martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Alitalia e piano industriale. Nuovo giro di vite in vista
Pubblicato il 10-03-2017


Alitalia-EthiadIeri si è riunito a Milano, presso la sede di Unicredit, il Consiglio di Amministrazione di Alitalia per l’approvazione del piano industriale. Una nota della compagnia aerea riferisce: “Il Cda ha fatto una prima approfondita analisi del piano di rilancio preparato dall’Amministratore delegato, Cramer Ball, e verificato dall’advisor indipendente Ronald Berger”. Il board ha giudicato il piano serio e realistico , in linea con gli obiettivi del piano stesso. Si è così aperta una strada per la finale approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione atteso per la prossima settimana.

Per il varo del nuovo business plan bisognerà attendere ancora qualche giorno. Lunedì scorso al termine di una riunione ancora interlocutoria, il cda, nel comunicato finale, aveva annunciato l’approvazione del piano entro questa settimana. Ma, già nel corso della giornata, fonti vicine al dossier avevano ventilato l’ipotesi che quella di ieri non fosse ancora la riunione definitiva.

Tra i punti prioritari, sul tavolo del board c’è quello del rifinanziamento della compagnia per circa 900 milioni di euro. Un’operazione necessaria visto che le casse della compagnia hanno le settimane contate e potrebbero arrivare al massimo a metà aprile. I due principali soci italiani, Unicredit e Intesa SanPaolo, prima di mettere mano al portafoglio, hanno chiesto un drastico giro di vite sul taglio dei costi. Gli aggettivi “serio” e “realistico”, con i quali ieri il board ha definito il piano, potrebbero far pensare che su questo versante siano stati raggiunti dei punti fermi.

Tra i vari interventi del piano, è prevista la messa a terra di 20 aerei di medio raggio A320. L’attesa è sempre rivolta al fronte degli esuberi, dove sono previsti fino a 2000 eccedenze d’organico.

La tensione fra Etihad e le banche azioniste-creditrici è salita, giacché il Presidente Luca Cordero di Montezemolo sta per dimettersi ed il suo posto dovrebbe essere preso dal Luigi Gubitosi, ben visto dai soci finanziari e non dalla compagnia araba. Tutto ciò dovrebbe avvenire nel corso del prossimo CdA.

La tensione riguarda soprattutto l’Ad Cramer Ball, che i soci italiani vorrebbero allontanare, per far gestire la compagnia a Gubitosi. Etihad si è opposta fermamente in quanto Ball è il suo uomo di fiducia.

L’advisor Roland Berger ha ultimato i dettagli del piano di rilancio targato Cramer Ball, incentrato su un importante taglio dei costi e del personale.

In pratica tutto il lavoro degli ultimi quattro mesi è appeso ai contrasti interni all’azionariato, anche riguardo alle nomine. A quanto si mormora, la compagnia Etihad che detiene una quota del 49% sta mostrando i muscoli, forte del suo investimento in tre anni, e sta facendo sentire la sua voce ai partner finanziari (le banche socie Intesa e Unicredit) che detengono il 51% della compagnia.

In una fase così delicata per l’azienda, arriva come una doccia fredda la notizia che dal 27 marzo ci sarà uno stop di 56 voli da e per Reggio Calabria. Una decisione giustificata da Alitalia con il silenzio delle autorità locali e regionali in merito alla questione della gestione del servizio a costi economicamente sostenibili (la continuità territoriale). L’impressione è tuttavia che si tratti di una forzatura e che Alitalia comunque speri che, nel frattempo, qualcuno intervenga per sanare la questione: sembra impossibile che dalla fine di marzo la Calabria resterà senza collegamenti.

Ancora pochi giorni. Poi Alitalia verrà guidata da Luigi Gubitosi. L’ex direttore generale della Rai in questi due giorni è stato ad Abu Dhabi dove ha incontrato Ahmed Ali Al Sayegh, nel board di Etihad Airways e Ceo di Dolphin Energy. Al Sayegh fa parte del comitato strategico della compagnia composto dai soli soci. Un passaggio necessario per il manager e per Etihad, che detiene il 49% di Alitalia. Per conoscersi e capire come strutturare la governance della compagnia nei prossimi mesi. Il viaggio in Medio Oriente è successivo a quello avuto qualche settimana fa da Luca Cordero di Montezemolo, l’anello di congiunzione in questi tre anni delle due anime di Alitalia, quella bancaria sotto il cappello Cai (con Intesa Sanpaolo e Unicredit in posizione privilegiata) e quella riconducibile ad Etihad.

Gubitosi si sta confrontando con gli azionisti per capire quale deleghe avrà. Si ipotizza una possibile diarchia che coinvolgerebbe l’attuale amministratore delegato Cramer Ball (almeno in una prima fase). Ball ha scritto il piano industriale e lo ha revisionato con la consulenza di Roland Berger. L’attuale Ad avrebbe le competenze industriali per affiancare Gubitosi al timone, anche se più di qualcuno lo giudica inesperto nel guidare un vettore ingombrante come Alitalia in un mercato europeo che, in fondo, conosce appena. Gubitosi invece dovrebbe avere in mano le redini finanziarie della compagnia. È proprio su questo punto che sta dialogando con i soci. Vuole avere le garanzie di non doversi trovare a guidare una compagnia con l’acqua alla gola. Gubitosi avrebbe chiesto maggiore chiarezza sulle risorse necessarie. Su questo punto ieri i soci si sono divisi in consiglio di amministrazione. Unicredit, rappresentata nel board da Federico Ghizzoni, avrebbe manifestato più di qualche perplessità all’operazione di rilancio. Perché il piano industriale avrebbe reso evidente che non basteranno soltanto nuove linee di credito ma sarà necessario l’apporto di nuovo capitale oltre a convertire in azioni le linee attuali.

Da qualche analisi occorrerebbero oltre un miliardo di euro. Una cifra spropositata in considerazione anche delle perdite attese nel 2017 e 2018. Ghizzoni si sarebbe confrontato a più riprese con il suo successore alla guida della banca di piazza Gae Aulenti, Jean-Pierre Mustier, presente all’incontro perché la riunione del board si è tenuta negli uffici di Unicredit a Milano.

Mustier conosce benissimo Alitalia. E’ già stato nel consiglio di amministrazione della compagnia aerea. Posto che ha ceduto proprio a Ghizzoni in un curioso scambio di ruoli. Entrambi vogliono una sforbiciata ai costi che trasformi Alitalia in una compagnia più snella e che non la tramuti in un pesante “non performing loan” proprio ora che Unicredit ha chiuso con successo un aumento di capitale da 13 miliardi con il sostegno (e la fiducia) di grossi fondi internazionali che mal digerirebbero un’esposizione così alta in un settore complesso.

Più di qualcuno, in azienda, ritiene sia possibile abbassare il costo del lavoro di oltre il 30%, tentando in una seconda fase un accordo con Ryanair che la supporti nelle tratte domestiche ed europee per il feederaggio dei voli intercontinentali. Gli unici ormai remunerativi. Al tempo stesso trasparirebbe anche la preoccupazione per questa impostazione anglosassone, presente nel piano, che ipotizza importanti tagli. Impostazione difficilmente applicabile in Italia e in un’azienda iper-sindacalizzata. Gli esuberi saranno circa 2mila, cifra che ormai nessuno nasconde. Cifra che preoccupa il governo, con cui è cominciata da un po’ una trattativa considerando i buoni rapporti tra Montezemolo, dato però in uscita, con i ministri Carlo Calenda e Graziano Delrio. Gli azionisti hanno convenuto di aggiornarsi a martedì prossimo. Giorno in cui si terrà un nuovo consiglio di amministrazione per approvare definitivamente il piano industriale da presentare al governo ed ai sindacati. Ieri, dopo l’annuncio dell’addio di Alitalia alle tratte per Reggio Calabria, Ryanair ha comunicato che scommetterà sul capoluogo calabrese con voli a partire da 19,99 euro.

Salvatore Rondello

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