venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

8 marzo, Locatelli: “Ancora discriminazioni sul lavoro”
Pubblicato il 08-03-2017


donne-e-lavoro-in-fabbrica-814321L’8 marzo non è solo una data celebrativa, ma ci porta a riflettere su quanta strada ci sia ancora da fare per l’Italia sulla discriminazione femminile.
Per quanto riguarda la crisi, a pagare sono soprattutto le donne che subiscono maggiormente i fenomeni di precarietà e instabilità occupazionale e lavorativa. Nell’edizione 2016 del Global Gender Gap Report, la classifica sulla parità di genere redatta annualmente dal World Economic Forum (Wef), l’Italia è cinquantesima su 140 paesi analizzati. Se però il nostro Paese si colloca abbastanza bene negli indicatori legati alla salute e all’istruzione, e anche nella partecipazione alla vita politica segna importanti passi avanti, il tasto dolente è proprio quello dell’economia al femminile: limitandoci a quest’area scivoliamo al 117mo posto su 140, alle spalle di Bosnia ed Erzegovina, Cuba, Nepal e Costa d’Avorio. La situazione è addirittura peggiorata rispetto a dieci anni fa, quando ci collocavamo all’87mo posto. Secondo il World Economic Forum, sono gli stipendi il punto davvero critico nel nostro cammino per la parità tra uomo e donna. I dati raccolti dall’Istat lo confermano. In Italia la retribuzione media delle donne è di 13 euro all’ora, mentre quella degli uomini è di 14,8 euro, con un differenziale del -12,2 per cento. In Europa I’ltalia è ancora maglia nera per il gap tra gli stipendi a parità di mansioni tra uomini e donne. Una manager italiana guadagna il 33,5% in memo rispetto al suo collega uomo, nonostante poi il titolo di studio: una donna laureata in media percepisce 16,1 euro l’ora, contro i 23,2 di un uomo laureato.
“In Italia abbiamo fatto molti passi avanti verso la parità di genere, ma resta ancora una forte discriminazione soprattutto nel mondo del lavoro, soprattutto aziendale. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne. “Le donne vengono retribuite meno degli uomini, raramente raggiungono posizioni di vertice, sono costrette a conciliare i tempi di lavoro produttivo con quelli di cura della famiglia senza grande attenzione da parte delle aziende per facilitare la conciliazione. Non solo, le donne pagano più degli uomini per acquistare gli stessi prodotti. Non c’è solo lo scandalo degli assorbenti considerati beni di lusso e quindi tassati con un Iva al 22%, ma anche quello di prodotti di uso quotidiano, dagli shampoo ai rasoi usa getta, che se indirizzati alla donne hanno prezzi più elevati. In questo 8 marzo che vede la mobilitazione delle donne di tutto il mondo contro la violenza e non solo, vorrei che le aziende mettessero da parte i fiumi di retorica e cominciassero a fare qualcosa di concreto”.

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