lunedì, 24 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Babbo e figlio
Pubblicato il 06-03-2017


La Boschi ha difeso a spada tratta il papà alla Camera dichiarando di conoscerlo bene e che si tratta di persona onesta e che lei ci metterebbe la mano sul fuoco. Renzi in tivù, e non mi è parsa una bella trovata, ha sostenuto che se mai suo padre fosse colpevole meriterebbe “pena doppia”. Vero che si tratta di affermazione paradossale. Ma perché, anche solo con artificio retorico, ipotizzare la colpevolezza di babbo? Resto fermo sulla mia idea di base. Un inquisito non é colpevole, può essere prosciolto, rinviato a giudizio, poi si deve attendere la prima sentenza, quella dell’appello e infine la Cassazione. Non mi piace questo accanirsi sulla famiglia Renzi solo perché l’ex presidente del Consiglio si é indebolito perdendo il referendum. Non mi piace questo continuo e barbaro diffondere messaggi, telefonate, interrogatori, riempire pagine e pagine di giornali. Una prassi conosciuta prima dagli imputati durante Tangentopoli e poi da Berlusconi del quale si sono diffusi sul web perfino gli approcci galanti. Uno scempio.

Avrei voluto che gli esponenti di allora, ancora sopravvissuti nel Pd di oggi, avessero tenuto lo stesso comportamento durante il biennio giudiziario, 1992-1994, che ho vissuto sugli scranni parlamentari, quando i vari D’Alema imbracciarono l’arma giustizialista considerando un avviso di garanzia ragione sufficiente per pretendere dimissioni e il giornale del partito, L’Unità, per inscenare campagne scandalistiche assieme al tumultuante Tg3. Avrei voluto che anche quando travolto dallo scandalo giudiziario é stato Berlusconi, con le sue feste sguaiate, si fossero evitate speculazioni politiche assurde e quando si trattava di decretarne la decadenza dal Senato non si fosse deciso di utilizzare la legge Severino applicandola retroattivamente, come aveva sollecitato il nostro Buemi (io allora fui l’unico nella segreteria del Psi, in dissenso, a non partecipare al voto sul comportamento dei senatori socialisti), e di attendere che fosse la Cassazione a sanzionare gli anni della sospensione dai pubblici uffici del cavaliere.

Avrei voluto che Renzi, da segretario del Pd, non avesse approfittato delle frequentazioni telefoniche della Cancellieri per alzare il dito accusatorio contro di lei, come contro Lupi, appena raggiunto da un orologio (del figlio). Naturalmente, per non fraintendermi, non sono innocentista. Anzi, se un reato esiste, é giusto indagare e poi, se il soggetto risulta colpevole, condannare. E commentare le condanne e non gli avvisi di garanzia come fossero condanne. Ritengo anche che la politica debba separarsi dalle iniziative della magistratura. Si può legittimamente ritenere che un ministro o un segretario di partito vada sostituito in base a valutazioni politiche e anche morali. Non su ordine di un piemme che si limita ad aprire un’indagine. Il nostro Formica ha riassunto la sfida delle primarie del Pd come quelle “tra il figlio di un inquisito, un testimone e il ministro della giustizia”. Sconsolante. Quanto le condizionerà la questione babbo? La cultura giustizialista era generalizzata ai tempi di Tangentopoli. Guai se un partito confermava un inquisito. Finiva triturato sulla stampa e a Samarcanda oggetto degli strali di Santoro. Poi sono nati i garantisti in proprio, gli autogarantisti.

Ad esempio De Magistris, che una volta toccato dalla legge Severino ne ha subito contestato le prescrizioni. O il Pd che si é scatenato contro Berlusconi in base a un pregiudizio politico, o Grillo che giustizialista fanaticamente lo é, ma solo coi suoi avversari. Scrive, a proposito dell’indagine su babbo, il radicale storico Mauro Mellini: “Quell’aggiunta del reato di “traffico di influenze illecite”, agli articoli che già puniscono sia la “corruzione” sia il “millantato credito” è una delle tante manomissioni dell’armonia sistematica del codice e del “principio di legalità” con il quale legislatori da bar di periferia stanno sconvolgendo il nostro sistema penale e giudiziario”. In effetti il 346 bis (attenzione sempre ai bis) produce una incredibile soggettività d’interpretazioni, come tutti i reati poco concreti e definibili. Quelli che parlano di atteggiamenti, di propensione, di influenze, appunto. Si può sostenere tutto questo senza essere accusati di filo renzismo, un reato balzato oggi improvvisamente agli onori della cronaca?

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Commenti all'articolo
  1. Quanto a “soggettività d’interpretazioni”, a me sembra, ancorché da inesperto della materia, che pure i cosiddetti “reati di opinione” possano potenzialmente incorrere in una tale eventualità, e c’è anche chi si domanda come si correlino con la liberta di espressione costituzionalmente garantita.

    Paolo B. 07.03.2017

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