del 2018 si giocherà in Francia e quella del 2022, la si giocherà a Roma, al Marco Simone.

La Ryder Cup è la più importante manifestazione internazionale di golf. E’ il terzo evento sportivo al mondo per importanza (numero spettatori, audience mondiale tv, turismo e consumi ) dopo le Olimpiadi e i Campionati Mondiali di calcio.

A questo punto lascio la parola a Vittorio Sabadin, che su La Stampa del 9 febbraio scorso scrive “ Come perdere una vetrina e un business”: < Per quei politici che campano di populismo e demagogia è facile dire che non bisogna dare soldi ai golfisti. Non sono già tutti ricchi? Non passano il loro tempo cercando di far cadere una stupida pallina in una buca palesemente troppo piccola? Non praticano forse quello sport che essere scemi aiuta? Se ne sono dette e se ne sentiranno di tutti i colori, per negare il finanziamento ( Nota mia: si tratta in realtà di una fidejussione ) di 97 milioni di euro promesso per la Ryder Cup a Roma. E come sempre più spesso accade in Parlamento, nessuno si occuperà di dire le cose come davvero stanno. La Ryder Cup di golf è la terza manifestazione sportiva mondiale per importanza dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio, e ogni Paese europeo desidera ospitarla. Per ottenere quella del 2022, l’Italia ha battuto la concorrenza di altri sei candidati, compresa Francia e Germania. Il golf nel mondo è così popolare, e la Ryder Cup così spettacolare, che le riprese televisive raggiungono 630 milioni di case in 200 Paesi, con quasi due miliardi di spettatori e con un ritorno economico e di visibilità per la regione che la ospita impressionanti. Nessuno sa dell’esistenza di Chaska, nel Minnesota. È un piccolo centro dove è stata disputata la Ryder nel 2016. Dopo la premiazione, le autorità hanno fatto un po’ di conti. La manifestazione ha portato: 54,8 milioni di dollari in transizioni di affari; 9 milioni al settore alberghiero, con richieste per 43.000 pernottamenti; 5,2 milioni in incassi dal trasporto; 5 milioni di ricavo per i negozi; 5 milioni per l’intrattenimento; 11.000 posti di lavoro temporanei; 2,4 milioni in tasse per la città di Minneapolis; 3,9 milioni per lo stato del Minnesota; 4,8 milioni per il governo federale. Le gare sono state seguite dal vivo da 250.000 spettatori, arrivati da 41 Paesi diversi, pronti a pagare ogni giorno centinaia di dollari per entrare nel campo. I biglietti sono così richiesti che a volte vengono sorteggiati mesi prima.  Non bisogna credere che Chaska sia un caso isolato. Nel 2010 la Ryder disputata a Celtic Manor ha portato 82,4 milioni di sterline al Galles, una delle regioni più povere della Gran Bretagna. >

Isabella Ricevuto Ferrari

Guerrino Mattei
un poeta nel giornalismo

Guerrino MatteiÈ scomparso Guerrino Mattei, poeta, musicologo, giornalista, direttore di factanet.it, nostro collaboratore come critico musicale.
Persona di grande gentilezza, simpatia e cultura, collaboratore di numerose testate giornalistiche, si è spento domenica scorsa.
Lo abbiamo appreso da Tania Turnaturi, che lo ricorda come suo ‘carissimo amico e mentore’, e che lo immagina veleggiante ‘verso le Isole dei beati’.
È grande il dolore della perdita per i parenti e quanti hanno apprezzato le sue doti umane e poetiche.
La nostra testata perde una firma importante.
In ricordo di Guerrino, pubblichiamo qui di seguito una delle sue bellissime liriche che ci ha trasmesso la stessa Tania.


Mattino d’inverno

Il sole filtrava
tra i rami dei pini

Una colata di luce
mi avvolse decisa
riscaldandomi l’anima

La rugiada capì
il miracolo del sole
in un mattino d’inverno

Commossa asciugò
le lacrime

L’erba drizzandosi
salutava
riconoscente il giorno

Guerrino Mattei
dalla raccolta “Oltre lo sguardo”

Quell’irresistibile voglia
di unto…

cibo untoAlle prese con “un vortice” di consigli nutrizionali (in verità, doverosi!) – talvolta capita di avere il desiderio di una “trasgressione” culinaria! Al diavolo – siamo umani – guai se non sentissimo l’acquolina di “un qualcosa” che scavalchi le solite pietanze ultra-light! Così, come avviene durante una seduta spiritica dove prendono forma spettri di improbabili antenati capitolati ai tempi della guerra di Crimea – ecco che nei piatti si materializzano leccornie off limits…

Sarebbe assurdo non desiderare una porzione seppur lillipuziana di patate fritte, una bisteccona cotta a puntino, una frittura mista di calamari con un aerosol di maionese, oppure un succulento panino da addentare così, in due morsi! In sostanza, una qualsivoglia “bontà” che puntualmente ci è proibita quasi fosse materiale radioattivo da evitare. Negli ultimi anni “l’italiano” s’è scoperto attento a due aspetti effettivamente di rilievo, e cioè la bilancia e la prevenzione. A questo punto “necesse est” una premessa! Vivere strizzando l’occhiolino al colesterolo e alla pancetta addominale– non solo è importante, ma denota rispetto per se stessi e per il sempre più “ansimante” servizio sanitario nazionale, poiché prevenire è meglio che curare. Perciò, “okay” limitare i condimenti, bene non esagerare con le porzioni di cibo, saggio bere la quantità giusta d’acqua per idratarci – senza tralasciare il consumo di frutta, ortaggi, verdura e via discorrendo. Ovviamente il tutto integrato da un’adeguata attività fisica, anche una blanda passeggiata all’aria aperta senza fretta e senza meta!

Et voilà, dato per buono che quelle relative alla sana alimentazione sono regole “auree” – è altrettanto inopinabile che “semel in anno licet insanire” come si diceva nella Roma dei Cesari; in parole micragnose, sporadicamente archiviamo senno e salubrità, celebrando come si deve sua maestà la forchetta! Certo, non sempre, altrimenti sarebbe una sciagura, tuttavia quando è fattibile non si indietreggi innanzi a un boccone squisito, e perché no – persino “unto” – nell’accezione più lodevole dell’aggettivo, ci mancherebbe. Ciononostante per dirsi soddisfatti non serve che “la scappatella pappaiola” sia a base di vivande esose servite in chissà quale contesto faraonico, “l’elusione” può benissimo essere declinata all’insegna dell’economico street food – se piace, ovvio. Comunque, decidendo di trasgredire, lo si faccia sino in fondo – sia per quanto concerne il dolce che il salato, così, d’emblée – senza pentimenti, magoni e sensi di colpa che manderebbero a ramengo la digestione a chiunque.

Da sempre è noto che l’occasione è tentatrice, perciò se all’improvviso prende le mosse la smania di un super gelato – e che si fa? Nessun problema – che sorbetto sia – con i gusti preferiti, praline e nocciole comprese, al massimo, per qualche pasto, si starà un po’ più leggeri per “bruciare” le calorie accumulate. Non succede nulla se una tantum si dà forma (e sostanza) a un comprensibile sfizio gola, anzi, fa bene allo spirito e alla mente, forse di più d’altro. Va però tenuto presente che ci sono delle patologie e dei fattori di rischio cronici, che non consentono di trasgredire, nemmeno la notte di San Silvestro! In questo caso va seguito il consiglio del medico, ed è determinate attenersi alle limitazioni che purtroppo innesca quel tipo di malanno. Ci mancherebbe se così non fosse – ubi maior minor cessat – in questo caso la salute, che viene prima di qualsiasi abboffata. I più fortunati, invece, non manchino saltuariamente di ascoltare il cuore e… la loro rumoreggiante panza!

Per chiuder baracca e burattini si sappia che in Italia oltre a mangiare bene non abbiamo (per ora) tutte quelle annose problematiche specifiche di altri paesi, gli USA in primis – dove l’obesità e la cattiva nutrizione stanno assumendo proporzioni endemiche innescando – come conseguenza – patologie serie (malattie metaboliche), a tal punto che si è deciso di correre ai ripari dissuadendo la popolazione dall’alimentarsi esclusivamente di cibo-spazzatura, il cosiddetto “trash food”. No, per fortuna il belpaese è la culla della dieta mediterranea, del buon olio extravergine d’oliva, della pasta e di tante cose ghiotte, che tra l’altro prevengono parecchi acciacchi. Tuttavia, pur avendo queste “garanzie” quale supporto del nostro fantasioso desinare, qualche volta avvertiamo quell’irrefrenabile “voglia di unto” – intesa come fuga dalla routine mangereccia, e cioè di effettiva possibilità di approdare in lidi culinari ove regnano cibi mostruosamente impossibili, che di norma ci vengono negati con rigore draconiano. Ebbene, nessuno ci proibisce (a patto di non avere impedimenti di salute) di concederci un morso tentatore, una sorta di “polpetta peccatorum” – poiché trasgredire con intelligenza è gratificante per chiunque abbia una visione epicurea della vita, già di per sé sfigata e non affatto semplice da affrontare.

Stefano Buso

La politica di Fazio

E anche per Fazio la politica e solo la politica è responsabile dei misfatti in Rai. È’ bastato che si ponesse il problema di mettere un tetto ai contratti delle star perché si alzasse il dito contro la politica. Bene. Veniamo ai fatti. Se le qualità di un artista, sia un conduttore televisivo, un attore, un comico o che altro, sono tali da raccogliere pubblicità e da intrattenere un vasto pubblico, ‘calmierare per contratto’ è una pratica da valutare con attenzione. Servono regole che non pianifichino l’egualitarismo penalizzando il talento ma che tengano conto di una verità: in Italia, la Rai produce audience ben oltre le private. Anche questo è un valore per chi vi lavora. Eccome se lo è. Un bel trampolino. E però voglio aggiungere un’altra considerazione. In tempi di emergenza, stringere la cinghia non fa male a nessuno.

Chi comincia? Non ho dubbi: chi porta responsabilità pubbliche. La questione vitalizi è proprio lì, davanti ai nostri occhi. Le modifiche ci sono state e vanno nella direzione giusta. Si può fare qualcosa di più. Riallineare il più possibile al contributivo (la qual cosa vale anche per le pensioni classiche) toccando chi gode di assegni ben superiori alle quote versate. La strada da battere: contributi di solidarietà da commisurare in maniera progressiva sulla base di alcuni criteri, dal livello della pensione percepita al gap tra contributi versati e pensione (vitalizio) riscossa, dalla condizione economica della famiglia (tipo ISEE) alla previsione di principi che escludano, nel percepimento, differenze di età con i cittadini.

Questo dovremmo fare. Ora. La risposta migliore ai Fazio di turno.

Riccardo Nencini

Fecondazione: nati i bimbi che la legge 40 non voleva

Sleeping newborn baby in the arms of my mother in hospital

Due bimbi sono venuti alla luce e sono nati solo grazie ad alcune modifiche della legge 40. Per questi cambiamenti, accanto ai genitori dei piccoli appena nati, si è battuta l’Associazione Luca Coscioni, insieme a una socialista testarda come Pia Locatelli. La notizia è stata data infatti dall’Associazione che si batte per i diritti civili, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta alla Camera che ha visto la partecipazione di Filomena Gallo, del deputato del Psi Oreste Pastorelli e dei genitori dei tre bimbi: coppie fertili, ma affette da malattie trasmissibili, che, senza le sentenze dei tribunali, non avrebbero potuto accedere alla fecondazione assistita e alla diagnosi sugli embrioni.
“Questa è una bella giornata – ha commentato Pia Locatelli – perché vediamo concretamente i risultati di una battaglia iniziata nel 2005, quando assieme ai radicali e all’Associazione Coscioni, avviammo la campagna referendaria per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistista. Una legge oscurantista, voluta da un governo di centro destra, che ha bloccato la ricerca e provocato tante sofferenze e difficoltà alle coppie che volevano un figlio, costringendole ad andare all’estero o a ricorrere ai tribunali per vedere realizzato il loro desiderio. Quella legge è stata lentamente smantellata pezzo per pezzo, non dalla politica, ma dai giudici, dai tribunali, dalle sentenze. E questa è una grave colpa di tutto il parlamento. E dobbiamo dire grazie all’Associazione Coscioni che in tutti questi anni non si è mai arresa, offrendo aiuto e assistenza legale a tutte quelle coppie che si vedevano negata la possibilità di diventare genitori. Oggi questi genitori sono qui e ci sono proprio grazie a quelle sentenze dei tribunali che hanno permesso la diagnosi preimpianto degli embrioni, consentendo la nascita di bambini che non sarebbero mai nati”.
Prima della sentenza della Corte Costituzionale 96/2015, infatti, la Legge 40/2004 non prevedeva la diagnosi preimpianto per le coppie fertili portatrici di patologie geneticamente trasmissibili, perché l’accesso alla fecondazione medicalmente assistita era consentito solo alle coppie infertili o sterili. Inoltre, prima del 2012, mai nessun Tribunale aveva affermato l’obbligo per le strutture che fornivano servizi di Pma di garantirne l’accesso alle coppie richiedenti alla Pgd. Ad oggi in Italia il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita conta un totale di 359 centri, di cui sono solo 43 quelli che effettuano la diagnosi genetica preimpianto.

“Noi socialisti ci siamo sempre opposti alla legge 40″, ha detto la deputata Locatelli: “Lo abbiamo fatto nelle precedenti legislature e lo abbiamo fatto in questa firmando una proposta di legge, presentando interrogazioni alla Ministra della salute perché venisse consentito l’anonimato dei donatori e per venire a conoscenza del numero degli embrioni sui quali è stata applicata la diagnosi preimpianto e di quelli considerati non idonei. Ancora non abbiamo avuto risposte ma andremo avanti. Così come continueremo a batterci perché la PDG venga inserita nei LEA e sia disponibile gratuitamente su tutto il territorio. Questi genitori e i loro bambini sono la prova più bella che stiamo andando nella giusta direzione”, ha concluso Pia Locatelli.

La deputata Pia Locatelli, inoltre, ha ricordato l’associazione, ha depositato di recente un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, perché renda noti i dati sulla diagnosi preimpianto e il numero di embrioni/blastocisti crioconservati non idonei per una gravidanza. “Si tratta di una grave mancanza da parte del Ministero, tra l’altro tenuto dalla stessa Legge a fornire queste informazioni”, ha detto Filomena Gallo, segretario della Luca Coscioni: “Sono importanti sia per la conoscenza su queste tecniche sia perché il nostro Paese ha un numero importante di blastocisti/embrioni non idonei che potrebbero quindi essere donati alla ricerca scientifica. Possibilità attualmente vietata dalla legge 40”. Una ricerca Svg su un campione di mille residenti, ricorda Gallo, mostrava a dicembre che il 57% degli italiani sarebbe invece favorevole a quest’ipotesi.
La lotta per andare contro una legge obsoleta è quindi solo all’inizio, ma nel frattempo due coppie, vincendo in tribunale una battaglia legale, hanno avuto la gioia di poter avere dei figli e si spera che questa sia una breccia che apra le porte ad altre coppie.

GUERRA COMMERCIALE

trump bandieraDopo l’indiscrezione pubblicata dal Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump affila le armi e prepara il terreno per l’annunciata guerra del commercio. Oggi infatti il Capo della Casa Bianca firmerà un provvedimento finalizzato ad indagare gli abusi commerciali alla base dell’enorme deficit commerciale Usa e a imprimere un giro di vite sui mancati pagamenti dei dazi anti dumping e anti sussidi sulle importazioni. Ad annunciarlo il segretario al Commercio Usa Wilbur Ross. Ross ha spiegato che il provvedimento approvato affida al dipartimento del Commercio degli Stati Uniti il compito di condurre un’ampia analisi delle cause del deficit commerciale del Paese. Tra gli abusi che verranno indagati, ha proseguito, rientrano il dumping sui prezzi dei beni e i sussidi ingiustificati, pratiche commerciali “non reciproche” da parte di altri paesi e tassi di cambio “non allineati”.
Una notizia che preoccupa l’Europa, i paesi europei potenzialmente più colpiti sono Germania, Francia e Italia, per i quali i dazi potrebbero riguardare anche i “pomodori, interi o tagliati, preparati o preservati se non con aceto o acido acetico”. Gli stessi Paesi che hanno subito un danno alla bilancia commerciale in seguito alle sanzioni russe.
Mentre la Commissione Ue “segue da vicino” la questione, a Bruxelles nessuno per ora vuole parlare di “conflitto” perché non ci sono stati ancora atti formali da parte dell’amministrazione Trump. Inoltre, sempre da Bruxelles si fa notare che eventuali tariffe sui prodotti Ue imposte dagli Usa come misura di rappresaglia “dovrebbero essere autorizzate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio”. La polemica intanto rimbalza da una sponda all’altra dell’Atlantico.
Oggi il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ammonisce contro i rischi di eventuali dazi tra Stati Uniti ed Europa. “Qualunque scontro commerciale tra Usa ed Europa è pericoloso non solo per le nostre economie ma anche per la tenuta della governance della globalizzazione”, ha detto il ministro a margine di un convegno in Confindustria. “Non è l’inizio di una guerra commerciale che non farebbe bene a nessuno però sarebbe un segnale negativo perché di tutto abbiamo bisogno tranne che di fare provvedimenti che magari hanno pure un valore relativo ma hanno il senso simbolico di una divisione in un momento in cui l’Occidente deve stare insieme per proteggere i propri cittadini dalla concorrenza sleale e non iniziare dispute commerciali tra di noi”, ha aggiunto Calenda.
Sulla stessa linea il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni che intervenendo al Business summit di Confindustria a Roma ha affermato che il G7 di Taormina dovrà “anche prendere posizione di fronte a scelte di fondo che non tollerano ambiguità: bisogna rinnovare la fiducia nei confronti dell’economia e delle società aperte su cui abbiamo costruito decenni di benessere”. Gli “sforzi” per facilitare economie e società aperte, ha detto ancora, “convengono a tutti e non solo sul lungo periodo”. E l’alleanza tra i Paesi del G7 “sarà decisiva di fronte alle nuove sfide globali”, nella consapevolezza che “senza un clima di fiducia il meccanismo del libero mercato potrebbe incepparsi, ma dall’economia e dalla società aperta parte la strada per ricostruire la fiducia”. “Senza libertà economica – ha detto ancora il premier nel suo intervento – non c’è alcuna possibilità di crescita”. Dobbiamo “scommettere sul libero mercato, il più grande motore della storia, e sul libero commercio”. “Sono preoccupata per l’eventualità che Trump decida di mettere la tax border, cioè la tassa a tutti i beni che sono prodotti fuori dagli Stati Uniti. Sarebbe una dichiarazione di guerra commerciale e sarebbe un punto molto problematico”. Cosi Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe, a margine della conferenza stampa di chiusura del Business Summit B7, commenta i possibili dazi Usa. Io mi auguro – aggiunge – che attraverso una negoziazione, sulla quale l’Ue aveva già detto di essere disponibile, si possa risolvere questo problema”.
Ma nel mirino di Trump è anche il Dragone rosso: la Cina, la seconda economia del mondo. Nella notte italiana, Trump ha twittato: “L’incontro la prossima settimana con la Cina sarà molto difficile, perché non possiamo avere un massiccio deficit commerciale e perdita di posti di lavoro. Le compagnie americane devono prepararsi a guardare ad altre alternative”. Il più grosso deficit commerciale degli Usa è infatti con Pechino. Seguono Giappone, Germania e Messico.

Nuovo trattato fiscale: Hamon e Piketty rilanciano l’Ue

hamon (1)Un nuovo trattato fiscale europeo, con al centro un Parlamento dell’eurozona: è questa la proposta di Benoît Hamon, candidato socialista alle presidenziali francesi che si terranno tra meno di un mese.
“L’Europa di oggi non funziona più, non è in grado di neutralizzare le conseguenze negative della globalizzazione – denuncia Hamon – Di fronte a questa sfida, la soluzione non può essere né il ritorno agli stati nazionali, così come vorrebbe Marine Le Pen, che pone le basi per lo sgretolamento dell’Europa e della Francia, né il mantenimento dell’architettura istituzionale attuale. Se l’austerità si è imposta come marchio di fabbrica dell’Unione europea, questo è innanzitutto perché non c’è abbastanza democrazia in Europa. La conseguenza di questo deficit democratico è il monopolio di tutte le decisioni fondamentali da parte della cosiddetta troika, costituita da Eurogruppo, Banca centrale europea e Commissione europea”.
Hamon ha fatto suo il ‘progetto di trattato per la democratizzazione della governance dell’eurozona’, un documento, disponibile online, che è il risultato di uno sforzo pluridisciplinare di giuristi, politologi ed economisti. Stéphanie Hennette, Guillaume Sacriste, Antoine Vauchez e Thomas Piketty hanno anche pubblicato un opuscolo, dove spiegano uno a uno gli articoli della proposta di trattato.
“Gli Stati Membri hanno risposto alla crisi che ha colpito la zona euro istituendo un vero e proprio sistema di governance, che include il Fiscal Compact, il Meccanismo europeo di stabilità, il regolamento sull’unione bancaria e i pacchetti legislativi ‘six-pack” e ‘two-pack’ e che ha contribuito al consolidamento delle politiche di austerità”, sostengono gli autori del progetto di trattato, che lamentano l’esistenza di un deficit democratico nella gestione dell’eurozona.
In particolare, Thomas Piketty, rinomato economista autore del bestseller ‘Il capitale nel XXI secolo’ e responsabile per le questioni europee della campagna di Hamon, punta il dito contro l’Eurogruppo, l’organo che riunisce i Ministri delle Finanze degli Stati Membri, colpevole, a suo avviso, di prendere tutte le decisioni che contano per il futuro dell’eurozona.
“Il problema è che di solito l’Eurogruppo non è in grado di decidere – denuncia Piketty – Si pensi agli scandali degli ultimi anni legati all’elusione fiscale. Tutti sanno che spesso le multinazionali pagano un importo irrisorio grazie a un basso tasso di imposizione di cui beneficiano in alcuni Stati membri. Tuttavia, l’eurozona non è stata in grado di prendere la benché minima decisione a riguardo. Questo perché l’Eurogruppo di solito rispetta il principio dell’unanimità nel prendere le sue decisioni. In materia di tassazione, il veto del Lussemburgo è sufficiente per bloccare tutto. E anche per quanto riguarda le poche questioni in cui si decide a maggioranza, i Paesi più grandi hanno di fatto il diritto di veto”.
Per questo, gli autori del ‘progetto di trattato per la democratizzazione della governance dell’eurozona’ propongono di affiancare all’Eurogruppo un’assemblea parlamentare dell’eurozona, in cui ogni paese sia rappresentato da un certo numero di parlamentari provenienti dai rispettivi parlamenti nazionali, in misura proporzionale alla popolazione e ai rapporti di forza tra i vari gruppi politici.
Una tale soluzione impedirebbe ai Paesi più grandi di opporre il loro veto. La Germania, ad esempio, costituisce il 24% della popolazione dell’eurozona e verrebbe rappresentata nella nuova assemblea in maniera proporzionale. Inoltre, con la nuova assemblea, verrebbe ristabilita la dialettica tra destra e sinistra sulle questioni economiche. Se l’assemblea fosse costituita da 105 membri provenienti dai parlamenti nazionali, una delle ipotesi avanzate da Piketty e colleghi, di questi 44 sarebbero di centro-destra (CDU/CSU in Gemania, Les Républicains in Francia, Partido Popular in Spagna, Forza Italia in Italia ecc.), 47 di centro-sinistra e dei gruppi ecologisti (SPD e Verdi in Germania, Parti Socialiste in Francia, PD in Italia e PSOE in Spagna ecc.), 9 della cosiddetta sinistra radicale (Die Linke in Germania, ¨Podemos in Spagna, Syriza in Grecia ecc.) e 5 non classificati (Movimento Cinque Stelle, ecc.).
Va peraltro tenuto conto che gli esponenti del centro-destra francese, spagnolo e italiano hanno spesso posizioni più flessibili in materia di politica di bilancio o monetaria rispetto a quelle del centro-destra tedesco, che potrebbe fare affidamento su solo 12 seggi du 105 disponibili.
La creazione di un Parlamento dell’eurozona è quindi, secondo i suoi sostenitori, una precondizione fondamentale per rompere con l’attuale consenso in materia di decisioni di politica economica e monetaria, opaco e decisamente poco democratico, e porre le basi per adottare una serie di decisioni di rottura in grado di far tornare a battere il cuore dei cittadini europei.
A tal proposito, Piketty ritiene che sia fondamentale rinegoziare il Fiscal Compact, trattato che ha introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio per i Paesi Ue e condotto, secondo l’economista francese, a un tentativo di ridurre il deficit in maniera troppo veloce nei vari Stati della zona euro.
“Ridurre il deficit va molto bene nel lungo termine – spiega Piketty – ma se lo si fa in modo troppo veloce si penalizza la produzione. Questo significa meno entrate per lo stato e più disoccupazione. E non si risolve il problema dell’indebitamento, perché il rapporto debito/PIL soffre, appunto, della contrazione della produzione”.
Il problema di un debito superiore al 100% del PIL, come è il caso in molti Paesi europei, non si può risolvere, secondo Piketty, attraverso il semplice ricorso a misure tradizionali, con l’accumulo di piccoli surplus anno per anno. Serve una combinazione di misure straordinarie, come “inflazione – che comunque distrugge molte cose, come il risparmio privato – una rinegoziazione e la messa in comune del debito tra i vari Stati membri”.
E, poi, è fondamentale che il nuovo Parlamento dell’eurozona possa votare un’imposta sulle compagnie. “Solo così si può evitare che le multinazionali continuino ad approfittare dei paradisi fiscali e delle differenze di imposizione che esistono tra i vari Stati membri”, afferma l’economista francese.
Il progetto del tandem Hamon-Piketty si presenta così come una delle poche proposte concrete in una campagna presidenziale dominata dagli scandali e nella quale le discussioni sull’Europa si sono limitate, nella maggior parte dei casi, agli slogan.

Matteo Angeli

Terremoto: Nencini, tutelare e proteggere i territori

“Questi territori sono da proteggere anche perché vi risiedono le nostre radici e la memoria dell’Europa cristiana”. Lo ha dichiarato il segretario del Psi Riccardo Nencini, intervenuto in apertura della terza edizione del “Cortile di Francesco” ad Assisi. Per il vice ministro servono “il fascicolo di fabbricato a cominciare dagli edifici pubblici; accelerare nella costituzione di Casa Italia per la prevenzione da terremoti e per riassesto del territorio”. Proseguendo Nencini ha fatto un “invito agli amministratori locali a far conoscere il sisma bonus per interventi su case e fabbricati industriali da mettere a norma”.

Delle urgenze e delle necessità non più rimandabili ha parlato il sindaco di uno dei comuni colpiti dal sisma in occasione del G7 della Cultura in corso a Firenze nella sua giornata conclusiva. “Non sono qui per chiedere aiuto – ha detto Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica (Macerata) comune marchigiano devastato dal terremoto – anche se certo di soldi ne serviranno tanti per ricostruire, ma a chiedervi di non dimenticarci, di starci vicino. Rimettiamo in piedi una chiesa, salviamo gli affreschi e i rosoni, e restituiamo alle persone un luogo dove riconoscersi come comunità. Allora sapremo come ricostruire le nostre vite e il nostro futuro”. Il sindaco ha aggiunto che “recuperare il patrimonio artistico e culturale significa recuperare la nostra identità; significa rimettere in piedi il nesso tra territorio e passato per guardare al futuro.

I sette paesi partecipanti che giovedì hanno sottoscritto un primo importante documento: la ‘Dichiarazione di Firenze’ si sono ritrovati questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la stessa sontuosa sala che ieri sera li ha visti spettatori del concerto diretto dal maestro Riccardo Muti eseguito dall’Orchestra del Maggio musicale fiorentino. Il vertice a guida italiana presieduto dal ministro Dario Franceschini, vede la presenza del ministro canadese Melanie Joly, del ministro francese Audrey Azoulay, del ministro tedesco Maria Bohmer, del ministro giapponese Ryohei Miyata, del ministro britannico Karen Bradley e del ministro statunitense Bruce Whorton, il commissario europeo per la cultura, Tibor Navracsis e il segretario generale dell’Unesco, Irina Bokova. La presidenza italiana del G7 Cultura ha chiesto a tutti i Paesi di indicare un rappresentante del proprio mondo culturale per sviluppare un confronto pubblico sul tema della riunione ministeriale.

“Il documento finale – ha spiegato Gentiloni – impegna su una serie di temi, il primo dei quali è il patrimonio culturale nel mondo minacciato dal terrorismo e dalle grandi calamità naturali; quindi c’è il sostegno all’iniziativa dei caschi blu, delle task force nazionali e anche sull’utilizzo della cultura come strumento di dialogo fra i popoli”. Il ministro alla cultura per la Francia, Audrey Azoulay, ha posto l’accento sulla necessità “che i paesi partecipino tutti insieme alle azioni di protezione, sotto la guida dell’Unesco”.