venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

In mostra al Vittoriano l’accanimento nazista contro i malati di mente
Pubblicato il 14-03-2017


mostra vittorianoAl Vittoriano, sino al 14 maggio, è visitabile la mostra documentaria “Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici durante il nazionalsocialismo”: testimonianza agghiacciante – nell’ abbondanza di documenti dell’epoca, foto, cartelle cliniche, biografie, tutti riprodotti in 50 pannelli – di quella che è stata la “Shoah dei disabili”. Una ricostruzione- fortemente voluta dalla Società tedesca di Psichiatria (DGPPN), insieme alla Fondazione Memoriale per gli Ebrei assassinati d’ Europa e alla Fondazione “Topografia del terrore” di Berlino – di quello che fu, dal 1 settembre 1939 (con decreto firmato dal Fuhrer, lo stesso giorno in cui iniziava la Seconda guerra mondiale) ai primi mesi del ’45, lo sterminio di più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici, perché ritenute inutile peso per la popolazione tedesca. Solo dagli anni ’80, la comunità scientifica tedesco-occidentale, dopo decenni di silenzio, iniziò a scandagliare nei fondali di questa “amnesia collettiva”: nel 2010 la Società di psichiatria della Germania riunificata, sotto la presidenza di Frank Schneider, riconobbe ufficialmente le responsabilità del passato per i crimini commessi.

La mostra, ideata appunto da Frank Schneider e curata da Petra Lutz con un’apposita commissione di storici, presentata la prima volta nel 2014 al Bundestag, è stata ospitata a Vienna, Londra e altre grandi città, e portata in italia dal Network Europeo per la Psichiatria psicodinamica , insieme alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), al Polo Museale del Lazio (l’organismo periferico regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, competente per più di 40 musei statali della regione) e all’ Agenzia per la Vita Indipendente (AVI). Col sostegno del ministero degli Esteri tedesco e il patrocinio dell’ Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dell’ Ambasciata tedesca in italia.
” Abbiamo voluto fortemente questa mostra – ha precisato, nella conferenza stampa d’apertura, Edith Gabrielli, Direttrice del Polo Museale del Lazio – per la sua capacità di contribuire a quell’ “educazione alla cittadinanza” che è proprio uno dei principali compiti dei Musei dello Stato ( in questo momento, il P.M. del Lazio accoglie. nei suoi Musei, oltre 40.000 ragazzi impegnati nei programmi “Scuola-lavoro”). Poi, per la grande precisione filologica dimostrata dagli organizzatori ( il progetto, nato in Germania, qui è stato perfezionato); e infine, per la capacità d’ un’ esposizione come questa di creare un vero e proprio “focus” sul tema della malattia mentale”.
“Già nel 1934- ha ricordato Frank Schneider, Presidente emerito della DGPPN – 400.000 cittadini tedeschi di entrambi i sessi, affetti da patologie mentali ritenute ereditarie e incurabili (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva,ecc…) furono sterilizzati contro la loro volontà, per effetto d’una specifica legge. Va detto, a onor del vero, che all’epoca, in gran parte dell’ ambiente scientifico europeo, era diffusa proprio quest’idea di ridurre il numero dei cittadini psicotici con la sterilizzazione forzata; poi, in Germania dal ’39 iniziò l’attuazione del famìgerato piano “Aktion T 4″, con la deportazione di piu’ di 70.000 persone da ospedali e manicomi, e la loro eliminazione in appositi centri (sino al ’40-’41). Anche dopo la sospensione del programma, decisa per l’ opposizione dei cittadini e delle Chiese, cattolica e anche protestante, l’uccisione dei disabili , psichici e a volte anche fisici, proseguì in forma saltuaria”.

“In realtà – ha precisato David Meghnagi,assessore alla Cultura dell’UCEI – persino nella socialdemocratica Svezia, pur con le dovute differenze rispetto alla Germania nazista, per decenni sono avvenute certe pratiche come la sperimentazione e la sterliizzazione forzata, nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini (circa 600.000 persone son state oggetto di sterilizzazione, ed anche castrazione, forzate, dal 1935 al 1976, N.d.,R.). Questa mostra è importante, allora, sia come doveroso rendiconto col passato, sia, sul piano metodologico, perché ( sull’esempio, tra l’altro, del Museo dello “Yad Vashem” di Gerusalemme), dà grande rilievo alla memoria individuale, alla storia delle singole persone. Scelta che, più in generale, nelle società di oggi, sempre esposte al rischio di deviazioni totalitarie, è più che mai doverosa: appunto per evitare quella massificazione degli individui che può portare gradualmente al loro isolamento (anticamera, come rilevato, a suo tempo, da uno storico della Shoah quale Raul Hilberg, della loro possibile eliminazione fisica)”.

“Ci son voluti quasi 80 anni – ha ricordato, invece, Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psicologia – perché la SIP uscisse da quella che è stata su questo piano, anche in Italia,la rimozione del passato. La SIP, infatti, non propugnò mai, e anzi avversò, le aberranti teorie psichiatriche naziste; però collaborò attivamente col regime fascista, aderendo sia al razzismo coloniale (sino alle prime leggi razziali, “antiindigeni africani” del ’35), sia – unica tra le società scientifiche italiane – alle vergognose leggi razziali del ’38, per diretta volontà del presidente di allora, Arturo Donaggio”. La sezione aggiuntiva della mostra, pensata appositamente per l’Italia, è dedicata infatti a “Malati, manicomi e psichiatri in Italia”, dal Ventennio alla Seconda guerra mondiale: “Durante l’occupazione tedesca del ’43- ’45”, ricorda Gerardo Favaretto, Vicepresidente SIP, ” sia nei territori direttamente annessi dalla Germania ( Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) che nello stesso Veneto, ci furono – senza quasi alcuna opposizione da parte italiana- vari prelievi di handicappati psichici a Trieste, in Alto Adige, a Venezia e Treviso”.
” Quest’esposizione – sottolinea l’architetto Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano – è una tappa importante nella storia di questo monumento, che rappresenta il monumento degli italiani per eccellenza, un “santuario laico” della nostra vita civile; una mostra su un tema di grande rilievo sociale, di speciale importanza in un momento della storia così difficile, dove sono sempre in agguato nuove forme di intolleranza. Faremo aperture programmate della mostra, con visite guidate, specificamente per le scuole; il tutto, inquadrato in quel processo di nuova valorizzazione del Vittoriano che ha portato, in un anno e mezzo, a un incremento del 50% circa delle visite turistiche (che oggi sono circa 2 milioni all’anno): col recupero, anche, di importanti suoi spazi prima interdetti al pubblico, come anzitutto il sommoportico e la gipsoteca”.

Fabrizio Federici

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