mercoledì, 26 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Arresto Navalny. Cremlino schiera la Guardia nazionale
Pubblicato il 27-03-2017


navalnyEra iniziato tutto con una manifestazione, ma nessuno si aspettava che questa potesse rappresentare la scintilla che avesse portato in piazza tutta la Russia. La lotta contro la corruzione si è dimostrata un ottimo catalizzatore, tra i diversi motivi di scontento. Ieri in migliaia, giovani, anziani, coppie e famiglie avevano aderito all’appello dell’oppositore Aleksey Navalny in una manifestazione pacifica, ma non autorizzata, per protestare contro la corruzione nel Paese percorrendo in senso antiorario i marciapiedi della centralissima via Tsverskaja, che taglia il centro di Mosca sino alla Piazza Rossa.
Il blogger ‘anti-Putin’, Navalny, appena si è unito alla protesta è arrestato. Stamattina il leader dell’opposizione russa, già finito altre volte in carcere, appena comparso in Tribunale dopo aver trascorso la notte in carcere, ha twittato un selfie dagli uffici della Corte in cui scrive: “Verrà il giorno in cui noi giudicheremo loro, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”. Il leader della protesta è stato arrestato con centinaia di manifestanti e deve rispondere tra l’altro dell’accusa di corteo non autorizzato, per cui è stato condannato a quindici giorni di reclusione.

Aleksej Navalny dalle sue inchieste ha portato alla luce un’impero di corruzione in cui ad essere imputato è il premier russo, Dmitrij Medvedev. Il giornalista ha spulciato i registri pubblici per ottenere informazioni su quello che ha definito il patrimonio nascosto del primo ministro Dmitrij Medvedev: 1,2 miliardi di dollari. Attraverso i droni ha filmato le impenetrabili ville e dacie guardate dagli uomini dei servizi segreti. Nulla riconducibile direttamente al premier, ma intestato a amici fidati, molti dei quali ex compagni di scuola divenuti misteriosamente ricchissimi. Dalla dacia con piscina, tre eliporti, pista da sci privata e stagno pieno di papere, a vigneti in Russia e a una tenuta in Toscana. In questo caso si tratta di una rinomata villa e azienda vinicola nel Chianti, l’Aiola. I 36 ettari di vigneti furono un tempo di proprietà del segretario del Pli, Giovanni Malagodi. Poi, nel 2012, gli eredi la cedettero a dei misteriosi russi che in zona non si vedono quasi mai.

Dopo l’arresto di Navalny sono iniziate subito le tensioni, la folla ha provato a bloccare il cellulare su cui l’avevano caricato. Le forze di polizia – dai corpi speciali Omon alle squadre antisommossa – hanno risposto creando dei cordoni umani per spingere i manifestanti da via Tsverskaja e dalle piazze Triumfalnaja e Puskinskaja verso le vie laterali. Centinaia i fermi, almeno 700 secondo le prime ricostruzioni. A ognuno la folla gridava “Pozor”, “Vergogna”. La crisi economica si trascina da tre anni e stavolta al centro c’è il disagio sociale che cresce, e a cui il governo ha risposto con i drastici tagli al welfare. Nei giorni scorsi i comunisti alla Duma, fatto senza precedenti, hanno chiesto un’inchiesta parlamentare sulle accuse avanzategli da Navalny.

“Non era mai successo che scendessero in piazza i ragazzi delle scuole”, scrive sul suo blog l’economista Sergey Aleksashenko, ragazzi nati quando Putin era già al potere, sono rimasti lì anche quando hanno saputo che Navalny era stato preso dalla polizia e non sarebbe intervenuto. La dimostrazione che si protesta non contro ‘qualcuno’, ma contro ‘qualcosa’ che non piace della Russia: la corruzione dilagante.

Ma adesso Putin si ritrova per la prima volta davanti a una protesta che coinvolge non solo le principali città di Mosca e San Pietroburgo ma la maggioranza delle grandi città russe (60 mila persone in 82 città secondo la Radio Eco di Mosca), dagli Urali alla Siberia a Murmansk a Vladivostok sul Pacifico, persino il Daghestan nel Caucaso musulmano, con 150 fermi. Manifestazioni sono avvenute in tutto il Paese da Vladivostok nell’Estremo Oriente a Novosibirsk, Tomsk e Krasnojarsk nella più grande dimostrazione di massa in Russia dal 2012 a oggi.
Tanto che il Cremlino ha schierato anche la nuova Guardia Nazionale creata da Vladimir Putin nel 2016 contro il rischio «Maidan» e che fa capo direttamente a lui.

“L’arresto di Alexei Navalny a Mosca mette in evidenza l’organico autoritarismo che caratterizza il regime russo guidato con mano ferrea da Putin. Autoritarismo all’interno e insidiosa iniziativa di destabilizzazione nei confronti dell’Europa con rapporti molto stretti con la Le Pen la Lega di Salvini e il M5S”. Lo dice il presidente della commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto (Alternativa Popolare). “Coloro che affermano – dice ancora – che l’unico problema è quello delle sanzioni offrono una visione mistificata della realtà. Per parte sua Kissinger ormai da molti anni ripropone sempre il suo cinismo realista. Ma esso non è servito nel passato e non serve neanche adesso per fare i conti con l’iniziativa russa. Se nel passato gli Usa gli avessero dato davvero retta, in Russia ci sarebbero ancora Brezbev e il Pcus. In effetti al di là delle analisi di Kissinger a suo tempo l’Urss è implosa per le sue contraddizioni interne”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento