giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Adozioni, la prima volta di due coppie gay
Pubblicato il 10-03-2017


adozione gayPer la prima volta in Italia è stata riconosciuta l’adozione di bambini da parte di due coppie gay. E’ la decisione del tribunale per i minori di Firenze che, con due distinte decisioni, ha detto sì alla trascrizione dell’atto di adozione sancito da autorità giudiziarie di altri paesi: un caso riguarda una coppia gay che vive nel Regno Unito che ha adottato due fratellini, l’altro di una coppia gay che vive in Usa ed ha una bambina. I quattro padri sono tutti cittadini italiani, anzi una delle coppie ha anche la cittadinanza statunitense ed è formata da un italiano e da un americano naturalizzato italiano.

Quest’ultima coppia ha una bimba che adesso ha due anni e la cui adozione è stata decisa dal tribunale della Contea di New York. I due bimbi della coppia che vive nel Regno Unito, spiega l’avvocato Susanna Lollini di Avvocatura per i diritti Lgbti e legale della coppia, erano stati adottati nel Regno Unito, da due uomini italiani, le cui famiglie vivono in Toscana, ma da anni residenti all’estero.

Il Tribunale dei minori di Firenze ha disposto la trascrizione anche in Italia dei provvedimenti della corte britannica e della corte americana e ai bambini viene così riconosciuto lo status di figli e la cittadinanza italiana.

Dei due fratellini inglesi uno ha otto anni, l’altro sette. La sentenza di adozione è stata pronunciata dalla Corte britannica nel 2014, spiega l’avvocato Lollini. “I bambini, pur essendo riconosciuti in Gran Bretagna – racconta il legale di Avvocatura per i diritti Lgbti – Rete Lenford che rappresentava i due padri – ogni volta che venivano in Italia a trovare i nonni, due coppie che vivono in Toscana, rischiavano e avrebbero  continuato a rischiare di incorrere nello stato di abbandono”.

La trascrizione, sottolinea il legale, riguarda un’adozione già riconosciuta all’estero a favore di residenti in quel Paese da anni. Il principio non può quindi essere applicato a residenti in Italia.

I due casi sono molto simili e le due sentenze del tribunale dei minori di Firenze si basano sul fatto che le decisioni dei giudici di altri Paesi sono “aderenti all’interesse dei minori che vivono in una famiglia stabile, hanno relazioni parentali e amicali assolutamente positive, svolgono tutte le attività proprie della loro età”. A proposito della coppia ‘inglese’ “si tratta di una vera e propria famiglia, di un rapporto di filiazione in piena regola e come tale va pienamente tutelato e del resto – si fa ancora notare – la nuova formulazione dell’articolo 74 cc sulla parentela, dopo aver nella prima parte specificato che la parentela è vincolo tra le persone che provengono da uno stesso stipite, aggiunge, ‘sia nel caso che la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso il figlio è adottivo'”. “La trascrizione del riconoscimento dell’adozione sancita dalla Corte britannica, secondo le richieste dell’avvocato Susanna Lollini, è stata decisa dai giudici in base all’articolo 36 comma 4 della legge n. 184/83. Questa parte della norma prevede sia valida anche in Italia un’adozione avvenuta in Paese straniero da parte di cittadini italiani che dimostrino di avervi soggiornato continuativamente e di avervi la residenza da almeno due anni, purché essa sia “conforme ai principi della Convezione dell’Aja” del 29 maggio 1993. Ma la decisione del tribunale fiorentino ha suscitato la reazione di Alberto Gambino presidente di ‘Scienza e Vita’, associazione vicina alla Cei: “Il nostro Parlamento non è più sovrano nel disciplinare queste situazioni”.

I socialisti hanno presentato un progetto di legge sia alla Camera che al Senato per regolamentare la materia. Il tema è particolarmente sensibile e delicato. Ma è un tema che esiste e che deve essere affrontato. Non devono essere i tribunali a dare risposte qualora tirati in ballo. Deve essere la politica a muoversi togliendo la materia da una sorta di limbo legislativo. Ma evidentemente in molti hanno paura di affrontare un tema scivoloso e forse non gratificante dal punto di vista del ritorno elettorale. Purtroppo il calcolo della politica è anche questo.

Redazione Avanti!

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