sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

ADI…EU!
Pubblicato il 29-03-2017


may addioDopo quarantaquattro anni la Gran Bretagna dice addio all’Europa, la lettera che ufficializza l’intenzione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea è stata consegnata al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Ieri sera il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha avuto una telefonata con il premier britannico Theresa May “prima dell’attivazione dell’articolo 50” per far scattare la Brexit. Sempre ieri sera, May ha avuto un colloquio telefonico anche con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Lo stesso presidente ha pubblicato su Twitter la foto in cui si vede l’ambasciatore del Regno Unito presso l’Ue, Tim Barrow, che gli consegna la lettera con la notifica di attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. “Dopo nove mesi il Regno Unito ha consegnato”, ha scritto Tusk, illustrando la foto con la didascalia “la lettera dell’articolo 50”.

“Non si torna indietro, lasciare la Ue ci mette davanti a opportunità uniche”. Con queste parole davanti alla Camera dei Comuni la premier Theresa May sancisce l’inizio ufficiale della Brexit.
“Questo è un momento storico, da cui non c’è ritorno. Il Regno Unito lascia l’Unione europea, prenderemo le nostre decisioni e scriveremo le nostre leggi, avremo il controllo delle cose che più ci importano”, ha sottolineato May. “Vogliamo una Brexit ordinata per arrivare a un partenariato nuovo alla fine del processo dettato dall’articolo 50. Coglieremo l’opportunità di costruire un Regno Unito più forte ed equo, dove fioriranno le nuove generazioni. È un’opportunità e andremo in questa direzione. È uno spartiacque nella nostra storia”.
La Gran Bretagna si avvia a lasciare l’Ue “secondo la volontà del popolo“, ha voluto sottolineare May, in un discorso interrotto più volte dalle proteste di alcuni membri della Camera dei Comuni. “I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit – ha aggiunto la premier – un’opportunità per il Regno di essere più forte, più equo, più unito e diventare un grande Paese globale”. “Non faremo parte del mercato unico“, ha poi confermato sostenendo che si tratta di una opzione “incompatibile con la volontà popolare” manifestata nel referendum. “L’Ue ci ha detto che non possiamo scegliere e noi rispettiamo questo approccio”, ha spiegato May. Poi ha detto paradossalmente: “Ora più che mai il mondo ha bisogno dei valori democratici dell’Europa”.
Il discorso di May è stato caratterizzato dall’entusiasmo: “Ci avviciniamo a questo negoziato con rispetto e spirito di collaborazione sincera”. Aggiungendo che si tratta di “un compito molto arduo, potremmo guardare altrove oppure guardare con speranza e ottimismo credendo nella forza inarrestabile del carattere del popolo britannico. Credo avremo un futuro roseo” .”Sono convinta che abbiamo un progetto chiaro”, ha aggiunto, sottolineando che è “compito di questa generazione forgiare un futuro più roseo per il Paese”, “più coeso e aperto agli altri”.
Nonostante il divorzio sia nero su bianco, Philip Hammond apre uno spiraglio al compromesso con l’Ue. Il Cancelliere dello Scacchiere britannico, in una intervista alla Bbc, poco prima dell’annuncio ufficiale della premier Theresa May per avviare la Brexit, sostiene che Londra non vuole “scegliere a piacimento” cosa mantenere e cosa rifiutare nelle trattative con l’Europa. Per Hammond si va infatti nella direzione indicata molto chiaramente ai partner Ue dal piano della May, che prevede l’uscita del Regno dal mercato unico e la fine dell’adesione come membro a pieno titolo all’unione doganale.
Chiaramente non sono mancate le critiche. “Il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra a oggi”, lo definisce invece lord Michael Heseltine, ex vicepremier ed ex ministro della Difesa conservatore, uno dei pochi Tories che hanno avuto il coraggio di opporsi alla Brexit.
Il Parlamento europeo “richiede il giusto trattamento dei cittadini dei 27 Paesi dell’Ue che risiedono nel Regno Unito e di quelli britannici negli Stati Ue ed è dell’opinione che nel negoziato si debba dare piena priorità ai loro rispettivi interessi”. Così la bozza di risoluzione che il Parlamento europeo discuterà mercoledì prossimo in plenaria a Strasburgo, e che oggi sarà sul tavolo alla riunione dei leader dei gruppi politici.
“Quando si fa un divorzio fra due genitori si va dall’avvocato e la prima cosa che si negozia sono i soldi e sono i figli: i figli sono i cittadini, i nostri concittadini, e anche i cittadini del Regno Unito”, ha detto il Capogruppo dell’S&D al Parlamento Europeo Gianni Pittella. Sui “soldi”, l’europarlamentare non ha commentato la cifra circolata finora di un conto da 60 miliardi di euro per Londra, limitandosi a dire: “adesso vedremo quanto sarà. Il conto sarà fatto e quello che si deve si deve pagare, altrimenti si è morosi”. E poi, ha proseguito, i diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito e anche quelli dei britannici che vivono in Italia e negli altri Paesi europei, “devono essere garantiti. Fino al divorzio e dopo il divorzio”. Quindi bisogna “garantire che i 600mila italiani che stanno nel Regno Unito possano avere i diritti sociali, la protezione sociale, le pensioni, il ricongiungimento familiare, i diritti all’assistenza sanitaria: per noi non deve cambiare nulla, assolutamente”. Gli europei devono “ottenere una Brexit ‘light, fair'”, ovvero una Brexit che consenta al “Regno Unito di essere Paese terzo ma di poter garantire i diritti dei cittadini, il mantenimento di un rapporto commerciale con l’accesso al mercato europeo e d’altra parte garantire la libera circolazione delle persone, questo è un ‘fair Brexit'”. Se invece “la May vuole fare la prova muscolare e diventa il cavallo di Troia di Trump in Europa, faccia pure ma non farà gli interessi dei suoi cittadini”. Finora, ha concluso Pittella, la May sta gestendo questo inizio di Brexit in “maniera disastrosa”.
La vera incognita sul negoziato riguarda infatti i cittadini europei residenti in Gran Bretagna. Infatti il governo di Madrid ha deciso oggi l’apertura di uno ‘sportello Brexit’ presso l’ambasciata di Spagna a Londra per aiutare le decine di migliaia di spagnoli che vivono nel Regno Unito ad affrontare i problemi che susciterà il divorzio inglese dall’Ue.
Nel frattempo però a risentirne è lo stesso Regno Unito: la sterlina perde terreno contro tutte le principali valute nel giorno dell’avvio formale dei negoziati per la Brexit, mentre crescono i timori per un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia. La moneta britannica cede lo 0,3% a 1,2407 dollari, dopo essere scivolata fin sotto la soglia 1,24 dollari a quota 1,2380. Nel cross con l’euro la sterlina perde lo 0,1% a 86,9 pence per euro. “Al Regno Unito l’uscita costerà
molto in termini economici ma anche politici”. Così il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli in un forum dell’ANSA. A suo parere la necessità per l’Ue è “rafforzare l’unità e mettere al primo posto l’interesse dei cittadini”. Secondo Sassoli, la linea rossa da non superare nel negoziato sarà quella dell’inscindibilità “delle quattro libertà” ma da mettere sul tavolo c’è anche il tema che “il Regno Unito è debitore per 60 miliardi verso l’Unione europea”.

ARTICOLO 50 e i passaggi del ‘divorzio’
– Ecco cosa prevede l’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea.

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.

– Ecco i passaggi temporali del negoziato.

– Entro 31/3/2017: ai 27 governi Ue verrà inviata la bozza delle cosiddette ‘linee guida’. In particolare verrà chiarito se la Ue accetterà di aprire in parallelo la trattativa per la relazione futura col Regno Unito.
– 29 aprile 2017: Consiglio straordinario a 27 per la definizione delle ‘linee guida’.
– maggio 2017: Commissione pubblica la raccomandazione per il capo negoziatore Michel Barnier.
– tra maggio e giugno 2017: avvio dei negoziati tecnici ufficiali, in questa fase sarà discusso anche l’ammontare del ‘debito residuo’ che la Gran Bretagna dovrà pagare per rispettare gli impegni presi verso il bilancio europeo.
– autunno 2017: governo Londra presenta la legge (Great Repeal Bill) che annullerà l’atto del 1972 (European Communities Act) che sanciva l’incorporazione della legislazione europea in quella britannica.
– entro ottobre 2018: Barnier ha previsto la conclusione del negoziato, per permettere le procedure di ratifica.
– entro 29 marzo 2019: Parlamento britannico approva l’accordo ed il Great Repeal Bill. Il Consiglio Ue a 27 approva a maggioranza qualificata.

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