sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Bce, la sfida di Draghi ai falchi: tassi invariati
Pubblicato il 09-03-2017


Mario Draghi-BCEOggi, per la prima volta dopo il ritorno dell’inflazione, a Francoforte si riunisce il Consiglio Direttivo della Bce. Ancora una volta, Draghi dovrà misurarsi con i “falchi” che vorrebbero una forte revisione al rialzo delle stime sull’inflazione. Nel frattempo, la Bce lascerebbe ancora i tassi invariati.

Il ministro delle finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, ad una conferenza ha detto: “Le misure di politica fiscale e monetaria hanno raggiunto il limite. Più dura la fase dei tassi di interesse bassi, più aumenta l’impatto sul settore finanziario”. Per Schaeuble è necessario uscire dalla fase dei tassi bassi spiegando: “ Per questo, pur nel rispetto dell’indipendenza delle banche centrali, sto propugnando un tempestivo avvio della exit strategy. Sarà piuttosto difficile ma deve essere fatto”.

Si prefigura una nuova sfida al Consiglio della Bce di oggi. Mario Draghi dovrà calibrare attentamente l’ottimismo per l’inflazione tornata al 2% e per una solida ripresa nell’Eurozona con i rischi negativi di una prematura stretta monetaria. La pressione sulla Bce continua ad aumentare. I tassi viaggiano ai minimi storici (-0,40 quello sui depositi) e quasi 2.300 miliardi di acquisti di debito, prevalentemente pubblico, che continueranno da aprile al ritmo di 60 miliardi al mese almeno fino a dicembre.

Pesa principalmente la pressione dei tassi di mercato fatta dalla Fed che probabilmente si prepara ad una stretta. I trader l’aspettano quasi con certezza dopo che la presidente Janet Yellen, il 3 marzo scorso, ha detto: “Ad aspettare troppo si rischia un pericoloso rialzo brusco più avanti”. Una valutazione avvalorata oggi negli Usa dai posti di lavoro creati dal settore privato oltre le aspettative (298.000 a febbraio).

Un altro fattore è il raddoppio dell’inflazione nell’Eurozona registrata negli ultimi due mesi fino a raggiungere il 2% a febbraio. Formalmente, il livello è quello desiderato dalla Bce, con la Germania al 2,2%, la Spagna addirittura al 3% mentre sei mesi fa c’era ancora la deflazione.

Il confronto nel Consiglio della Bce odierno vede i ‘falchi’ capitanati dal Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che spingono per una decisa revisione al rialzo delle stime d’inflazione che presenterà Draghi.

Il Presidente della Bce dovrà impegnarsi molto alla conferenza stampa per evitare questi pericolosi ostacoli. Per Draghi non è ancora arrivato il momento di invertire rotta.

Tutti sanno che i prossimi mesi sono pieni di rischi. Naturalmente, la ripresa c’è ma è fragile, nonostante che la crescita dell’1,7% nel 2016 sia stata superiore agli Usa.

Pesa come un macigno il dibattito sulle tariffe all’export nel clima incombente di una propagazione delle politiche protezionistiche.

Inoltre, a breve c’è l’incognita delle elezioni politiche in Olanda, Francia e Germania con i primi due ad alto rischio antieuropeista. La prudenza consiglierebbe di aspettare i risultati elettorali prima di prendere nuove decisioni. Nel Consiglio Bce per le ‘colombe’ e per Draghi, l’argomento principale fa perno sull’inflazione depurata dall’energia che resta sotto l’1%. Per i mercati, le aspettative sull’inflazione futura sono scese all’1,7%. Il rialzo dell’inflazione nominale al 2% è in larga parte dovuto ad un effetto derivante dal crollo del petrolio nel 2015 ma che è destinato a svanire nel corso del 2017 (sono nuovamente in diminuzione i prezzi del greggio). Per Draghi la fiammata inflazionistica di questi mesi non significa che l’inflazione sia diffusa, durevole, in grado di reggersi da sola e stabile nel medio periodo, cioè rispondente ai criteri di applicazione di sani principi della scienza economica.

Lo scontro con i ‘falchi’ si sarebbe affievolito sia con il ministro Wolfang Schaeuble e sia con il Presidente Weidmann che due settimane fa ha dichiarato che “la posizione della Bce rimane appropriata”.

Alla vigilia della riunione del Consiglio della Bce non si escludeva che il Presidente della Bce potesse dare segnali nuovi ai mercati sulla rotta futura da tenere.

Queste aspettative sono rimaste deluse. La Bce ha confermato la rotta già tracciata per tutto il 2017 con i tassi che resteranno invariati fino a fine anno e cioè per tutto il periodo di intervento delle politiche del Quantitative Easing e forse anche oltre.

Salvatore Rondello

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